Questo mondo non mi renderà cattivo: Zerocalcare mena forte un’altra volta

6 Luglio 2023
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Questo mondo non mi renderà cattivo, secondo progetto seriale di Zerocalcalcare, ha già vinto. Dopo il successo di Strappare lungo i bordi, il fumettista romano è tornato a raccontarci la sua storia. Non sono mancate le emozioni, una certa dose di lacrime e grandi verità. La visione della serie è consigliabile a chiunque, soprattutto a chi nella vita tende a essere un indifferente.

Con Questo mondo non mi renderà cattivo Zerocalcare torna a occupare il primo posto in classifica delle serie-tv più guardate su Netflix. Il fumettista romano ha colpito un’altra volta nel segno con sei episodi tutti da vivere in un solo, profondo, sospiro di vita.

Tornano i vecchi personaggi con i loro mood, ma è travolgente notare quanto anche loro, pur rimanendo fedeli a loro stessi, ci hanno saputo mostrare lati nuovi delle loro anime. È questa la grande capacità di Zerocalcare: indagare sull’io di ogni personaggio ed, episodio dopo episodio, farci empatizzare con tutte le loro sfumature. Le riflessioni che emergono in Questo mondo non mi renderà cattivo ricalcano alla perfezione lo stato d’animo della maggior parte delle persone, sopraffatte dalle ansie, dalle paure, dagli errori e da quel terribile senso di angoscia verso la propria esistenza.

Ok, forse questa non è una delle premesse migliori per spingervi a guardare la serie, ma sarebbe riduttivo parlare di semplice “emozione”. Questo mondo non mi renderà cattivo è più che emozione: è un pugno nello stomaco di quelli che fanno malissimo perché non ti sei chiuso a palla (Armadillo docet), eppure in un certo senso risulta anche salvifico. Una sorta di catarsi, ma con le budella attorcigliate per i troppi spasmi emotivi.

Zerocalcare porta la sua personale esperienza, ma riesce a traslarla su una dimensione collettiva, comune, del mondo. L’intimismo che ne traspare è totale e l’esperienza del “guardare” diventa immediatamente un’esperienza del “sentire” e dell'”esserci” qui e ora, lì e in quel tempo.

Il senso di spaesamento di Cesare, il non sentirsi al passo coi tempi di Sara: mood comuni per persone comuni

«Tired of feelin’ like I’m trapped in my damn mind», XXX Tentacion l’ha scritto e l’ha cantato finché ha potuto ed è come se quel verso non abbia mai smesso di viaggiare in lungo e in largo nel corso del tempo. La sensazione di essere schiavi dei propri pensieri, o semplicemente schiavi. Di qualcosa, di un sistema, della società, di regole, di ingiustizie: Questo mondo non mi renderà cattivo è lo specchio dei mood di milioni di persone, compreso evidentemente quello di Zerocalcare.

Nella serie c’è Cesare, personaggio centrale del racconto, che ci insegna che dietro una grande stazza e una violenza improvvisa si può nascondere un mostro soffocante e una debolezza impensabile. Cesare è spaesato, ha paura, è nervoso, segue la mandria e poi si perde e cede. Le etichette lo hanno sempre vestito con panni versatili, ma alla fine la corrente lo ha portato a toccare il fondo più buio.

E poi c’è Sara, che ha fatto della sua passione un motivo di vita, ma che improvvisamente si sente come se non avesse fatto nulla. Tutti avanti, sempre più lontani, lei ferma, al solito posto: l’immobile sensazione di farsi strada e non riuscirci. Dov’è finito il suo impegno, il suo quotidiano sacrificio, se anche la sua passione la tiene legata a una panchina mentre tutto il resto del mondo pare essere sempre più sul pezzo di lei?

Siamo tutti un po’ stanchi di sentirci intrappolati nella nostra dannata mente, ma quanto possiamo essere stanchi di sentirci così simili sotto lo stesso cielo? Questo mondo non mi renderà cattivo ci guarda negli occhi, uno a uno, ci schiaffeggia forte, ci percula, ci dice che forse avremmo potuto fare di più quella volta, che ci saremmo davvero potuti impegnare di più, che siamo dei falliti con le nostre ombre incomprese e i nostri iban svuotati.

Eppure siamo vivi, in balia delle onde, le stesse che fanno paura perché non sai mai dove ti porteranno, ma se ti permettono di rimanere a galla e prendere fiato a pieni polmoni, allora avere paura può valere la pena.

Non c’è tempo per essere indifferenti, c’è tempo per essere solamente sé stessi e ritrovarsi anche sbagliati, ma riconoscersi quando ci si guarda allo specchio.

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