I casi umani tutti a me! Un bestiario digitale. Ovvero, Super Quark del web

Consuelo Crespi
21 Marzo 2018
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In questo articolo partiremo per un viaggio unico ed emozionante nei luoghi più selvaggi e incontaminati dei Social Network alla scoperta dei casi umani che popolano questo ecosistema. Scopriremo le loro caratteristiche, le loro abitudini e le loro preferenze alimentari. Perché, a chi non è capitato almeno una volta di sbattere i pugni sulla scrivania ed esclamare: i casi umani tutti a me?

 

Vi mostreremo individui denigrati dalla società che si rifugiano all’interno di internet e che vivono in perfetto equilibrio con l’ambiente circostante. In poche parole delle creature affascinanti.

Per voi i 7 esemplari di bestie che ti hanno fatto dire “i casi umani tutti a me!”:

 

 

L’ ARRAPATO

L’arrapato prolifera e si riproduce all’interno dei profili di modelle, attrici, escort e su quello di tua sorella minore, che ultimamente ha postato diversi selfie in mutandine.

Una sola regola dà senso a tutta l’esistenza dell’arrapato: “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che allarga le gambe”.

Hanno sviluppato una notevole capacità nello scrivere con una mano sola, tenendo l’altra sempre pronta dentro i pantaloni.

Ognuna delle creature in questione, inoltre, si profonde in ingegnose strategia di corteggiamento per determinare chi è il maschio alpha del branco. Le loro corna di cervo, la loro ruota di pavone…sono i commenti. Fantasiosissimi.

Tra di loro c’è chi predilige un approccio romantico, quasi poetico:

 “Che splendore… hai l’acqua negli occhi… come la celebre frase di un film… l’acqua è l’unico elemento che non si può placare.”

“Posso venire a cantarti la ninna nanna, basta dirmelo…”

“La primavera di Botticelli a confronto è una sciocchezza”

“Il sole bacia i belli….eccoti nel tuo splendore abbagliante”

Che belle tette. Sei Bellissima”

“Cosa dire… irraggiungibile, armonia e fascino da vendere”

 

Ma c’è anche chi, al contrario, ha capito che nella vita l’unica cosa che conta è la sincerità:

 

“Me strappi er filetto?”

“Ti trombo tutta”

“Te lo butterei talmente di potenza che quando lo estraggo divento re di Excalibur.”

“Che dolce!! sembra dire: eccomi qua!!! martellami le ovaie!!!”

“Ti leccherei i piedi fino a quando non mi si consuma la lingua.

Molto probabilmente gli arrapati non agiscono da soli, ma dietro ognuno di loro c’è una vera e propria squadra d’azione impegnata a scrivere, con ricorrenza settimanale, “Ehi bellissima!” nella chat di qualche povera preda.

Scrivere loro “i casi umani tutti a me!” o non rispondere non basterà a fermare il loro bisogno di eiaculare. Continueranno finché non ti deciderai a bloccarli (che in questo mondo equivale all’abbattere la creatura): questo è l’unico modo per porre fine alla loro zoologica esistenza.

 

 

I FRUSTRATI E I PALADINI DELLA GIUSTIZIA – l’eterno lotta tra classi.

Tra i casi umani da tastiera la vera lotta si ha tra i frustrati e paladini della giustizia.

I frustrati sfogano le insicurezze della loro vita commentando le foto degli altri.

Trovano il marcio anche dove non c’è, sono perennemente incazzati con loro stessi e con il mondo che li circonda. Odiano le fashion blogger, le modelle, i personaggi dello spettacolo, il panettiere che sta sotto casa loro ma non riescono a fare a meno di seguirli sui social e di commentarne le foto. Questo è il vero motivo del loro risentimento, è un circolo vizioso senza fine che li divora e li consuma dall’interno. Non sanno che cosa significhi la parola decenza e in compenso eccellono nella mediocrità.

I frustrati odiano tutto ciò che è fittizio: se sei una bella ragazza sei sicuramente rifatta, se non sei rifatta hai modificato la foto con photoshop, se non hai modificato la foto con photoshop e non sei rifatta sei sicuramente una poco di buono.

Se hai un figlio e pubblichi una sua foto sui social sei una madre snaturata.

Se vai in vacanza alle Maldive sei un’insensibile e dovresti dare tutti i tuoi soldi in beneficenza.

Se hai una gonna troppo corta sei un’esibizionista.

E via dicendo.

