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LOL – Chi non ride è antipatico. E vi diciamo anche perché

LOL Ciro vincitore

Perché quasi tutti i concorrenti erano millennial, semplice. Chi non ride è un asociale e vi spieghiamo perché la comicità non è una questione di gusti.

C’è chi ha confuso il programma con uno spettacolo comico e non di intrattenimento. Chi si aspettava comici che su un palco raccontavano monologhi e barzellette. LOL non è andato in questo modo, è stato più umano e reale ed è meglio così.

La critica a LOL – Chi ride è fuori

C’è chi come Aldo Grasso ha trovato il programma «puerile e che non fa ridere», in un certo qual modo è vero, i momenti di alto umorismo, sintesi di profonde riflessioni sono stati praticamente assenti. Quindi?

LOL ci ha ricordato cosa scatena davvero le risate, le cose qualunque, quelle quotidiane. Noi ci mettiamo a ridere quando un nostro amico inciampa, quando il nostro coinquilino ci fa un taglio assurdo di capelli dopo essersi fumato una canna, piccole cose tutto sommato, inaspettate.

Quante volte durante il giorno ridete per una barzelletta e quante volte per una battuta che viene al volo o una faccia strana? Ricordate “Buona la prima”.

Ecco, in LOL la comicità quotidiana, sale della vita, è stata fatta da dei professionisti: Pintus, Lillo, Frank Matano, The Jackal, Katia Follesa, Caterina Guzzanti, Elio, Luca Ravenna, Michela Giraud. Al tutto si è aggiunto il pepe della competizione, marchio di fabbrica del capitalismo e dei suoi media.

Cosa ci fa ridere davvero in LOL

La risata è contagiosa e se avete visto il programma in compagnia è davvero difficile non ridere, perché ci si rispecchia nei personaggi e nella situazione , molto più di quanto accada, per dire con i monologhi.

Noi umani ridiamo per un amico che rutta all’improvviso, per qualche balletto scoordinato, per degli oggetti strani e per dei colpi di scena prevedibili. Non ridiamo, solitamente, solo quando qualcuno dice una barzelletta.

Momento serietà

Certo possiamo ribattere che mentre il Titanic (Italia) affonda noi siamo in sala da ballo a guardare lo spettacolo di cabaret di Amazon, sacrosanto per Dio. Però lo scopo del programma era intrattenere (e donare 100.000 ad ActionAid). Entrambe cose fatte con successo.

Possiamo anche dire che 100.000 euro per Jeff Bezos corrispondono ad un mio centesimo. Possiamo volendo ridere anche di questo. “Ridere per ridere” lo chiama così il comico Giorgio Montanini, sì ride per evadere dalla realtà, per non pensare in un periodo terribile.

Se tu non condividi l’immaginario sociale e culturale non possiamo divertirci. In LOL la comicità è transgenerazionale, mia madre e mio padre hanno riso, i miei amici più diversi hanno riso. Lo è perché è semplice. Non è semplice far ridere con cose semplici proprio perché è già stato fatto spesso.

Non esiste però il solo per ridere tanto per ridere, l’artista usa la risata per esprimersi. In LOL l’obiettivo non era quello di mostrare l’arte ma solo di ridere. Non è un caso che Elio abbia spesso parlato del suo “percorso artistico” ironizzando subdolamente sulla puerilità del programma.

Perché rido?

Ecco questa è l’unica domanda che forse dobbiamo porci. Così da poter apprezzare a pieno ogni momento. C’è chi crede che la consapevolezza idealizzi le cose fino a renderle un anestetico: la consapevolezza è un mezzo ed essere consapevoli ci permette di poter scavare nel nostro profondo, rendendoci maturi e quindi più partecipi agli eventi.

Grossa parte dei protagonisti hanno innegabilmente una consapevolezza del ruolo della comicità, da Elio alla Guzzanti, da Katia a Lillo, eppure anche loro ridono per delle stupidaggini. Essere consapevoli non significa essere tristi ma dare il giusto peso alle cose. Biblicamente essere in grado di scindere con il libero arbitrio.

In termini pirallendiani quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo pieno di comicità ma senza umorismo. Siatene coscienti da ridere ancora di più e con più gusto.

Risus abundat in ore stultorum

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