L’inarrestabile nostalgia di casa: una nuova tendenza tra gli expat italiani

8 Febbraio 2022
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Come le rondini: Sindrome da expat da ritorno.

La Brexit, con le difficoltà che ha portato nel continuare a vivere nel Regno Unito e il covid, che ha impedito per molti mesi di tornare in vacanza nel proprio paese di origine e di ricevere delle visite da parenti e amici (e continua in molti casi a impedirlo), sono stati due fenomeni sociali che hanno contribuito ad attivare il ritorno o l’idea di ritorno degli expat nel proprio paese d’origine.

Il moto che ha spinto alla fuga si è trasformato in nostalgia e in desiderio sempre più forte di tornare. Come fare a capire se si tratta di un momento di crisi passeggero o di desiderio reale di cambiamento?

Il rischio è l’idealizzazione del ritorno a casa, mossi dalla nostalgia. Un focus fondamentale è che cosa si lascia e che cosa si trova.

Francesca, e il ritorno a Milano

Francesca 44 anni, 15 anni fuori, tra Hong Kong prima e Londra dopo.

«Dopo il covid – le parole di Francesca – avevo voglia di casa, ho avuto una figlia da giovane e adesso che è cresciuta, io e mio marito entrambi milanesi, abbiamo deciso di tornare e di farle iniziare il liceo a Milano. Dopo il primo momento di entusiasmo, ho visto tutte le fatiche della riorganizzazione in un posto nuovo, perché si tratta di un vero e proprio riambientamento e la burocrazia italiana aggiunge una notevole fatica. Anche a livello emotivo si pensa di tornare a come eravamo prima, ma le cose sono cambiate. Gli amici che erano sempre disponibili, visto che tornavamo una volta ogni tanto, hanno la loro vita, a livello di identità ero quella che viveva all’estero ed ero la expat nel paese in cui vivevo, ora chi sono?».

«I genitori – continua – sono invecchiati e le vite degli altri molto organizzate, lontane dalla mia in questo momento. La nostra casa che era il fondamentale punto di riferimento quando tornavamo mi sembra ora troppo piccola e per ora io non ho ancora trovato lavoro, per fortuna mio marito è entusiasta del suo. Non so come mi sento, lo valuterò tra un po’ e chissà, magari per l’università di nostra figlia coglieremo l’occasione per partire di nuovo. Ammesso che ci voglia ancora con lei».

Expat, i requisiti fondamentali per rientrare dall’estero

A livello emotivo può essere un sollievo tornare, ma bisogna anche fare i conti con la propria identità.

Requisiti fondamentali come per la partenza anche per il ritorno sono trovare una casa accogliente (possibilmente una diversa da quella di prima) e un nuovo lavoro che ci entusiasmi.

I rischi sono quello di voler ripartire, e l’ansia di essere in un posto definitivo, forse ci si deve fare i conti anche a seconda delle prospettive di movimento che darà l’evoluzione della pandemia.

Insomma, in ogni caso è importante tornare con un buon progetto alternativo. La mancanza della famiglia e degli amici non può bastare. Cambia comunque la prospettiva a seconda di che vita si abbandona e di che vita si trova.

Giulia, rientrata da Tokyo

Giulia 35 anni, 4 anni a Tokyo.

«Non è stata proprio una scelta quella di andare là – il racconto di Giulia – ero andata per seguire il mio compagno appena conosciuto, avevo avuto una precedente storia sentimentale alle spalle finita male e mi sono lanciata in una nuova avventura. Dopo il primo momento di entusiasmo per il posto nuovo, mi sono accorta che i ritmi lavorativi erano intensissimi – e nonostante la sicurezza economica non ero per niente abituata – e che anche io e il mio compagno eravamo molto diversi».

«Dopo poco – prosegue – sono stata investita dalla pandemia ed era difficile andare via, ma soprattutto ritornare se si partiva e quindi mi sono trascinata un po’ in questa situazione di malessere, anche se la percezione di avere uno sconosciuto in casa era sempre più evidente. Adesso sono tornata e mi sento scappata da una situazione di prigionia, non so quanto c’entri il Giappone o la relazione. Mi sembra tutto bellissimo nonostante le restrizioni che là tra l’altro erano molto meno. Devo trovare ancora un equilibrio».

Ogni caso è a sé, è importante fare la scelta che reputiamo migliore per noi, tenendo conto che può essere reversibile e seguire l’onda, la vita scorre e va avanti, solo il tempo ci farà vedere se si è rivelata giusta.


Irene Muller è una professionista che insieme alla collega Clara Giannarelli, grazie alla loro ventennale esperienza in consulenza psicologica e psicoterapia, hanno dato vita a Psicoterapeute all’estero, un servizio di supporto online (www.psicoterapeuteallestero.com), pensato proprio per tutti gli Expat italiani residenti all’estero o che si trovano spesso a viaggiare o a risiedere all’estero per lunghi periodi, per motivi di lavoro o di studio.

 

Foto: Wikipedia

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