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A difesa dei ragazzi in coda per le Nike Dunk Low

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21 Gennaio 2021
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Più che animali sociali, siamo animali da coda. È abbastanza evidente che l’essere umano ami stare in fila: uno dietro l’altro o a imbuto, poco importa. Per l’umanità, il concetto che porta gratificazione, è la coda stessa. L’attesa in compagnia per qualcosa che arriverà.

C’è, quindi, poco da stupirsi e gridare allo scandalo se un gruppo di sbarbati pieni di futuro – ma non erano i soli – si mettono ad aspettare fuori dal negozio al centro commerciale per comprare l’ultimo modello delle loro scarpe del cuore, che in questo caso sono le Nike Dunk Low.

 

Un episodio avvenuto a Roma, città attualmente in zona arancione dove gli store possono aprire, ma che succede in ogni angolo del pianeta. Di continuo. Pandemia o non pandemia. E per qualsiasi tipo di ‘prodotto ricompensa’.

Solo per citare alcuni dei casi balzati alle cronache negli ultimi tempi, basti pensare a gli sciatori in coda davanti agli impianti di risalita in piena espansione virale o alla ressa nei supermercati della Lidl per arraffare le scarpe brandizzate a 12,99 euro.

Iphone, Ikea, pollo fritto, panini caldi, dolci, gelati, spettacoli, concerti: l’elenco delle cose che ci fanno fare la coda potrebbe essere veramente lunghissimo. Siamo riusciti a stare in coda anche in cima ai quasi 9mila metri del monte Everest.

Insomma, c’è veramente poco da lamentarsi se qualcuno vuole fare la fila dall’alba davanti a Euroma2 per poi continuare a farla davanti alla saracinesca del negozio. Assembrandosi e quindi rischiando contagi covid e multe salate.

 

Come dire? Saranno un po’ mazzi loro se per quelle scarpe della Nike che aspettavano da tempo sono disposti a tanto. Sono esseri umani, il vero piacere non sono neppure le Nike Dunk Low, ma la coda stessa. L’attesa condivisa, sudata, e alitata.

Foto e video di Welcometofavelas

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