fbpx

Schiaparelli 2023 racconta l’Inferno di Dante: perché è polemica

26 Gennaio 2023
1267 Visualizzazioni

L’Inferno di Dante negli abiti Schiaparelli 2023: il significato dietro la sfilata

Perché Schiaparelli ha portato in passerella teste di animali finti? Questa è forse una delle domande più gettonate del momento. Non si parla d’altro: nonostante il tripudio di abiti, le incredibili lavorazioni e i dettagli in perfetto stile Schiap, il pubblico si è concentrato solo ed esclusivamente sugli abiti con teste di animali… finti, ovviamente.

Che la moda nel 2023 non sia solo modelle e vestiti ormai è assodato. Le sfilate sono vere e proprie performance d’arte, dove la passerella diventa il palcoscenico su cui il designer costruisce la sua nuova storia.

Daniel Roseberry, direttore creativo di Schiaparelli dal 2019, questo lo sa bene: la sua Haute Couture primavera-estate 2023 ha aperto la Paris Fashion Week con un’importante citazione all’Inferno della Commedia di Dante Alighieri. La selva oscura si sposta a Parigi, più precisamente al Petit Palais in cui poesia e tradizione si sono uniti in uno spettacolo sensazionale non esente da critiche.

L’intento di Roseberry? Raccontare l’Inferno dantesco attraverso i suoi simboli e i suoi significati allegorici, ma rimanendo pienamente fedele allo stile del brand, sempre impeccabile a livello sartoriale.

«C’è questa idea che per arrivare in paradiso devi attraversare l’inferno. Dante arriva all’inferno nel bel mezzo della sua vita e mi è piaciuto che tutti gli animali che vi si trovano simboleggino ciascuno un vizio diverso» spiega Roseberry, ancora ignaro delle polemiche che da lì a poco sarebbero arrivate.

La lonza è la prima fiera Schiaparelli a entrare

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,

una lonza leggera e presta molto,

che di pel macolato era coverta;

e non mi si partia dinanzi al volto,

anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,

ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.

La lonza: è lei la prima fiera pronta a ostacolare il viaggio di Dante. Il sommo poeta non fa in tempo a iniziare il suo cammino che la snella fiera gli si piazza davanti, mettendo a dura prova il suo viaggio verso il Paradiso. La lonza parigina, decisamente meno pericolosa ma altrettanto fiera, ha il volto di Shalom Harlow, supermodella classe 1973 di grandissimo successo. Molti vedono nella lonza una lince, molti una pantera, ma a prescindere dalle sue caratteristiche fisiche, ciò che la lonza tradizionalmente simboleggia è il vizio della lussuria. E così la meravigliosa Shalom Harlow in passerella diventa un raro leopardo bianco delle nevi, con addosso un tubino senza spalline total animalier. Le fauci della lonza/leopardo sono spalancate e le iridi sono azzurre cielo: la somiglianza del felino di resina con la versione reale è impressionante, ma si tratta di una creazione fatta a mano, proprio come tutte le altre. Lana, seta, pittura handmade e resina iperrealista: il lavoro di Schiaparelli lascia sempre senza fiato.

Irina Shayk è la seconda fiera Schiaparelli: leone e superbia

[…] sì ch’a bene sperar m’era cagione

di quella fiera a la gaetta pelle                                   

l’ora del tempo e la dolce stagione;

ma non sì che paura non mi desse

la vista che m’apparve d’un leone.                                

Questi parea che contra me venisse

con la test’alta e con rabbiosa fame,

sì che parea che l’aere ne tremesse. 

Continuano gli ostacoli per il viaggio di Dante: dopo la lonza è il turno del leone, ma nonostante il suo atteggiamento al contempo maestoso e aggressivo, non sembra minacciare particolarmente il poeta. Con la sua criniera voluminosa e le sue fauci spalancate, il leone rappresenta il vizio della superbia, portata in passerella da un’austera Irina Shayk: sul vestito di velluto nero è stata applicata una gigantesca testa di leone in resina. Inutile dire che, tra tutte, la testa di leone è stata quella nettamente più discussa e criticata, complice la somiglianza con l’animale reale e l’idea malsana di caccia ai predatori: vi dicono niente le tipiche foto trofeo della caccia illegale?

La terza fiera dantesca: Naomi Campbell è la lupa

Ed una lupa, che di tutte brame

sembiava carca ne la sua magrezza,

e molte genti fé già viver grame,                                    

questa mi porse tanto di gravezza

con la paura ch’uscia di sua vista,

ch’io perdei la speranza de l’altezza.                            

E qual è quei che volentieri acquista,

e giugne ’l tempo che perder lo face,

che ’n tutti i suoi pensier piange e s’attrista,              

tal mi fece la bestia sanza pace,

che venendomi ’ncontro a poco a poco

mi ripigneva là dove ’l sol tace. 

Benché compaia per terza e non abbia né l’agilità della lonza, né la potenza del leone, è la lupa a costituire per il poeta l’ostacolo maggiore. Non a caso Dante le dedica molti più versi e, come scrive alla fine, è costretto a retrocedere. Non solo: la lupa, nella sua magrezza, affamata e insaziabile, toglie al sommo poeta la speranza di riprendere a salire, facendolo piombare nella più totale disperazione. Simbolicamente parlando, la lupa rappresenta un altro grave peccato per l’uomo, ossia l’avarizia (avidità).

È proprio la regina delle top model a rappresentare la terza fiera dell’Inferno. Naomi Campbell sfila con addosso un cappotto di cotone in finta pelliccia e una testa di lupo in resina nera sulla spalla sinistra.

Lussuria, superbia e avarizia si uniscono all’interno della collezione Inferno firmata Schiaparelli.

Perché è polemica contro gli animali haute couture di Schiaparelli 2023?

«Inneggi alla violenza sugli animali e alla caccia illegale» si legge sotto il post di Chiara Ferragni dove si mostra insieme all’influencer Kylie Jenner e la sua testa di leone. Il pubblico dei social media ha un’idea ben precisa: Daniel Roseberry avrebbe portato in passerella un messaggio sbagliato, che inneggia alla caccia e urta la sensibilità di molte persone.

L’immagine saltata alla mente dai più vedendo quegli animali finti è quella delle inquietanti fotografie in cui i cacciatori posano fieri accanto al loro “trofeo” appena ucciso. Tuttavia, c’è chi la pensa in modo diametralmente opposto e non è una persona a caso. Si tratta infatti di Ingrid Newkirk, presidente di Peta (organizzazione dei diritti degli animali), che dichiara le creazioni haute couture di Schiap «favolosamente innovative»… e se lo dice lei. Newkirk con un paio di parole ribalta la visione comune e prende una posizione ben precisa nei confronti della rappresentazione: a volte basta cambiare la prospettiva con cui si guarda il mondo, no? La presidente di Peta vede nelle tre fiere la celebrazione degli animali selvatici e non l’elogio al massacro di cui spesso sono vittime.

Il mondo animalesco by Schiaparelli: c’è sempre un perché

Le critiche arrivano nel 2023, ma il mondo Schiaparelli si “diverte” a giocare con la realtà animale da sempre. Pappagalli, corna di antilope e altri volatili: Daniel Roseberry dal 2019 continua a fare valere le radici surrealiste del brand reinventando, costruendo e dando prova di una grande intelligenza creativa, benché se ne dica. La storia del brand vive di arte e di passione dalla sua nascita: Elsa Schiaparelli, la fondatrice, ha lavorato a stretto contatto con i più importanti artisti dell’epoca, come Salvador Dalì, Man Ray, Picasso e Duchamp. La storia del brand deriva dall’anima di Mrs. Schiaparelli, una donna che ha visto nell’arte e nella moda un’unica anima.

La polemica per la collezione Schiaparelli 2023 ha travolto il brand e le persone a esso vicine: la moda è scomoda, la moda è anche politica, ma in questo caso l’intento non era né quello di offendere, né tantomeno quello di invitare alla caccia illegale. Resta la divina maestria sartoriale, resta l’eleganza, resta la perfezione dietro ogni minimo particolare: Roseberry, cheteddevodì, chapeau.

Leggi anche: