Catalogo dei MILLENNIAL #108 Vitaly Markiv. La tua enciclopedia dei millennial

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3 Novembre 2020
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Chi è Vitaly Markiv, il soldato italo ucraino accusato di omicidio per un articolo

NOME Vitaly Markiv
LUOGO NASCITA Chorostkiv (Ucraina)
DATA NASCITA 16 agosto 1989
SETTORE Processi
NAZIONALITÀ Italiana e Ucraina
MILLENNIAL FACTOR Narcisista

Chi è

La verità non è cosa semplice. Spesso è solo frutto di convinzioni personali o comunitarie. Altre volte è figlia di una sentenza. E può essere ribaltata da un’altra sentenza, che stabilisce per sempre una nuova verità. Il caso di Vitaly Markiv, il soldato volontario italo ucraino processato per l’omicidio del fotoreporter Andrea Rocchelli e del suo interprete Andrej Mironov, ce lo insegna.

Per oltre tre anni è rimasto in carcere ad Opera (Milano), accusato e condannato in primo grado a 24 anni di carcere per il fatto. Il fulcro accusatorio contro Markiv è sempre stato un articolo pubblicato sul Corriere il giorno dopo la morte del giornalista e del suo accompagnante. I due erano probabilmente finiti in mezzo al fuoco incrociato tra le milizie filo russe e quelle filo ucraine, come riferito davanti al giudice da un altro reporter sopravvissuto, William Roguelon.

Il pezzo sul giornale di via Solferino attribuiva a Marvik – chiamato nel testo semplicisticamente capitano dell’esercito – queste parole. «Normalmente noi non spariamo in direzione della città e sui civili, ma appena vediamo un movimento carichiamo l’artiglieria pesante. Così è successo con l’auto dei due giornalisti e dell’interprete. Noi da qui spariamo nell’arco di un chilometro e mezzo. Qui non c’è un fronte preciso, non è una guerra come la Libia. Ci sono azioni sparse per tutta la città, attendiamo solo il via libera per l’attacco finale».

La costruzione dell’articolo venne messa fortemente in dubbio durante il processo per diverse imprecisioni sul millennial e perché a quanto pare l’autrice non aveva parlato direttamente con lui ma aveva preso appunti da una telefonata tra Marvik e un altro giornalista. Tra i combattenti, Vitaly era quello con più rapporti con la stampa italiana proprio per la sua doppia nazionalità.

Dopo la scarcerazione, con la madre e il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov. Foto di Massimiliano Melley

Vitaly Marvik si era trasferito a vivere in Italia a 16 anni, insieme alla madre. Dopo la scuola aveva lavorato come personal trainer in palestra ma anche come Dj. Nonostante l’acquisizione della cittadinanza italiana, l’amore per la patria d’origine lo aveva portato a tornare a casa per unirsi alle manifestazioni contro il presidente filo-russo Viktor Yanukovich. Il declino della situazione, con l’occupazione della Crimea da parte della Russia e l’insurrezione armata nel Donbass, lo avevano portato a decidere di entrare come volontario nella Guardia Nazionale per combattere.

Le indagini contro di lui cominciano circa un anno dopo la morte di Rocchelli, avvenuta a maggio 2014. L’arresto arriva nel 2017, mentre rientrava in Italia con la moglie. Comincia un processo mai privo di pressioni. Da un lato la stampa italiana e la famiglia del reporter, che chiedono giustizia per le vittime di questa vicenda, dall’altro la comunità ucraina e il Governo di Kiev che chiedono la stessissima cosa per Marvik.

La verità che emerge dalla storia di questo millennial ha sicuramente due facce opposte. Una temporanea, che parla di colpevolezza. Un’altra definitiva, che dice assoluzione. Eventuale ricorso permettendo.

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