L’Italia ringrazi gli acquisti online e la politica aiuti l’e-commerce

29 Maggio 2024
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Becere chiacchiere da bar ormai superate quelle che vedono l’e-commerce nemico delle aziende italiane: il 7% del nostro PIL è merito degli acquisti online, a dirlo è Netcomm.

Quante volte abbiamo sentito sproloquiare su come la “frenesia e-commerce” uccida il commercio italiano? “Au contraire!”, potremmo dire con certezza oggi, dopo la presentazione della ricerca “L’e-commerce crea valore per l’Italia”.

L’era dell’ibridazione virtuosa tra online-offline

Secondo lo studio presentato da Netcomm in collaborazione con Althesys, proprio l’e-commerce genera un valore condiviso di oltre 133,6 miliardi di euro in Italia nel 2022, pari, appunto, al 7% del PIL. Quello dei benefici dell’e-commerce è un trend in crescita: il dato vede infatti un aumento di quasi 14 punti percentuali sull’anno precedente. 

È poi necessario considerare gli effetti indotti, diretti e indiretti, che la filiera del commercio digitale contribuisce a creare. Parliamo innanzitutto di 1,6 milioni di posti di lavoro (+12,4% rispetto al 2021), che rappresentano il 6,4% degli occupati nel nostro Paese, per un totale di 35 miliardi di euro di salari lordi nella sola filiera. Ma a beneficiare di questa ricchezza è l’intera società, grazie alla contribuzione fiscale generata dal settore: con questa ricchezza lo stato è in grado di investire 49,6 miliardi di euro in servizi pubblici e infrastrutture, migliorando il benessere della collettività e supportando lo sviluppo economico del Paese con il 37% del totale generato, che corrisponde al 9,1% delle entrate fiscali 2022. 

“L’e-commerce come ‘nemico da contrastare’ è un pregiudizio infondato e superato. I numeri parlano chiaro: il 7% del PIL del nostro Paese è generato dall’impatto che la filiera dell’e-commerce ha sull’economia italiana. La politica non può ignorare queste evidenze: stiamo parlando di un comparto che vale oltre 133,6 miliardi di euro, il cui 37% è assorbito dallo Stato tra imposte e contributi, a beneficio dell’intero sistema. Ad oggi, il 4,7% del totale del fatturato delle aziende italiane viene registrato dal canale e-commerce. Pur essendo una percentuale in crescita – essendo quasi raddoppiata dal 2014 quando era al 2,2% – le potenzialità di sviluppo di questo settore sono ancora molto ampie”, ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.

Cosa può fare la politica? Un appello per l’Europa

Il Presidente Liscia non si limita alle celebrazioni del settore digitale, ma sollecita a una riflessione sulle lacune italiane da non sottovalutare: “Il grado di digitalizzazione delle nostre imprese è ancora insufficiente e sono necessarie politiche che le supportino nel cogliere le opportunità di aprirsi ai mercati internazionali attraverso il digitale, incrementando l’export. Occorre intervenire sul sistema educativo italiano orientandolo al digitale con programmi di formazione che forniscano conoscenze operative. Auspichiamo, inoltre, che il Governo adotti strategie di collaborazione sempre più serrate con i soggetti privati a favore del sistema Paese, dove le nuove tecnologie e le innovazioni come l’intelligenza artificiale rappresentano un asset di sviluppo fondamentale per le nostre imprese”.

Netcomm, insieme all’Associazione europea Ecommerce Europe, ha presentato oggi anche il Manifesto Digital Commerce: la nostra visione per il Futuro dell’Europa, che punta a direzionare l’attenzione dei policy maker sul comparto del retail digitale, in qualità di leva per la modernizzazione dei mercati nazionali. L’obiettivo è quello di portare all’attenzione della futura classe dirigente europea precise istanze e richieste, incentrate sulla  sviluppo di un quadro normativo semplice, armonizzato e sensibile verso peculiarità del mercato italiano. Anche le nostre piccole e medie imprese, grazie a precise normative e XXX, devono essere in grado di competere efficacemente, sia a livello europeo che globale.

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