Ma per ogni frustrato c’è un paladino della giustizia (non meno adatto a farti gridare “i casi umani tutti a me!”) pronto ad ammonirlo. Di solito sono sempre gli stessi. Probabilmente si sono auto proclamati “polizia social” e spaziano da un profilo a un altro scrivendo sempre la solita frase: “Non hai niente di meglio da fare che commentare le foto degli altri?” – nonostante anche loro stiano facendo la stessa cosa da ore.

 

 

GLI ANALFABETI

Se i social network sono l’universo degli imbecilli, gli analfabeti ne sono i padroni incontrastati.

Sono la categoria più numerosa, hanno una capacità di riproduzione terrificante e per questo motivo sono praticamente onnipresenti.

La loro caratteristica principale è: l’ostentazione.

Ostentano un’intelligenza che non hanno, ostentano le loro colossali cazzate pensando siano verità supreme. Ma il peggio è che non sono nemmeno in grado di esprimersi in una lingua almeno in parte comprensibile. Gloglottano, pigolano, ululano, nitriscono, barriscono. Sono ventriloqui della giungla.

 

 

LE ASPIRANTI FASHION BLOGGER o INFLUENCER

Nell’ecosistema social le aspiranti fashion blogger sono come i moscerini.

Possono sembrare piccole e apparentemente innocue ma, se non vengono affrontate nella maniera più efficace, possono trasformarsi uno sciame battagliero pronto a infestare le nostre bacheche.

Il principale obiettivo nella loro vita è quello di diventare così popolari da sponsorizzare le bevande Fitvia.

Pubblicano giornalmente: foto della loro colazione – caffè americano e avocado toast – , selfie in ascensore per mostrare l’outfit, le loro scarpe mentre sono sedute in metropolitana, le magliette di H&M che hanno acquistato. E infine vanno alle sfilate più sfigate della settimana della moda, tipo quella di Tally Weijl, gasandosi come se fossero andate a una di Valentino.

La loro caratteristica principale: sono tutte uguali.

Inoltre, come dei veri moscerini infestano le pagine degli altri utenti con commenti pieni di emoji, cuori e borsette:

“Ciao, sono Federica, e sogno di diventare una fashion blogger. Se mettete like alle mie ultime 10 foto prometto di mettere like a quasi tutte le foto del vostro profilo. Grazie, aiutatemi a realizzare il mio sogno. #followme #followback #follow4follow #influencer #polishgirl #igers #instastyle #instalove #instagirl #likes #likeback #liketeam #selfie #style “ #eccecc…

 

Per favore, fermatele subito! Rinchiudetele in uno zoo con le sbarre rivestite di denim e velluto.

 

 

 I PROFILI FAKE

Come ogni ecosistema che si rispetti anche quello dei social è formato da organismi viventi e da materia inorganica (miracolosamente vivificata da qualche campo radioattivo), come i profili fake.

Dietro i profili fake si nascono due tipi di individui: “l’arrapato livello supersayan” e “lo stalker”.

L’arrapato livello supersayan si spaccia per un super figo usando foto rubate dai siti porno quando in realtà è un omuncolo che si fa ridicolizzare ovunque.

Cerca affetto via internet e molto spesso si imbatte in altri profili fake dall’aspetto di vacche da monta che idolatra come se fossero dee scese in terra. La copula tra le due specie (alcune leggende Masai narrano che sia avvenuta) sarebbe impossibile da commentare anche per Piero Angela.

Invece le stalker sono generalmente ragazze frustrate che non solo spiano il ragazzo che amano ma anche tutte le tipe che mettono like alle sue foto. Stalkerano anche chi mette like alle foto di queste tipe e via dicendo.

Praticamente hanno un incredibile database di informazioni su qualsiasi aspetto della vita della persona che le interessa. La linea tra ammirazione e minaccia è estremamente sottile.

 

 

GLI OVER 50

Gli over 50 sono semplicemente quelli che mettono foto orribili tipo il sole sgranato che sorride e una tazza di caffè con la scritta “Il mattino è bello anche solo per dirsi buongiorno” e che scambiano i social network per il loro diario segreto, condividendo qualsiasi pensiero e aneddoto sulla loro noiosissima giornata. A volte mi fanno incazzare perché sono miei parenti e provo imbarazzo a dover pensare “i casi umani tutti a me” riferito perfino ai miei parenti. Ma alla fine sono meglio delle aspiranti fashion blogger quindi mi sento di perdonarli, almeno sono genuini.

 

Dopo il documentario su “i casi umani tutti a me!”, LEGGI ANCHE: A morte il Grande Algoritmo! Ecco cos’è Vero, il social network deicida