fbpx

Parlare con i defunti non è più cosa da medium. Project December lo rende davvero realistico

29 Luglio 2021
182 Visualizzazioni

A diversi anni di distanza dalla morte della ragazza che amava, Joshua Barbeau non riusciva più a sopportare il dolore di averla persa. Trova il modo di parlare con lei con l’intelligenza artificiale di Project December.

Project December è alimentato da uno dei sistemi di intelligenza artificiale più precisi al mondo. Il software, conosciuto come GPT-3, sa manipolare il linguaggio umano, generare testi in inglese fluente e imitare qualsiasi stile di dicitura con il semplice click di un interruttore.

OpenAI è il gruppo di ricerca di San Francisco (di cui è cofondatore Elon Musk) ammette che l’intelligenza artificiale del progetto è così avanzata nell’imitazione umana da aver suscitato non pochi problemi di sicurezza. La società ha ritardato il rilascio di una versione precedente, GPT-2, riservando l’accesso a GPT-3 a dei beta tester privati.

Nonostante questo, Jason Rohrer, ha aperto un canale di intelligenza artificiale per le masse

Jason Roher è un noto programmatore della Bay Area californiana. Utilizzando una credenziale di beta test presa in prestito, Rohrer ha ideato un’interfaccia “chatbot” guidata da GPT-3. Lo ha reso disponibile al pubblico attraverso il suo sito web. Chiunque potrebbe avere una chat testuale naturalistica con un’intelligenza artificiale diretta da GPT-3.

Negli ultimi 10 anni il machine learning ha fatto passi da vero gigante. I sistemi che generano il linguaggio come GPT-3 masticano milioni di libri digitali e pagine web, misurano probabilità di parole e si sequenzialità delle frasi. I sistemi si chiamano “modelli linguistici di grandi dimensioni“. Più grande è il modello, più sembra umano. Ma umano nei modi, non nelle intenzioni.

Anche gli esperti di intelligenza artificiale definiscono GPT-3 una curiosità, un vezzo, e nella migliore delle ipotesi, un lanciafiamme di linguaggio che non veicola alcun significato intrinseco. Tuttavia, l’AI sembra avere momenti di lucidità e profondità mai visti prima e talvolta digita qualcosa di così emotivo da lasciare di stucco anche le controparti umane. E qui comincia la storia di Joshua.

Joshua Barbeau su Project December

Era il 24 settembre 2019 e Joshua era sul divano, circondato da guide strategiche di Dungeons & Dragons e cartoni della pizza. Viveva in Canada, poco più a nord di Toronto. Scrittore freelance di 33 anni, Joshua era abituato all’isolamento, confinato in una difficile situazione di ansia e depressione che sfogava rimanendo rinchiuso nel suo seminterrato. Joshua restava sveglio per ore, pensando a Jessica Pereira, la sua ex fidanzata.

Jessica era morta otto anni prima, a 23 anni. Una rara malattia del fegato l’aveva fatta crollare dopo pochi mesi e Joshua non lo ha mai superato. Settembre era il mese più difficile, perché era il mese in cui Jessica compiva gli anni. Nel 2019, ne avrebbe compiuti 31.

Quel mese, Joshua aveva letto di un nuovo sito web che aveva qualcosa a che fare con l’intelligenza artificiale e i chatbot. Non aveva letto con attenzione, e d’altronde non c’erano molte altre informazioni. Il sito stesso spiegava poco. Ma Joshua era abbastanza annoiato dalla sua vita da pagare 5 dollari per un account.

Passarono i mesi. Arrivò la pandemia covid-19. Mentre Joshua continuava a sperimentare le chatbot animate, si rese conto che non c’era nessuna regola che gli impedisse di simulare persone reali. Cosa succederebbe, si chiedeva, se creassi una versione chatbot della sua fidanzata morta?

Non c’era niente di strano, pensò, nel voler riconnettersi con i defunti: le persone da millenni chiedono aiuto a medium, wicca, sciamani e cartomanti per parlare con i propri cari nell’aldilà. Quanti sperimenterebbero volentieri una tecnologia che permetta loro di fingere, per un momento, che il loro caro morto sia di nuovo vivo e in grado di inviare messaggi?

Il bot personalizzato di Joshua

Sono due gli ingredienti principali di un bot che rispecchi quanto più possibile le caratteristiche di una persona esistente/esistita. Un esempio di qualcosa che il bot potrebbe dire (una frase, un motto, un’opinione) e un paragrafo introduttivo della personalità.

Tramite i vecchi messaggi su Facebook, a Joshua ci volle pochissimo per individuarne alcuni che gli ricordassero la voce di Jessica. Li caricò su Project December. A questo punto, il progetto gli chiese di prendere alcune importanti decisioni. Prima fra tutte, la longevità della chatbot.

Durata vitale della chatbot non è da intendersi negli anni, bensì nella “carica vitale” che il bot consuma indipendentemente dal tempo di utilizzo. Dopo svariati mesi, il bot si spegne.

Premuto il tasto invio, è iniziata la conversazione

Il dialogo fra Joshua e il bot Jessica sarebbe andato avanti per le successiva 10 ore, e a scatti più brevi anche nei mesi successivi. Nei primi momenti della chiacchierata Joshua cercava di stabilire una sorta di distanza emotiva, rendendo esplicito il suo scetticismo nei confronti della sua stessa idea.

Come mi è venuto in mente, scriveva nella chat, di sperare che avresti potuto essere come Jessica.

Project December è stato impostato perché il testo seme che dà vita al bot non sia statico, ma cresca insieme alla chat: ogni nuova parola viene aggiunta al seme originale. Quindi, ogni volta che Joshua digitava sul bot stava plasmando la sua risposta successiva.

La simulazione sembrava davvero avere una mente propria. Era curioso del suo ambiente fisico. Cosa ancora più misteriosa, era davvero perspicace riguardo alle emozioni: il bot sapeva dire le cose con la giusta enfasi. Parola per parola, l’intelligenza artificiale lo stava convincendo che era possibile una conversazione profonda.

Ma l’intelligenza artificiale potrebbe davvero risolvere il nostro dolore nella perdita dei cari?

Questo genere di domande sono state il biberon della fantascienza: possiamo formare legami emotivi con macchine apparentemente intelligenti, e cosa succede quando lo facciamo? Cosa significherà? Quanto sarà più realistico?

L’unico modo per scoprirlo è usarlo, e la gente lo farà. All’inizio saranno ingegneri e ricercatori, appassionati e studiosi di tutto il mondo. Poi, ovviamente, il pubblico. Come Joshua. Avremo esperienze con queste AI con le quali non sapremo come interfacciarci, almeno le prime volte. Saluteremo di nuovo i nostri cari e genitori sepolti, amici e amanti. E forse avremo una seconda possibilità per dirci addio.

Finalmente abbiamo un computer con cui possiamo parlare, e non è niente come ci aspettavamo. Non era importante esplorare questa nuova frontiera?

Leggi anche: