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5 motivi per sbarcare con il proprio brand su TikTok

21 Settembre 2022
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TikTok è il social del momento. Sicuramente lo conosciamo quasi tutti, anche se non tutti lo utilizziamo. Ma oltre a farci venire il “dito del tennista” con lo scrolling infinito del Feed ascoltando quelle ossessive e ripetitive musichette di sottofondo, ci chiediamo: se si ha un brand conviene sbarcare su questa piattaforma? Ecco cinque buoni motivi per pensare davvero al tuo brand su TikTok.

1. TikTok influenza pesantemente il mondo del lavoro: l’esempio del “quiet quitting”

Se ne parla oramai da settimane. La nuova tendenza che spopola tra la Gen Z che si approccia al mondo del lavoro è il cosiddetto quiet quitting. Si tratta di un fenomeno virale, nato proprio su TikTok e, per la precisione, grazie a un video popolarissimo fatto da Zaid Khan, un giovane ingegnere statunitense. In poche parole, si parla di capovolgere il dogma del lavoro e della produzione a tutti i costi in favore di una sorta di “minimo sindacale” dietro la scrivania e una maggiore attenzione al proprio benessere e tempo libero. Inutile chiederci il perché: esiste una giovane generazione che non vuole fare la fine dei poveri Millennial e che vede il futuro come un’autodeterminazione più personale che lavorativa.

Cosa c’entra questo con il tuo brand su TikTok? Semplice: dimostra la pesante influenza di questa piattaforma sul mondo del lavoro e sulle sue dinamiche, con un semplice hashtag che si ripercuote concretamente nella vita di milioni di persone. Quale esempio migliore della sua importanza?

2. TikTok è il Google della Gen Z

Recenti studi interni a Google hanno dimostrato come il celebre motore di ricerca stia perdendo un po’ il suo smalto. In particolare, la Gen Z dimostra una spiccata tendenza a preferire TikTok per la ricerca di informazioni al colosso di Mountain View. Si parla, per citare le parole di Prabhakar Raghavan, dirigente di Google, di un 40% di giovani statunitensi che cercano informazioni primariamente su TikTok (e in parte Instagram) invece che su Google.

Una tendenza temporanea o un’evoluzione progressiva? Il fatto è che se vuoi puntare, con il tuo brand, a intercettare i consumatori di domani (e in parte già di oggi), ti conviene guardare avanti. D’altronde, chi avrebbe scommesso su Google nel 2000?

3. I “vecchi social” arrancano

Inutile girarci attorno: l’epoca d’oro di Facebook è finita. Nonostante un predominio decennale e una quota di mercato ancora incredibile, il modello di social “classico” si sta deteriorando sempre di più. Al netto degli scandali per la compravendita di informazioni personali e i nebulosi annunci verso un ancora più nebuloso Metaverso, i social del gruppo Meta (e non solo) arrancano. Un esempio su tutti? Instagram ha annunciato che depotenzierà il suo shop in favore di una versione “meno personalizzabile”, dopo averlo inaugurato in pompa magna pochi anni fa. Il mercato dei Reels non decolla e tutto quello che le menti pensanti di Menlo Park riescono a concepire è cercare di inseguire TikTok copiandone, più o meno bene, le funzioni. 

Se quindi il tuo brand non ha ancora una presenza social, o è presente su quelli tradizionali, valuta di cambiare aria prima che l’usato sicuro diventi… defunto.

4. TikTok è sinonimo di intrattenimento (e quindi guadagni)

I social puntano il loro modello di business sulla presenza degli utenti. Più ore passate su una piattaforma significano più contenuti presentati e più possibilità di guadagno. Cosa succede però se la gente si stanca? Semplice: cambia aria. Se il modello di Facebook è sempre stato quello di “vedere quello che fa il tuo amico”, il modello di intrattenimento di TikTok è quello di “vedere e basta”. E se il modello ha successo, comincia a cambiare le regole del gioco. Un esempio? In Italia, secondo una ricerca di Engaging with Music di IFPI, metà dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni utilizza TikTok per più di un’ora al giorno per ascoltare musica e guardare brevi video. Il 73% di coloro che lo usano ha confermato di aver scoperto nuova musica e il 50%, dopo aver ascoltato un brano su TikTok, è andato a cercare altra musica dello stesso artista su Spotify. Numeri impressionanti, che spingono le case discografiche ad adattare il loro business a questa nuova utenza, abbandonando le vecchie logiche (e le vecchie piattaforme) di promozione dei propri prodotti.

Un infinito flusso di contenuti di persone sconosciute, che però ha il pregio di incollare l’utente allo schermo molto più di prima. Indovina quindi cosa succede? Spoiler: rileggi la prima frase di questo punto.

5. Se ne stanno accorgendo persino i politici italiani

Siamo in (stanco) clima elettorale e la battaglia politica si gioca, ovviamente, anche sui social. La novità di quest’anno, però, è lo sbarco massiccio dei principali politici su TikTok, con alterne (e anche grottesche) figure. Cosa ci dice questo? Che la politica italiana, sempre attenta a rimanere distante dai bisogni della popolazione, ha intuito l’importanza di TikTok e il potenziale peso elettorale come punto di riferimento di generazioni come la Gen Z. Se ci sono arrivati loro, significa che con il tuo brand devi sbarcarci pure tu.

Detto tutto questo, non si può consigliare a prescindere la presenza di un brand su TikTok. A seconda delle dimensioni dell’azienda e della tipologia di prodotto, l’utilizzo di un social, anche se sulla cresta dell’onda, può avere effetti positivi, ma anche negativi. Il consiglio è lo stesso che si dà a chi deve investire: affidarsi ad un professionista qualificato per comprendere appieno i propri obiettivi e le proprie esigenze, valutando se sbarcare con il proprio brand su TikTok. Un mercato dinamico e ricco di potenziali occasioni, ma non privo di rischi.