Catalogo dei MILLENNIAL #76: Kim Jong-un. La tua enciclopedia dei millennial

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23 Aprile 2020
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Chi è Kim Jong-un, il dittatore millenial dal look immortale

NOME Kim Jong-un
LUOGO NASCITA Pyongyang (Corea del Nord)
DATA NASCITA 8 gennaio 1982
SETTORE Politica
NAZIONALITÀ Nordcoreano
MILLENNIAL FACTOR Impaziente, Coccolone, Determinato

Chi è

Rasati ai lati e dietro. In cima gellati o liberi di formare un doppio ciuffo foltissimo, azzannato da una cesoia sulle punte. Una bomba. Fuorilegge. E unica. Perché purtroppo l’acconciatura alla Kim non ha trovato seguaci in Occidente. Né manco, a onor del vero, in Oriente. Eppure resta la cosa più cazzuta di Kim Jong-un, il dittatore millennial della Corea Del Nord.

Il taglio alla Kim sulla testa di un Ronaldo o di Maluma qualsiasi sarebbe diventato di certo una bomba d’esportazione. Improbabile e denuclearizzata. E invece no. Sulla testa del figlio del Caro Leader, rinominato fin dalla sua ascesa al potere ‘Brillante Compagno’, quel taglio è rimasto soltanto l’espressione estetica più bizzarra dello Stato più chiuso e meno globalizzato della Terra.

Un Paese che di fatto è l’impersonificazione del suo leader. Apparentemente timido, come testimoniano i compagni della scuola svizzera che accolse Kim da ragazzino, ma con un ego da nutrite a qualsiasi costo. Una missione non difficile per uno che ha ereditato la fedeltà di un esercito, di un partito e di una Nazione.

Sarà per quello che fin dal suo insediamento è stato un crescendo di picchi di tensione con i cugini del Sud, con i vicini giapponesi e con i lontani statunitensi. Lontani ma non tanto da non poter essere raggiunti dai missili del machiavellico Kim. Che per non far dormire sonni tranquilli a nessuno, nel tempo si è divertito a mostrare i muscoli con i suoi test missilistici e gli annunci di armi atomiche e bombe all’idrogeno. Prima di dare il via a una serie di dialoghi di distensione, ma disorientanti, con Trump e con la Corea del Sud.

Le foto e i video di Kim circondato da membri del partito o da militari con il taccuino e la penna in mano sono una cartolina meravigliosa di quel che accade attorno alla sua voluminosa figura. In fondo, però, del capo supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea si sa veramente poco. Sì, nel nome ufficiale della sua carica convivono le parole ‘supremo’ e ‘democratica’.

Come i suoi fratelli, venne mandato a studiare in Europa sotto falsa identità. Nella corsa al potere scavalcò tutti i suoi avversari perché il padre, Kim Jong-il vedeva in lui l’uomo forte al quale affidare il giocattolo che a sua volta aveva ereditato da nonno Kim Il-sung. Quel Kim fondatore della patria a cui i nordcoreani hanno affibbiato l’impercettibile appellativo di ‘Presidente eterno’.

Una presenza che aleggia pesante come un gigante sulla storia della Nazione e su quella del nipote stesso. Basti pensare che dopo il ritorno in patria dall’Europa, Kim studiò all’Università di Pyongyang intitolata al nonno.

Nel suo primo discorso ufficiale nel 2012, Kim Jong-un disse ai suoi: «Insieme andiamo verso la vittoria finale». Come se ci fosse stata in atto una qualche battaglia da portare a termine. Magari una partita dell’Nba, di cui è notoriamente un patito, o una guerra mondiale sui videogame, altra sua passione.

Una cosa è chiara, questo ‘Grande uomo nato dal paradiso’, altro appellativo soft, prima ancora di essere dittatore, è schiavo dei vizi e delle contraddizioni della sua generazione. Avido di potere e impaziente ma anche coccolone e attaccato alla famiglia: in perfetta simbiosi.

Come parrebbe dimostrare la sua relazione con la cantante Ri Sol-ju, dalla quale ha avuto diverse figlie e con la quale sembra condurre un’esistenza fedele. Una virata totale rispetto al padre, uno abituato a cambiare compagna senza problemi tanto da non aver mai avuto una vera e propria ‘first lady’.

Un amore per la famiglia che non ammette errori. Così, nelle sue regolari purghe politiche ci sono andati di mezzo lo zio Chang Sung-taek, fucilato per tradimento, e probabilmente anche il fratello Kim Jong-nam, avvelenato misteriosamente in Malesia. Nulla di strano per un Paese noto per la violazione dei diritti umani.

Ora che si rincorrono le voci di un suo stato di salute assai precario, pare dopo un intervento a cuore aperto, si fa il nome della sorella Kim Yo-jong come possibile erede di quel potere ingombrante.

Voci di un pericolo di vita imminente smentite puntualmente, anche se il sovrappeso di Kim, le sigarette, le bevute, il diabete e l’ipertensione sono un brutto campanello di allarme. Ma chissà, forse Kim Jong-un è morto davvero, oppure non morirà mai. Magari le sue galoppate sul cavallo bianco nei sentieri del monte sacro di Paektu non servivano ad altro che a renderlo immortale. Eterno, non come la buonanima di suo nonno ma come il suo look.

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