Intervista a Gianluca Busi, Millennial

Redazione
30 Agosto 2019
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Lo chiamano technology pusher e con la 22hbg sta traslocando radio e branded contents nel mondo digitale. Intervista all’editore di The Millennial

Cari lettori di The Millennial, voi di certo non sapete che dietro a questo sito c’è un editore che somiglia a Leland Van Lew, l’imprenditore spericolato e gaudente interpretato da Bryan Brown in Alla fine arriva Polly. Non ha ancora provato a portare tutti i suoi dipendenti su un grattacielo per fare base jumping, ma temiamo che prima o poi lo farà.

Perché Gianluca Busi, 39 anni, millennial ferrarese, ha appena portato i suoi “ragazzi” (sì sì chiama così noi come una pattuglia di altri giovani danneggiati che alleva nella sua azienda, la 22HBG powering the future, con sede nella Reno Valley che si occupa di innovazione tecnologica) a fare un tranquillo week end di paura al passo Costalunga. Dove ha obbligato fantozzianamente le maestranze a fare parapendio e a sfidare l’intenso traffico della statale 241 alle 2 di notte sdraiandosi sulle strisce pedonali. E dove ha fatto arrivare un milione di metri cubi di nebbia dal comune di Copparo, per far capire a tutti che se lo scenario economico e tecnologico non è chiaro, l’immaginazione ci porterà comunque in cima, anche se indossiamo delle leggerissime All Star.

A parte gli scherzi, Gianluca Busi, il nostro editore, è uno che crede ai progetti pazzi e ci investe (con oculatezza, ovviamente). Non solo ci crede, ma si entusiasma, coinvolge la gente e osa. E in fondo è per questo che tante persone gli stanno dietro, perché butta sempre il cuore oltre l’ostacolo. A dire il vero nessuno di noi ha mai ben capito perché lo faccia, e per questo sentiamo il bisogno di condividere con voi un’intervista fatta un po’ com’è lui, informale, goliardico e garbatamente irriverente.

Allora, caro Gianluca Busi, perché lo fa?

Ah, non lo so. So solo che quando mi raccontano un’idea e mi piace, dopo poco sono più convinto io di chi me la propone.

Non ha paura di sbagliare?

Paura no. Può essere che investire energie e denaro in un progetto possa essere fallimentare, questo fa crescere e imparare dai propri errori, a patto che si sappia analizzare le cause. Perché magari pensi di aver sbagliato lo staff e invece hai sbagliato soltanto i tempi. A volte ho più paura di azzeccarci, invece.

Che cosa sta dicendo?

Ovviamente è un paradosso, ma azzeccare un progetto vuol dire entrare in un frullatore adrenalinico che non ti fa dormire la notte. Sai che arriveranno gli ostacoli e che tante persone hanno gli occhi puntati su di te per vedere se te la saprai cavare.

Qual è stata l’ultima sfida che l’ha messa sottosopra?

L’integrazione su FM-World del sistema Wrong Way progettato da Bosch: un sistema di sicurezza che ci rende orgogliosi perché può salvare delle vite in auto. Che l’azienda tedesca abbia creduto in noi è qualcosa di veramente entusiasmante. Ma potrei citare altri casi, come la nostra collaborazione con Amazon per le skill. Quando hai interlocutori di questo tipo ti rendi conto che la tua pancia non ti tradisce. Che hai seminato bene e capito cosa sta cercando il mercato.

La 22hbg è radicata nella “bassa emiliana” anche se con i suoi prodotti serve il mondo intero, qual è il suo impegno a livello locale?

L’imprenditoria locale e le istituzioni mi hanno riconosciuto un ruolo che mi onora e mi spinge a dare il meglio. La nostra conferenza su Ferrara Smart City, lo scorso maggio è stato un evento che ha fatto dialogare filosofia, tecnologia, etica, legge ed economia per approdare a un pensiero organico e virtuoso su come affrontare il futuro senza perdere le proprie radici sul territorio.

Quindi una Ferrara tutta connessa con il mondo dove si vive e si condivide con facilità…

La cultura della Smart City non è una cosa di moda. E non è nemmeno una cosa nuova. È il modo con cui una comunità trova insieme le soluzioni ai problemi delle città. In questo ambito avere una visione prima degli altri serve alla città ma anche al mondo, se c’è interscambio. Le faccio un esempio: i semafori sono nati quasi in contemporanea con le automobili, probabilmente per risolvere un problema urbano senza ogni volta ricorrere alla rissa. Ma c’è stata una prima città ad adottarli. E fu Londra che era ovviamente la città più Smart a metà Ottocento.

Ma tutta questa tecnologia non farà impazzire i cittadini?

Ciò che preoccupa più il mondo oggi non è se l’auto che si guida da sola funzionerà o meno. È ovvio che prima o poi funzionerà. Il tema adesso è capire chi maneggia o protegge i dati, sensibili e non, relativi alla mia vita con quell’auto. E come saranno utilizzati per esempio per manipolare il mio modo di muovermi in città, magari facendomi passare davanti a un supermercato invece che a un altro.

Perché crede nel laboratorio di contenuti creato con The Millennial?

È un progetto che nasce per costruire un’idea sostenibile di contenuto. La grande crisi del giornalismo tradizionale ha portato un consumo qualitativamente inferiore di contenuto e ha fatto impennare invece contenuti gratuiti ma spesso illeggibili, inascoltabili o inguardabili. L’Intelligenza Artificiale, che noi stessi studiamo e applichiamo ai prodotti della 22hbg, può arrivare a scrivere da sola le notizie, ma non potrà mai applicarvi un pensiero che tenga insieme le esigenze e le reazioni umane a quel contenuto. Posso programmare un bot che fornisca a chiamata tutte le informazioni su una spiaggia delle Maldive, ma senza l’immaginazione umana non sarò mai in grado di costruire una storia che faccia veramente venire voglia di andare su quella spiaggia. Millennial vuole essere questo: contenuti umani e di qualità con emozioni, servizi, aspirazioni e voglia di capire il mondo. Senza questi la tecnologia è un grande magazzino di scatole vuote.

Ma perché questo target?

I millennial sono la generazione che per i prossimi 25 anni gestirà il potere. È una generazione confusa e ansiosa, fragile nei confronti del mondo del lavoro. La generazione Zeta, dei nati dal 2000 in poi è cresciuta invece con la crisi, è un po’ più pragmatica e forte. Chi ha più bisogno di avere visioni e previsioni del futuro sono proprio i millennial. Per questo The Millennial aprirà in futuro anche corsi di formazione per insegnare la comunicazione del futuro.

Come si possono stabilire relazioni proficue tra content creator e aziende?

È proprio questa la sfida. Creare veri e propri kit sartoriali per ogni singola azienda che consenta una comunicazione efficace e ingaggiante. Si crea un ecosistema fatto apposta per te, a partire dal target che vuoi raggiungere non dall’oggetto in se. Quando Ikea ha inventato i kit da single, che contenevano tutto il necessario per la cucina, dedicati ai giovani che andavano a vivere da soli ha differenziato soltanto i prezzi, ma ogni scatola conteneva quello che un single si aspetta. Dentro c’era un piccolo ecosistema da cucina, dai coltelli al cavatappi, dalle candele agli strofinacci. Ecco l’ambizione nostra è fornire un contenuto pensato per diversi target, ma sistemico. Dove insieme all’azienda decidiamo quali tool e contenuti abbinare. Se con la 22hbg creiamo il motore più potente, con The Millennial creiamo lo yacht più adatto all’azienda.

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