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Tre notizie di marzo dal mondo digitale

28 Marzo 2023
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E anche marzo se n’è andato, portandosi dietro (come tutti gli altri mesi dell’anno, del resto) news croccanti da commentare. Ecco allora per voi le tre notizie di marzo dal mondo digitale.

ChatGPT perde pezzi, o meglio, dati…

Qualche problemino per la celebre AI di OpenAI, che sembra ormai utilizzata da tutto il pianeta Terra anche per chiedere come alzare la tavoletta del water. La settimana scorsa la società è stata costretta a disabilitare temporaneamente l’accesso a ChatGPT a causa delle numerose segnalazioni di un bug. Cosa da niente? Mica tanto, dato che questa falla consentiva ad alcuni utenti di visualizzare i titoli di cronologia delle chat di altri utenti. 

Un bel problema, per un assistente virtuale dove si pongono quesiti, rendere pubblici a tutti gli utenti proprio questi ultimi. Fortunatamente non ci sono state fughe di dati ancora più sensibili, come ci hanno abituato altre piattaforme… e invece a quanto pare è successo anche questo. OpenAI ha dichiarato pubblicamente che il bug sopra descritto ha anche causato la pubblicazione involontaria di informazioni relative ai pagamenti dell’1,2% di utenti che usano ChatGPT Plus. I dati resi visibili sono, nell’ordine: nome, cognome, indirizzo email e ultime 4 cifre della carta di credito. Insomma, una cosuccia da niente, tanto più che almeno gli indirizzi fisici delle vittim… ehm, degli utenti, non sono stati resi noti (ma solo perché non presenti). La società ha minimizzato la portata del danno, dichiarando che i dati resi pubblici afferivano solo agli utenti connessi in quella specifica finestra temporale (si parla comunque di ben nove ore, su scala globale). 

Il bug è stato individuato in una libreria open source del client Redis e la società ha dichiarato di averlo corretto. Inevitabili le scuse di rito con l’annuncio di stare lavorando “per ricostruire la fiducia” degli utenti che, come prima feature premium dell’abbonamento, si sono trovati i loro dati pubblicati in giro.

Non male, almeno Facebook lo faceva gratis.

Anche Twitter non può essere da meno

Fuga di dati da una parte, fuga di codice dall’altra. Nell’attesa di un altro episodio dell’Osservatorio Musk (qua trovate l’ultimo), la creatura ora di Elon Musk continua a far parlare di sé. In negativo, naturalmente. Pare infatti che diverse porzioni del codice della piattaforma siano apparse online, nello specifico su GitHub, famoso servizio di hosting per sviluppatori e progetti software. Non si conosce esattamente la dinamica della faccenda, ma è possibile ipotizzare che un ex dipendente, deluso dalle recenti scelte aziendali, sia sia “vendicato” pubblicando illegalmente il codice di Twitter.

La cosa interessante è che lo stesso Musk ha promesso, a più riprese, la pubblicazione del codice, come parte della trasparenza che voleva attuare nel suo nuovo corso. L’ultima promessa segna come data il 31 marzo. Vedremo, sta di fatto che lo stesso Musk ha annunciato di voler far riscrivere interamente il codice di Twitter, quindi non si vede il senso di pubblicare qualcosa che poi viene cambiato… Ma tornando alla faccenda, l’azienda si è mossa subito per far rimuovere il codice sottratto, intentando anche una causa per violazione di copyright. Twitter ora vuole le generalità dell’utente che ha diffuso il codice e anche quelle delle persone che l’hanno scaricato. Buona fortuna, intanto montano le preoccupazioni per un possibile furto di dati degli utenti e tentativi di hacking.

Comunque il buon Elon è già corso ai ripari in una lettera interna riservata che ovviamente è trapelata. Il magnate ha parlato dell’opportunità per dipendenti e collaboratori di avere un’assegnazione gratuita di titoli della società, al raggiungimento di obiettivi prestabiliti o determinate condizioni. Peccato si sia lasciato sfuggire il suo valore attuale sul mercato: circa 20 miliardi di dollari, meno della metà di quanto ha pagato lui (44 miliardi di dollari).

È proprio vero che stare troppo sui social fa male.

Minori e social: dallo Utah una legge che farà discutere

Una notizia che sta facendo discutere. Lo Utah, infatti, ha approvato una nuova legge che rivoluziona la fruizione, da parte dei minori, dei social network. Il provvedimento, sostenuto sia dai Democratici che dai Repubblicani (che governano lo Stato), entrerà in vigore a marzo del 2024. Lo Utah è il primo stato americano a introdurre una legge di questo tipo, che consiste essenzialmente nella richiesta di un esplicito consenso dei genitori per l’iscrizione di un minore a una piattaforma social.

Oltre a questo consenso, la legge prevede che i genitori abbiano pieno accesso agli account dei figli minorenni. In più, le piattaforma social dovranno introdurre un vero e proprio “coprifuoco”. L’accesso sarà limitato dalle ore 22.30 alle ore 06.30 per i minori (anche se i genitori potranno eventualmente modificare questi intervalli).

Il provvedimento colpisce indiscriminatamente tutte le piattaforme social, che saranno anche costrette ad evitare di creare funzionalità che possano indurre dipendenza nei confronti dei più giovani. Non è ancora chiaro se queste norme avranno effetto retroattivo o si applicheranno solo ai nuovi account. Non sono chiari nemmeno i provvedimenti pratici per farle rispettare. Quello che appare chiaro è che questa legge è destinata a fare da precedente a iniziative simili, invocate da molte parti, per un controllo più stringente delle piattaforme social verso i minori.

Un bene? Un male? Difficile stabilirlo, il problema rimane però quello della prevenzione. Può essere utile regolamentare uno spazio incontrollato per più di un decennio, ma di educazione all’uso dei social se ne vede ancora troppo poca, soprattutto nei confronti dei minori (i Boomer sono ormai perduti). Ai posteri l’ardua sentenza.

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