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Il divorzio improvviso tra Gucci e Alessandro Michele

4 Dicembre 2022
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Ogni storia ha un inizio e, inevitabilmente, una fine. L’addio di Alessandro Michele come direttore creativo della maison sancisce la fine di una storia d’amore durata sette anni.

Arrivato nel 2015 dopo il licenziamento in tronco di Patrizio di Marco e Frida Giannini, Alessandro Michele è stato capace di sorprendere con la sua prima sfilata creata da zero in meno di dieci giorni. La collezione FW 2015, presentata il 19 gennaio dello stesso anno, lasciò tutti a bocca aperta e segnò l’inizio di una nuova era per Gucci.

Gli albori

Alessandro Michele, seppur sconosciuto al grande pubblico fino a quel momento, lavorava per Gucci dal 2002. Iniziò come disegnatore di accessori, passando rapidamente al ruolo di stretto collaboratore di Frida Giannini, l’allora creative director, per poi finire a disegnare l’intera collezione donna. Dopo la lunga gavetta, dal 2015 a oggi, Alessandro Michele è riuscito, sfilata dopo sfilata, a conquistare i cuori di tutto il settore moda.

Il linguaggio di Alessandro Michele

Le immagini memorabili create da Alessandro Michele in questi anni hanno profondamente rivoluzionato il linguaggio della moda. Con l’esaltazione della diversità, il punto cardine della sua poetica, ci ha insegnato che ognuno è ciò che ci sente, senza alcun limite o genere predefinito. Un forte messaggio che Alessandro Michele è riuscito a trasmettere al mondo intero, in maniera elegante e sempre suggestiva.

«Con Alessandro Michele, Gucci non propone solo abiti, borse e oggetti, ma vende una sensibilità: eccentrica, eclettica, inclusiva»

Queste le parole del New York Times  in un articolo nei confronti del creative director romano.

Il capitalismo della moda

Se da una parte la moda comunica e si fa portavoce di messaggi e cause importanti, dall’altra rimane una forte macchina da guerra e il gruppo Kering lo sa bene. Come scritto dallo stesso Alessandro Michele nel suo post d’addio su Instagram «Ci sono momenti in cui le strade si separano in ragione delle differenti prospettive che ciascuno di noi può avere». La prospettiva del gruppo Kering e più in generale del mercato riguarda la crescita. Seppur i primi anni di Alessandro Michele han visto un 35% di crescita annua, portando il fatturato di Gucci oltre i dieci miliardi, negli ultimi anni la crescita non è stata convincente.

La fine di un’era

Il mancato raggiungimento dell’obiettivo dei quindici miliardi di fatturato ha sicuramente influito nella fine del rapporto tra la maison e Alessandro, che in precedenza si era già visto portar via la direzione creativa della collezione di vendita del brand per motivi commerciali. Il dipartimento di merchandise di Gucci negli ultimi tempi era infatti concentrato esclusivamente alla questione vendite, seguendo rigide leggi di marketing.

E si chiude così l’era Gucci-Alessandro Michele, un’era che è stata capace di far riaffiorare quella sensazione di fidelity e vicinanza con il brand tipica degli anni ’90. Una fine che lascia tanta amarezza ma altrettanti bei ricordi, che difficilmente potranno essere dimenticati.

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