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L’impatto di Steve Jobs sui millennial e il mondo del lavoro in 4 frasi

5 Ottobre 2021
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Il 5 ottobre 2011, se ne andava Steve Jobs, cancro al pancreas. Fondatore della Apple e della Pixar, ideatore del Mac e dell’Iphone. Questa non è la sua biografia né il suo necrologio. Steve Jobs è per i millennial molto di più, il boomer da rispettare, ammirare e prendere ispirazione, nel lavoro.

Alcune cose si riescono a comprendere solo a distanza di tempo, forse l’impatto che Steve Jobs ha avuto sul mondo del lavoro e sui millennial è una di queste. Di pagine ne sono state scritte tante, noi proviamo a darvi consigli partendo da quattro suoi spunti.

«Sono stato fortunato, ho trovato ciò che amavo fare presto nella vita»

Per prima cosa la passione. Quindi “che cosa vuoi fare da grande”?

Ecco, se dopo tanti anni ti dai ancora la stessa risposta forse è quella giusta. Non significa vendersi ma essere abili a trasformare la propria passione in qualcosa di profittevole.

Solo se ciò che fai ti soddisfa puoi farlo a lungo e senza uscirne inficiato fisicamente e mentalmente. Le persone soddisfatte del proprio lavoro hanno questo in comune sono stimolati a farlo, non per forza felici.

«Vivi con il sudore sulla fronte ma non vivere per sudare» direbbe Pepe Mujica, qualcuno direbbe che il cibo senza sacrificio è cibo senza sale. Beninteso che la parola lavorare ha un’accezione negativa e Dio ci ha dato il lavoro per punirci nella genesi, tanto che dobbiamo lavorare vale la pena fare qualcosa che ci piaccia.

«Siate affamati, siate folli»

A 30 anni ancora alla domanda “che vuoi fare da grande” non sai darti una risposta? Io a 18 anni non sapevo neanche esistessero molti dei lavori che ora faccio o che fanno i miei colleghi. L’animale uomo è curioso, deve esplorare e scoprire il territorio. Più cose si conoscono, in più cose ci si immischia, più possibilità si hanno. Sei gli orizzonti che hai.

Si esplora quando si ha fame e un po’ di follia, quindi non saziarti mai.

«Le cose migliori negli affari (business) non sono mai fatte da una persona sola. Sono fatte da un gruppo di persone»

Anche se Steve Jobs era uno che pretendeva tantissimo ed era odiato dai colleghi, come molti capi boomer. Eppure ha sempre riconosciuto l’importanza dei giusti collaboratori e dipendenti. Questo ci riporta a un tema attualissimo, ovvero è importante avere una guida più che un capo.

«Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato allo specchio ogni mattina e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?” E ogni volta che la risposta è stata “No” per troppi giorni di fila, so che devo cambiare qualcosa»

Non ossessionarti.

Steve Jobs è stato adottato, la sua ricerca del prodotto perfetto non è altro che il suo bisogno di accettazione mai soddisfatto. Così ossessionato dai suoi prodotti che per certi versi l’hanno ucciso. In alcune medicine il pancreas è collegato al bisogno di autostima.

Ecco forse l’ossessione del lavoro uccide. Think different e non morire come lui.

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