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Perché potresti davvero vendere i tuoi prodotti alla Gen Z

20 Luglio 2022
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Parliamoci chiaro: se sei un retailer e guardi ai 50enni come tuoi clienti modello, con la Gen Z ti ritroverai presto in mutande… e non saprai più nemmeno come vendere quelle.

Le ricerche nel campo “marketing generazionale” si sprecano, accompagnate da sondaggi sempre più rapidi e precisi sulle abitudini dei nuovi consumatori della Gen Z. Abitudini non più cristallizzate, ma fluide e con esigenze completamente diverse da quelle dei precedenti consumers.

È quello che è emerso prepotentemente dalla seconda edizione dell’evento digitale “Focus Digital Marketing per l’eCommerce e il New Retail” di Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale in Italia, con il supporto di Azerion, SalesForce e Splio.

Ma cosa vogliono questi “gggiovani” che proprio giovani non sono più? Semplice: vogliono tutto.

La gen Z cerca i prodotti in maniera autonoma, utilizzando i canali online (social e motori di ricerca), ma si affida anche alle buone raccomandazioni degli amici, che chissà come mai acquistano le stesse cose. Parlavamo di marketing generazionale, giusto?

Prima regola: deve funzionare tutto

Vuoi vendere un prodotto a questi fantomatici giovani? Ricordati che non basta mettere la foto su internet, devi avere dietro una struttura che funziona (ne parleremo alla fine dell’articolo).

Sulla scia di questo, dall’analisi emerge una convergenza tra esigenze “offline” e “online” per i nuovi consumers. Da una parte il veicolo dei social media e, soprattutto, degli influencer, dall’altra la necessità di andare nei negozi fisici a “toccare con mano” l’articolo. Tutto questo, però, aspettandosi qualcosa di ben diverso dal negozio tradizionale.

Seconda regola: la Gen Z non vive negli anni Ottanta

Non aspettarti il ragazzetto che entra nella tua bottega semibuia e chiede al commesso scazzato l’articolo che ha visto su internet. Ovvio che non puoi fare tutto, ma se vuoi una dritta, ti consiglio di cercare pop-up store su Google e capire cosa vuole ora un consumatore da un punto vendita fisico. 

Altre dritte veloci? Staff di vendita preparato e aggiornato, realtà aumentata, click and collect (davvero pensi che sia ridicolo che un cliente possa ordinare da casa e venire a ritirare da te?) e spedizioni immediate del prodotto (un certo Amazon c’era già arrivato molti anni fa).

Abbiamo già parlato diffusamente di Metaverso, ma cosa c’entra con tutto questo? Semplice: nel momento in cui questo strumento si diffonderà, la Gen Z sarà lo zoccolo duro del cambiamento e tu dovrai farti trovare pronto con una strategia commerciale già pesantemente orientata a questo “sistema ibrido”, altrimenti te le sentirai dietro dalla nonnina digitale perché non le sono arrivati i gomitoli giusti per fare la lana.

Terza regola: se non sei pronto, investi in questo settore

La prospettiva omnichannel è ancora efficace, ma sta diventando obsoleta di fronte alle nuove esigenze della Gen Z. Occorre un salto di categoria in più, rafforzando il digital marketing e appoggiandoti a professionisti del settore.

Il 65% delle aziende retail pensa sia importante sviluppare competenze di digital marketing e l’80% indica nelle pagine social i motori di ricerca e le e-mail marketing come i canali più utilizzati. Solo il 58%, però, dichiara di aver raggiunto un buon livello tecnologico per il digital marketing e di queste sono abbastanza sicuro che molte si riferiscano a mmiocuggino con Wix, una prospettiva ancora troppo basica e meno attenta ai bisogni attuali dei consumers.

Morale della favola?

Investire importanti budget in ADV e in digital marketing funziona, ma SOLO se dietro c’è una realtà solida che offre qualità, competenza e, perché no, maggiore attrattività. La cosa veramente ganza è che per quest’ultima raccomandazione non ti serve il social media manager: servi tu.

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