Perché è così difficile essere sé stessi online? L’ossessione del “sembrare” è più forte dell’autenticità

15 Luglio 2023
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È recente un video di TikTok in cui una influencer finge di raccogliere i rifiuti in spiaggia a Bali per poi lasciarli lì. Il motivo? Fare il video per i social e raccontare una versione di sé che, evidentemente, non esiste.

A pubblicare il fatidico video è stato Noy Roca, creator digitale che su TikTok ha nome The Social Jocker. Se i video che solitamente posta non hanno mai raccolto numerosissime visualizzazioni, l’ultimo ha invece fatto il botto di views e di condivisioni, diventando virale ovunque, persino nelle principali testate giornalistiche. Nel video si vedono due ragazze in una spiaggia di Bali mentre stanno creando contenuti social. Una delle due ragazze è l’addetta alle riprese, l’altra è la protagonista del video, intenta a raccogliere i rifiuti sparsi in lungo e in largo nella spiaggia. Tutto è costruito alla perfezione: l’influencer balla contenta mentre mette i rifiuti dentro grandi sacchi neri e fiera si lascia riprendere dall’amica. Tutto molto normale, direte voi, ma alla fine del video si vedono le due giovani lasciare tutta l’immondizia abbandonata proprio lì, su quella spiaggia.

Era tutto finto, dall’inizio alla fine: una costruzione illusoria per raccogliere la solita, noiosa, approvazione sui social.

Inutile dire che l’onda mediatica nata dalla diffusione di questo video sia stata enorme: c’è chi ancora sta cercando il nome delle due ragazze, chi non vede l’ora di scoprire chi è l’influencer che ha architettato tutto questo e chi ha già espresso parole poco dolci nei suoi confronti. Il punto, qui, non è il “chi”, bensì il “perché”.

Perché “sembrare” quando si può solo “essere”? L’ossessione di apparire e di cercare consenso sui social è l’abitudine più tossica di internet

Sui nostri profili social possiamo essere chi vogliamo: non c’è affermazione più vera, ma perché molto spesso ci troviamo a essere chi non siamo? La semplice verità annoia? O è solo perché vorremmo mostrarci sempre felici? È la società a spingerci a fingere? O siamo noi che non siamo contenti di quello che siamo e di quello che facciamo?

Le domande potrebbero continuare all’infinito, ma il caso dell’influencer che finge di raccogliere i rifiuti solo per postare il video e raccogliere qualche like è la prova che qualcosa, nella narrazione social, è irrecuperabile. Si tende sempre di più a volere sembrare, mai a volere essere realmente: uno specchio che non riflette ma che plasma, un’immagine che non è sdoppiata ma è distorta, un racconto fittizio alla ricerca del consenso.

Tendiamo a proporre ciò che, fondamentalmente, può funzionare meglio. Perché farci vedere tristi e preoccupati quando possiamo fingerci felici con uno spritz in mano? Perché ammettere che certe cose ci stanno sulle scatole quando possiamo andare dietro alla mandria perché è la via più semplice? Perché mostrarci insicuri e fragili quando possiamo raccontarci spavaldi e sempre al top? A volte può essere giusto pubblicare quando si è nel mood “buono”, onde evitare di appesantire in primis noi stessi, e a volte potrebbe anche fare bene fingere di essere felici, ma è chiaro che fingere di essere chi non siamo solo per un cuoricino in più non porta ad alcun risultato.

Fingere qualcosa per sembrare qualcun altro: la ricerca dell’euforia perpetua ci distrugge dentro

Fingere come “dare forma“, “plasmare“, “inventare“: è esattamente quello che la maggior parte delle persone fa sui social. Essere chi non si è per paura di non essere accolti dal pubblico, dal mondo; trovare un modo per raccontarsi diversi solo per apparire giusti, solo per apparire. La verità è che ci fa così paura l’idea di non essere “accettati” dalla società che finiamo col perdere di vista la nostra identità: siamo o sembriamo? Questa è la vera domanda da porsi.

Siamo sempre costantemente alla ricerca di un’euforia perpetua, per dirla alla Pascal Bruckner (male se non avete letto il libro, rimediate!), ma siamo anche sempre alla costante ricerca di approvazione, senza la quale cadremmo nell’oblio e a volte stare da soli con sé stessi può fare paura. Che cosa vale di più, però? Fingere di essere pro-ambiente e raccogliere i rifiuti in spiaggia per poi lasciarli lì solo per fingerci diversi, o letteralmente fregarsene dell’ambiente e accettare che di quel dato tema non ci importa? Qual è la mossa migliore da fare? Vale di più una manciata di like o l’idea di essere coerenti con sé stessi?

C’è talmente tanta superficiale finzione da sentirci ubriachi di tutto: parole, immagini, suoni, trend, filtri. E se in un mondo come questo si può essere tutto, perché è ancora così difficile essere e basta?

Quei rifiuti, intanto, stanno ancora là, vittime inconsapevoli di una storia finita male.

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