Dipendenza da cellulare: perché i 20enni odiano i genitori attaccati allo smartphone
Come i ragazzini dei ’90 che sgridavano i papà fumatori, i GenZer trovano patetici i genitori affetti da dipendenza da cellulare e dal touch screen
L’attivissimo Pew Research Center ha pubblicato un rapporto su dipendenza da cellulare e in particolare sul tempo passato allo schermo di smartphone, ipad ecc. Ebbene, il 54% dei GenZer adolescenti (13-17 anni) sta elaborando una singolare preoccupazione: la paura di passare troppo tempo con gli occhi incollati allo schermo.
Il tema angoscia le famiglie da un pezzo: due terzi dei genitori sentono che nel troppo tempo che i propri giovani con il cellulare passano allo schermo c’è qualcosa di malsano. Ma l’aspetto interessante è che qui non sono più gli adulti a preoccuparsi: è del 52% la percentuale degli adolescenti americani che ha deciso di disciplinarsi se non addirittura di disintossicarsi dalla screen addiction.
L’esercizio di imporsi dei limiti non riguarda soltanto la dipendenza da cellular e smartphone ma anche e soprattutto quello dei social media (57%) e dei videogiochi (58%). Del resto, dopo anni di dibattiti e con ben chiari i danni fatti sui millennial, parrebbe che i genitori abbiano deciso di imporre ai figli una sorta di controcultura anti-smartphone.
Gli adulti stessi ne stanno sperimentando gli effetti perniciosi: il 36% degli over 35 si preoccupa di passare troppo tempo sui telefoni anche se difficilmente ammette una vera e propria dipendenza da cellulare.
Un po’ come quando i ragazzini negli anni 80 e 90 facevano sentire in colpa i genitori fumatori, gli adolescenti non perdono occasione per rimarcare ai loro genitori quanto il telefono sia negativo nelle conversazioni: il 51 per cento dei ragazzini denuncia di avere difficoltà a parlare con mamma e papà perché troppo spesso distratti da un telefono.
Il livello di consapevolezza sulla dipendenza da smartphone e touch screen aumenta dunque, scongiurando, forse qualche scenario alla Black Mirror. I Big Tech ne prendono atto, per fortuna e Google, Facebook, Apple e altri stanno lanciando iniziative per aiutare a gestire il tempo trascorso sui dispositivi. Ci vorrà tempo e qualche battaglia, la strada è stata intrapresa.
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