Catalogo dei MILLENNIAL #41 Amanda Knox. La tua enciclopedia dei millennial

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15 Giugno 2019
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Chi è Amanda Knox, assassina o vittima? La verità negli occhi di chi guarda

NOME Amanda Knox
LUOGO NASCITA Seattle (Usa)
DATA NASCITA 9 luglio 1987
SETTORE Crimine
NAZIONALITÀ Statunitense
MILLENNIAL FACTOR Iperconnessa, Globale

Chi è

Per molti Amanda Knox è e sarà per sempre la studentessa americana che a Perugia uccise la sua coinquilina inglese. È una condanna senza possibilità di appello. E poco importa che il 27 marzo 2015 un giudice l’abbia assolta definitivamente dall’accusa di omicidio in concorso di Meredith Kercher. Nell’immaginario di molti, la ragazza di Seattle libera e innocente non lo sarà mai.

Nella vita di chiunque esiste uno spartiacque fondamentale, in seguito al quale si può parlare di un prima o di un dopo. Un discorso molto personale che può essere legato a tante cose: una morte, una nascita, un matrimonio, una separazione. In pochi, però, possono affermare che questo spartiacque sia un omicidio per il quale ti hanno arrestato, incarcerato, condannato e alla fine, dopo quattro anni di prigione, assolto. La Knox può e basta questo per rendere la storia di questa millennial singolare.

Nata da una famiglia normalissima negli States, Amanda un giorno viaggia in Italia e se ne innamora. Tanto che dopo gli studi umanistici negli Usa si trasferisce a Perugia per continuare l’università. Nella sua abitazione condivisa con altre tre studentesse in via Della Pergola 7, la sera del primo novembre 2007, lo spartiacque della sua vita si materializza con i connotati di un giallo. Ironia della sorte per lei, lettrice compulsiva di ogni genere letterario. Aveva solo 20 anni.

Le indagini su Amanda Knox e i processi

Dopo alcuni giorni, gli investigatori stringono il cerchio proprio su Amanda e il suo fidanzato dell’epoca, Raffaele Sollecito. Le prime dichiarazioni della coppia non sono il massimo della linearità, colpa della marijuana fumata durante quella famosa sera.

Durante gli interrogatori, molto criticati perché – pare – non eseguiti a regola d’arte, la Knox prima dice di essere stata fuori casa. Poi in casa. Poi fuori. A un certo punto chiama in causa uno che non c’entrava nulla con l’omicidio: Patrick Dija Lumumba, proprietario del locale dove la studentessa lavorava. L’uomo ha un alibi di ferro tanto che Amada verrà condannata per calunnia.

«Tutti mi urlavano e dicevano che mi avrebbero messo in prigione. Come potevano essere sicuri che io sapessi tutto? Nella mia confusione – dirà in seguito – ero quasi convinta di aver incontrato Patrick. Sotto pressione ho immaginato tante cose diverse, la polizia mi ha suggerito di dire che Meredith era stata violentata, per farmelo dire mi hanno picchiata; sono stata picchiata due volte per farmi dire un nome che io non potevo dare».

Alcune impronte sulle macchie di sangue porteranno poi all’arresto di un giovane pregiudicato: Rudy Guede, l’unico – anche se è accusato in concorso – condannato per l’omicidio. Amanda, più di Raffaele, finisce nel tritacarne mediatico, dividendo l’opinione pubblica: veniva dipinta come una sorta di donna fatale. E il mondo si spacca tra colpevolisti e innocentisti.

L’attenzione è tanta e le critiche contro la magistratura italiana è notevole, soprattutto dagli Usa. Dopo una condanna in primo grado, nel 2011 arriva la prima assoluzione in appello, Amanda viene scarcerata e vola subito a casa. Salvo l’annullamento della sentenza d’appello nel 2013, stavolta senza detenzione, e infine l’assoluzione definitiva della Cassazione.

Giuliano Mignini, il magistrato che nel 2007 indagò sull’omicidio, ha recentemetne dichiarato al mensile Nuova Cronaca, che la Cassazione «è entrata nel merito senza poterlo fare. E comunque anche quest’ultima sentenza colloca Amanda e Raffaele sulla scena del crimine». E Guede, ricorda il pm «di fatto accusò Amanda e Raffaele. Però lo fece in termini opinabili. Come fosse una sua opinione».

L’omicidio di Meredith e il processo di questa millennial diventata suo malgrado famosa – citati in libri, film, documentari, canzoni e pettegolezzi – agli occhi di chi ha seguito la storia non avranno mai una verità assoluta.

Amanda Knox, oggi freelance attiva sui social e spesso invitata a parlare del suo incredibile spartiacque – come in occasione del Festival della giustizia penale di Modena – resterà per sempre colpevole e innocente. Vittima e assassina, non importa: la verità andrà cercata solo negli occhi di chi l’osserva. È questa la sua condanna.

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