Davvero la schwa alla maturità fa così scandalo? Polemiche e riflessioni

5 Luglio 2023
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L’esame di maturità 2023 è ufficialmente iniziato e la schwa è tornata a galla. È vero, l’Accademia della Crusca l’aveva bella che bandita dalla lingua italiana, ma uno studente ha scelto di proporla nella prima prova di maturità, il tema di italiano. Il risultato? Un bel 17/20, con tanto di polemica.

Ha rischiato non poco Gabriele Lodetti, lo studente maturando del Liceo Plinio Seniore di Roma, che per la prima prova scritta di italiano ha deciso di utilizzare la schwa, il simbolo della comunità non binaria. Il rischio si collega a una questione prettamente “tecnica”: la schwa è stata ufficialmente bandita dall’Accademia della Crusca, che ne vieta l’utilizzo nella lingua italiana. Avendola utilizzata all’esame di Stato e avendo quindi “scavalcato” le regole dettate dalla Crusca, lo studente ha seriamente rischiato l’invalidità della prova (o comunque un punteggio molto basso).

Tuttavia, ciò non è accaduto, ma al contrario pare che il gesto di Gabriele Lodetti sia stato apprezzato, tanto da aggiudicarsi un buonissimo 17/20.

La notizia ha cominciato a circolare sul web e la polemica non poteva non rimanere inesplosa. La vicenda della schwa è diventata virale e ha scatenato un vero polverone, ma il maturando non si è tirato indietro, anzi, ha riconfermato di essere contento della sua scelta. Lodetti aveva un’intenzione ben precisa: rendere il linguaggio più inclusivo, anche quando si tratta di temi scolastici e, dunque, più “formali”. Una specie di guanto di sfida in stile Amici, ma senza guanto bianco da indossare (se non avete colto la reference avete avuto una bruttissima infanzia, ndr): il bersaglio non era tanto la commissione in sé, quanto piuttosto il sistema scolastico e, più ancora nello specifico, la società tutta.

«Perché non usare la schwa se questa è entrata a fare a parte del mio modo di pensare?», è questo ciò che si è chiesto il maturando. La schwa è entrata a fare parte del suo tema di attualità, riguardante la lettera aperta del 2021 al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. L’analisi di Lodetti è attenta e accoglie le sue opinioni personali, dando il giusto peso al concetto di inclusività.

La schwa continua a fare discutere, maturità o non maturità, ancora non convince: la definizione una volta per tutte 

Inserire la schwa all’esame di maturità dimostra quanto le nuove generazioni siano nettamente più avanti su certe tematiche rispetto alle generazioni precedenti. Il gesto dello studente vale più di mille parole: pensate all’onda che è riuscita a scatenare una sola lettera, pensate alla potenza del linguaggio, pensate al rumore che fa la paura del cambiamento.

Che cos’è la schwa? Che cosa significa esattamente? La schwa altro non è che una lettera (una specie di e rovesciata) che punta a rendere la lingua scritta più inclusiva, ma perché? Il motivo è molto semplice: utilizzando la schwa ci si sta rivolgendo a tutte quelle persone che non si identificano né con il sesso maschile, né con il sesso femminile, ossia tutte quelle persone non-binarie, tecnicamente parlando. La derivazione della schwa pare essere ebraica e arriverebbe da shav, che tradotta potrebbe significare “niente” e/o “uguale”.

Il suo utilizzo si rivolge principalmente alla categoria di persone di cui sopra, ma può essere inserita nello scritto anche per surclassare il classico maschile universale e dunque dare spazio a realtà umane eterogenee, senza inscatolarle in compartimenti stagni, ma offrendo loro la grande possibilità di sentirsi incluse, appunto.

Dovrebbe essere la normalità, ma la vicenda di Gabriele Lodetti ci ha dimostrato ancora una volta quanto ancora sia grande la paura del passo in avanti e che basta davvero una sola lettera per ad accendere la miccia.

Schwa o non schwa alla maturità, è davvero questo il problema? Applausi al maturando per il coraggio e la consapevolezza, thumbs down per chi invece pensa che le battaglie da affrontare “siano ben altre”.

Quando si tratta di persone, le battaglie non sono mai abbastanza, anche a costo di rischiare penalità all’esame di Stato. Voi l’avreste fatto?

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