fbpx

A due passi dal Metaverso e rischi annessi: a voi che cosa potrebbe accadere di sconvolgente?

12 Dicembre 2021
887 Visualizzazioni

Una lettera ricevuta qualche tempo fa in occasione di un dibattito sull’iperidentità riapre una questione non banale su ciò che abbiamo fatto nella vita e che potrebbe ritorcersi contro di noi nel Metaverso.

Cara redazione di Millennial, vorrei pubblicare la mia storia per permettere ad altri ragazzi come me di non cascare in certe tentazioni della Rete e del prossimo Metaverso. Mi chiamo Giacomo, ho 27 anni e ieri mi sono laureato, fuoricorso, in Statistica.

Ma ho chiesto a tutti i miei amici di non postare immagini della mia laurea sui social. Sto vivendo un periodo di paranoia. Perché secondo i miei calcoli attualmente dovrei avere 128 figli ed entro la fine dell’anno 2021 potrebbero essere 134.

Come tutti gli studenti fuorisede ho passato gli ultimi sette anni a bighellonare. Una festa, un’altra festa, qualche esame, voti alti. Aperitivi, apericene, happy hour. Di affitto, qui a Milano, spendo 500 euro per una stanza, a casa di una signora che ha due gatti.

Paga mio padre, ex postino in pensione che vive a Ragusa. Ma da un paio d’anni i gatti della proprietaria di casa hanno smesso di svegliarmi la mattina alle 6. Perché a quell’ora sono già sveglio. Angosciato. Reduce da un incubo ricorrente fatto di volti furiosi che si sovrappongono e mi odiano.

I trecento euro che mi passa mio papà ogni mese per le spese vive hanno smesso di essere sufficienti da un po’. Così due anni fa, mentre maneggiavo dei dati demografici mi sono imbattuto nel sito di una banca del seme in Svizzera. Li ho contattati e dopo un paio di colloqui sono stato convocato per la donazione del mio seme in una cittadina del Canton Ticino. In cambio di un contratto di 20mila franchi svizzeri, pari a 18.426 euro.

Con il mio tenore di vita da studente ci potevo coprire tranquillamente quasi un anno e mezzo. E così è stato. Poi sono finiti ed è cominciato il pensiero fisso, l’ossessione e la fobia: se con il mio seme usato per la fecondazione eterologa sono nati tutti questi figli, c’è una certa probabilità che una parte di questi, nell’arco della mia vita mi trovi navigando attraverso tutte le info che ogni giorno lascio sui social.

E ora, con il Metaverso l’ipotesi sta diventando ancora più realistica. Non sono pronto a questo. Mi viene il panico. Un ricercatore canadese qualche mese fa si è trovato a dover ammettere di essere padre di 900 persone. È bastato il casino di una delle figlie sui social per innescare la bomba. Qualche anno fa poi era uscito un film ispirato a una storia vera di un altro donatore di seme. 

La psicologa dice che ho solo una crisi di identità. Che non voglio diventare grande e responsabile e uscire dall’Università. Che mi identifico nei miei spermatozoi, ovvero nelle mie infinite possibilità di crescita personale e lavorativa. E ora, con l’arrivo di quella seconda vita parallela che offrirà il metaverso?

Immaginate se soltanto cinque di quelle persone tra 20 anni mi venissero a cercare nel metaverso. Sarebbero cinque persone diverse, con idee diverse, caratteri diversi, aspettative diverse. E forse molta rabbia nei miei confronti. Lo dico per la vostra salute mentale, non donate il seme. O almeno non fatelo se siete esperti di calcolo delle probabilità.

LEGGI ANCHE:

Due parole sulla generazione genderfluid

Cosette da sapere sul sesso

I Millennial fanno meno sesso dei panda. Chi si estinguerà prima?