Catalogo dei MILLENNIAL #4: Paola Egonu. La tua enciclopedia dei millennial

22 ottobre 2018
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Chi è Paola Egonu, la stella del volley italiano

NOME Paola Egonu
LUOGO NASCITA Cittadella (Padova)
DATA NASCITA 18 dicembre 1998
SETTORE Sport
NAZIONALITÀ Italiana
MILLENNIAL FACTOR Globale, ambiziosa

Chi è

Una favola con tanto di lupo cattivo e lieto fine. Si potrebbero tradurre così i quasi 20 anni di vita di Paola Egonu, la millennial quasi centennial che ha trascinato l’Italvolley durante i mondiali giapponesi, diventando la beniamina di mezzo Belpaese. E proprio in quell’altro ‘mezzo’ – che nella realtà dei fatti per fortuna è di molto inferiore – che sta il cattivo della fiaba.

Colpa dell’idea sottesa e diffusa che per essere italiani si debba venire al mondo da genitori italiani e che non basti una vita vissuta nella Penisola. Così come neppure l’aver portato la bandiera tricolore in alto per il mondo. Ma per fortuna, Paola Egonu, figlia di genitori nigeriani, è italianissima da sempre, anche se la cittadinanza ufficiale l’ha ottenuta solo a 14 anni, quando anche papà Ambi è riuscito a conquistarla.

Un concentrato di atletismo, potenza e valori costantemente insidiato, più che dalle fatiche del suo lavoro, per il quale ha un talento innato, da quel clima pesante, che a volte diventa razzismo. Come quando la guardano in modo diverso per il suo colore di pelle. La risposta di Paola, nata a Cittadella, è semplice: «Sogno di fare l’avvocato, soffro molto le ingiustizie che ci sono oggi tra le persone comuni. Vorrei sempre ricordarmi da dove sono partita e quali sono le mie battaglie», ha detto in un’intervista.

Ora che la sua famiglia vive a Manchester, la schiacciatrice da record, abituata a vincere fin dalle categorie inferiori, è rimasta in quella che considera la sua casa. Anche se il suo spirito globale non le impedisce di sentirsi pure nigeriana. «Una cosa non esclude l’altra: quello che mi dà fastidio è la discriminazione da parte delle persone potenti», ha detto a proposito la giovane col fisico da top model.

La campionessa – che gioca solo da quando era 12enne – da buona (post) millennial si definisce secchiona e pigra. Indecisioni e contraddizioni tipiche di una generazione che svaniscono quando con il suo metro e novanta di altezza scende in campo: quel rettangolo annulla ogni imperfezione e per i lupi cattivi della sua bellissima favola non c’è scampo.

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