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Fottutamente ecologico: l’importanza del suolo terrestre, Kiss the ground (parte 2)

9 Agosto 2021
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Con l’avvento delle nuove tecniche di agricoltura degli anni ’70, come l’aratura meccanica e l’utilizzo di sostanze chimiche tossiche, abbiamo reso inutilizzabile 1/3 del terreno coltivabile del pianeta.

In meno di 50 anni il tasso di degrado dei suoli è aumentato esponenzialmente e se dovessimo proseguire con questo trend, studi e previsioni dimostrano che ci restano 60 raccolti, nel senso che tra 60 anni non ci sarà più suolo adatto all’agricoltura. Come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto? Molto semplice: l’agricoltura moderna non è pensata per tutelare e assicurare la qualità e la salute del terreno.

Parliamo di agricoltura rigenerativa

Rivoluzionando alcune procedure e abolendo alcune tecniche convenzionali si è giunti all’agricoltura rigenerativa. Un tipo di approccio alla coltivazione che, non solo punta a mantenere un’elevata qualità del suolo, ma permette la RIGENERAZIONE, appunto, dei terreni più degradati

Questa prevede:

1. Un suolo sempre coperto, mai lasciato nudo esposto all’aria.

2. Un disturbo del suolo minimo, nulla a che vedere con l’aratura pesante.

3. La coltivazione di piante e alberi permanenti.

4. Compostaggio e utilizzo del bestiame nei campi.

In un campo arato scoperto non c’è vita, sono assenti tutti quegli esserini del terreno che vivono in simbiosi con le piante. L’acqua difficilmente viene assorbita dal suolo, si creano quindi ruscellamenti superficiali che trasportano detriti e distruggono il terreno. In un suolo coperto l’acqua non evapora, ma traspira attraverso le piante, alimentando così le piogge locali è permettendo il ciclo virtuoso della rigenerazione.

Oltre al ciclo dell’acqua, è di fondamentale importanza il ciclo del carbonio. Il mantenimento di radici vive nel suolo per tutto il corso dell’anno è necessario per non alterare questo ciclo.

L’importanza del carbonio nell’agricoltura

La vegetazione crescendo cattura CO2 dall’atmosfera, questa, trasformata in composti carboniosi, costituisce e aiuta la crescita della pianta e viene scambiato a livello delle radici con i microrganismi del suolo, dai quali la vegetazione riceve micronutrienti fondamentali per la sua salute. In questo modo il carbonio viene immagazzinato nel suolo. L’assenza di piante e microbi nel terreno causa emissioni di co2, implementa quindi il surriscaldamento globale.

A una velocità mai registrata prima, 2/3 del mondo sta desertificando, il clima sta mutando velocemente e questo ciclo vizioso non si fermerà se non si interviene con la piantumazione di alberi e la creazione di distese erbacee.

Essudati: più importanti di quel che si crede

Le radici delle piante emettono sostanze dette essudati. In ettari di monocoltura il suolo contiene solo un tipo di essudati, quelli rilasciati dall’unica specie coltivata. Per esempio negli Stati Uniti il 70% dei terreni sono utilizzati per la coltivazione di mais, soia o fieno.

Il raccolto è destinato al 99% al bestiame che trascorre tutta la vita in recinti all’ingrasso, quando questi dovrebbero brucare erba viva. Coltivare diverse specie di vegetali in uno stesso terreno permette di avere un’ampia varietà di essudati che determina una più complessa comunità microbica nel terreno, importante per lo scambio di sostanze con i vegetali stessi e per la difesa da eventuali parassiti e malattie.

Per il bene del bestiame

Lo stesso bestiame è necessario nel campo, lo sterco e l’urina calpestati dalla mandria fertilizzano il terreno, nutrono il suolo. Tuttavia la loro presenza deve essere dosata e controllata, solitamente permangono per pochi giorni in piccole aree, che restano poi libere per diversi mesi, rigenerandosi.

La quantità di animali da fattoria che alleviamo globalmente oggigiorno è esagerata. Non ci sarebbe abbastanza superficie adatta sulla faccia della terra per permettere questa pratica virtuosa che include anche l’azione del bestiame. Il consumo prodotti animali deve comunque essere drasticamente ridotto e la carne deve diventare un bene di lusso.

È comprensibile lo scetticismo che si più avere nell’abbandonare pratiche che per mezzo secolo hanno sfamato miliardi di persone, tuttavia i dati e le previsioni scientifiche riguardo le degenerazioni dei suoli sono spaventose. Il destino del pianeta è chiaro e segnato se non riusciamo per tempo a mutare le nostre azioni, partendo dai metodi agricoli e dalle nostre abitudini alimentari.

Leggi anche: Kiss the ground, l’importanza del suolo terrestre (parte 1)

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