Singita

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Nome figo, già. Ma che vor dì?, chiederete voi. Vuol dire “miracolo”, in lingua swahili. Voilà. Perché al Singita i piedi stanno affondati nella sabbia adriatica, ma la mente vaga in alto, nel cielo, o meglio, nel Nirvana. Tanto legno, tanta paglia e letti a baldacchino indonesiani. Performance di trampolieri, mangiafuoco, danzatrici e acrobati.

Boutique con prodotti di artigiani marocchini, di sarte balinesi, indiane e thailandesi. Quando il sole si tuffa nel mare viene suonato il gong: qui il tramonto è un rito. E poi, ancora, musica chill out e profumi esotici e cocktail da tutto il mondo fanno di questa spiaggia un’autentica pacchia polisensoriale.

Forse definirlo miracolo è vagamente blasfemo ma, se non avete abbastanza soldi o tempo per passare l’estate in un atollo polinesiano, questa è un’ottima alternativa.

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