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Le intelligenze artificiali creano (anche) la bellezza ideale: è l’era del neuromarketing

13 Luglio 2021
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I ricercatori dell’Università di Helsinki e Copenhagen hanno compreso come oggi un computer sia in grado di identificare quelle caratteristiche di un viso che consideriamo attraenti e, di conseguenza, creare nuove immagini corrispondenti a questi criteri.

Lo studio ha usato l’intelligenza artificiale e le neuroscienze per interpretare i segnali cerebrali dei soggetti. Hanno creato immagini del viso basate sulle preferenze individuali. Ma come?

L’utilizzo delle intelligenze artificiali

Come prima cosa, i ricercatori assegnano alla Rete Neuronale Avversaria (GAN) il compito di creare centinaia di ritratti artificiali. Queste immagini vengono poi mostrate a 30 soggetti che analizzano i volti per individuare i più attraenti. Come su Tinder, i partecipanti semplicemente fanno swipe right o swipe left a seconda dei gusti. Intanto, le risposte cerebrali sono registrate attraverso l’elettroencefalografia (EEG)

Come funzionano questi tools

Gli studiosi analizzano i dati EEG associandoli alle misurazioni individuali di rete neurale generativa e poi usano le immagini del viso per produrre volti completamente nuovi, basati sui tratti che le persone trovavano particolarmente attraenti.

Per testare la validità della modellazione i ricercatori propongono i nuovi volti ai partecipanti. Il risultato è preciso al 95 percento nell’individuare le preferenze dei soggetti. Creano volti artificiali in grado di rispondere con incredibile determinazione ai gusti di chi li guarda.

Percezione dei volti e stereotipi

I risultati di questo studio aprono le porte a un mondo di possibilità. Gli strumenti comprendono e apprendono le preferenze soggettive e, in questo modo, si potrebbe col tempo esaminare funzioni cognitive complesse come quelle che riguardano i processi che ci portano a prendere decisioni.

Non parliamo quindi solo di ambiti commerciali come il neuromarketing, ma anche di identificazione di stereotipi e pregiudizi, permettendo meglio di comprendere non solo le differenze individuali ma anche i percorsi cognitivi che ci portano a trovare un volto bello, brutto, affidabile, curioso, interessante, sgraziato, spiacevole, fuori dai canoni ecc.

La domanda che tutti si pongono sulle intelligenze artificiali

Non mancano di certo critiche e perplessità riguardo a questo nuovo modo di interpretare (e creare) la bellezza. C’è chi dice che stiamo andando ben oltre il normale concetto di attrattività e chi invece è ancora più perplesso e si chiede se tutta questa corsa verso la perfezione estetica sia davvero necessaria. In sostanza, stiamo uccidendo la bellezza dell’imperfezione?

Foto in copertina: Unsplash

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