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Fottutamente ecologico: «Siamo RECUP e salviamo il cibo»

21 Giugno 2021
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Federica, una delle fondatrici di RECUP, seduta su una panchina all’ombra al Parco Don Giussani, mi racconta.

«Non compro frutta e verdura da 5 anni, perché mangio quella recuperata dal mercato. Alcuni mi guardano storto e mi chiedono “ma come? Ma non la date a chi ne ha bisogno?”»

«Capisco che non hanno idea della quantità di spreco che la grande distribuzione produce», aggiunge Eleonora, giovanissima ragazza che cura la comunicazione dell’associazione.

Cos’è RECUP?

Un’associazione che vuole scardinarsi dal concetto di carità. Siamo più di 250 associati, riconosciamo la gravità del degrado ambientale che stiamo vivendo, sappiamo come questo sia collegato all’abnorme sovrapproduzione e il conseguente spreco alimentare. La nostra azione si basa sui principi di economia circolare e inclusione sociale.

 

Cosa fa RECUP?

Regala una seconda vita alla frutta e verdura ingiustamente destinata a essere buttata. I commercianti ci lasciano l’invenduto della giornata o quelle cassette di prodotti che non possono vendere il giorno seguente, per esempio quando sono sprovvisti di celle frigorifere. In particolare, la quantità di cibo recuperata cresce esponenzialmente durante l’estate.

Operiamo in due modi. Recuperiamo in media 2 tonnellate di cibo fresco in una mattinata presso l’Ortomercato di Milano. Questa attività è iniziata durante il primo lockdown. Il comune ci ha contattato per collaborare al progetto MILANO AIUTA. Con ciò che abbiamo raccolto siamo riusciti a sostenere circa 16 mila persone, divise in 5 mila famiglie, fino a giugno 2020, quando il progetto è terminato. Ma noi abbiamo deciso di non smettere.

Ogni giovedì e venerdì mattina i commercianti ci consegnano le cassette di frutta e verdura che butterebbero e noi ci occupiamo di selezionarle. I prodotti più freschi vengono consegnati a svariate associazioni, tra cui la Croce Rossa di San Donato, Opera e Milano, le Brigate per le Emergenze e tante altre piccole realtà che distribuiscono pacchi alimentari per le famiglie bisognose.

Dopo aver ampiamente soddisfatto le necessità delle associazioni e di noi volontari i prodotti di seconda scelta li doniamo agli animali del Safari Park di Piomba.

Tutti i giorni della settimana siamo presenti in un diverso mercato scoperto della città di Milano. Ma siamo anche a Busto Arsizio il sabato e, super novità a Roma il mercoledì e il sabato. Abbiamo iniziato in modo informale nel 2015 e nel 2016 ci siamo costituiti in associazione. Arriviamo a orario di chiusura e con l’invenduto che recuperiamo dai commercianti allestiamo un banchetto da cui tutti possono prendere quello che preferiscono, gratuitamente.

I rifiuti non commestibili sono raccolti dall’AMSA, tranne il lunedì quando siamo presenti al mercato scoperto di via Esterne, in zona Padova. In quel giorno lasciamo l’umido agli orti di Legambiente per fare il compost. Speriamo al più presto di estendere questa buona pratica in ogni quartiere in cui operiamo.

RECUP e i commercianti

I commercianti dei mercati scoperti inizialmente erano scettici perché avevano paura di perdere clienti, ma presto hanno capito il senso del progetto. Intanto noi, arrivando a fine mercato, abbiamo un target di richieste molto diverso. Il loro impegno ha visto modificare una consolidata abitudine con un semplice gesto: invece di buttare gli scarti sul marciapiedi, alle spalle delle bancarelle, li tengono da parte e li consegnano quando passiamo.

Loro rischiano delle multe se le cassette scartate sul marciapiede sono in disordine e intralciano il passaggio, quindi preferiscono vedere le persone che prima frugavano tra l’accatastamento venire direttamente al nostro banchetto. Dal punto di vista economico a loro non cambia nulla mentre, a livello morale, percepiscono la fiducia e la gioia di essere coinvolti in una comunità che ha compreso l’entità del problema e, con spirito di collaborazione e inclusione, prende parte alla soluzione.

Chi beneficia dei prodotti che raccoglie RECUP?

Gruppi assolutamente eterogenei, una rete di persone che il progetto sostiene ma che a loro volta partecipano attivamente allo spirito dell’attività: si conoscono, parlano, stringono amicizie, scambiano ricette, offrono assaggi di confetture realizzate con i prodotti della recupera. Non di rado, prima della pandemia, abbiamo ricevuto inviti a pranzi e cene.

Chi viene da noi sa che non garantiamo l’assoluta freschezza e nemmeno l’enorme varietà che si può trovare al mercato. Chi viene da noi non è attirato solo dalla gratuità del cibo, ma sposa la nostra causa, scegliendo di non incentivare con i propri acquisti il mercato della sovrapproduzione, che genera inquinamento, degrado ambientale e ingenti sprechi.

Per questo motivo vogliamo rendere chiaro questo messaggio: non è necessario essere “poveri” per decidere di mangiare il cibo recuperato, ma basta avere a cuore la difesa dell’ambiente, mettendo da parte l’insensata vergogna di mangiare “gli scarti” e contribuendo così a questo ciclo virtuoso.

Il lavoro di RECUP va oltre recupero e distribuzione. Riguardo i laboratori educativi?

Creiamo colori da frutta e verdura, e facciamo dei laboratori con bambini di scuole, doposcuola, centri estivi e festival. Offriamo un’esperienza creativa e facciamo luce sul problema sociale e ambientale dato dallo spreco alimentare. Per esempio, con l’acqua di bollitura del cavolo viola si crea un “acquarello” di colore blu.

I bimbi sono inizialmente sbalorditi, sono abituati a pensare che si possa colorare solo con matite e pennarelli, ma più entrano nel vivo dell’attività più imparano a sviluppare un pensiero laterale, che insegna loro a non essere convenzionali anche in questi piccoli aspetti: siamo istruttivi e divertenti!

La novità del laboratorio di trasformazione

Abbiamo lanciato una raccolta fondi per ampliare il nostro progetto. Siamo riusciti a raggiungere il target desiderato e ora possiamo chiudere ulteriormente il ciclo di vita dei prodotti che raccogliamo. Le quantità recuperate sono stratosferiche e spesso quello che non riusciamo a donare alle varie associazioni o a utilizzare noi, volontari e associati, non può essere conservato a lungo e rischiamo di gettarlo. Per questo motivo vogliamo allestire un laboratorio di trasformazione che conterrà sterilizzatori, essiccatori, celle frigorifere e altro materiale.

La partner del progetto è Ilaria Castelli, conosciuta come Chef and the City, che si occuperà direttamente della trasformazione del cibo.

I prodotti saranno vari, da marmellate e confetture a pasti pronti veri e propri. Sogniamo di poter creare posti di lavoro in un’attività che sia una delle soluzioni allo spreco alimentare, che faccia riflettere sulle contraddizioni della grande distribuzione e sull’importanza di una vera economia circolare.

COME ASSOCIARSI A RECUP

Semplice! Compilando il modulo apposito sul sito, o contattandoci su Facebook o Instagram.

La quota associativa è 10 euro all’anno per copertura assicurativa e maglietta. Ti aspettiamo.

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