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Il country style di Beyoncé, tra appropriazione culturale e parto dei fantasisti del digital marketing

8 Maggio 2024
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Colonizzare il country a colpi di rodeo, la star lo ha fatto perché oggi questo è il modo di provocare, o altri figuri l’hanno costretta a montare in sella?

Articolo apparso qui. Già al SuperBowl era parso che si trattava di un’invasione di campo. Beyoncé, una delle stelle planetarie della musica, aveva scelto la finalissima del campionato di football americano per annunciare il suo nuovo album, “Cowboy Carter”. Non un album qualsiasi, ma un disco country. Un omaggio al suo Sud (la cantante è originaria del Texas), certo, ma pure un terremoto nel mondo musicale americano: un’incursione di un’artista afroamericana in un genere considerato regno bianco per eccellenza. Tanto che una radio dell’Oklahoma si era rifiutata di trasmettere “Texas Hold’em”, uno dei due brani anticipazione dell’album, per poi scusarsi e mettere in onda i pezzi nel giro di 24 ore.

L’incidente si è risolto in fretta, ma la riflessione provocata dall’ardire di “Queen Bey” rimane: sono tante le persone che hanno aiutato il country a diventare il genere musicale più rappresentativo d’America. Origine e strumenti – come il banjo – sono debitori dell’epoca degli schiavi, ma salvo rarissime eccezioni le radici “black” non trovano rappresentazione. Nelle radio country meno del 4,5 per cento dei brani trasmessi è cantato e suonato da afroamericani. Alla Hall of Fame country di Nashville, il pantheon della storia di questo genere musicale, solo tre cantanti su 155 sono afroamericani: il primo – Charley Pride – è entrato a farne parte solo nel 2000.

Nella culla della musica country Don Cusic è considerato uno di quelli che “sa tutto”. Tra i suoi allievi c’è chi ha lavorato con premi Grammy e lui è il fidato consulente di Ken Burns, noto in tutti gli Stati Uniti per i suoi documentari sul genere country. Nel suo ufficio lungo la “Music Row” di Nashville dove hanno sede le principali case discografiche, Cusic spiega la resistenza a Beyoncé: “Ciò che è country è ciò che viene accettato dall’industria country e dal pubblico country e le radio (e lo streaming) hanno un ruolo fondamentale in questo”. Ma dai brani anticipati possiamo dire che Beyoncé è country? “Le canzoni sono country. Ciò significa che Beyoncé è country? No, non lo è. Beyoncé è pop, R&B, rap, hip hop. Tutto questo”.

Il pubblico country è tendenzialmente bianco e conservatore. Il genere È un retaggio un po’ razzista che persiste? “È stato il mercato a dividere la musica country – spiega Cusic. Il genere in sé è un meticcio perché ha radici e influenze differenti. Ma tradizionalmente c’è sempre stato un mondo black e uno bianco, separati, e queste barriere sono difficili da superare”. Ma Beyoncé aiuterà a superarle? “Penso che Beyoncé consentirà di aprire un po’ più le porte, ma il suo impatto forse si percepirà solo tra molti anni. Mi viene in mente Ray Charles negli Anni Sessanta. Le sue canzoni erano country e western, ma non venne mai trasmesso dalle radio country, era considerato Rhythm’n’blues e pop. Oggi tutti riconoscono la sua influenza sul genere”, chiosa Don Cusic. “Chissà, i teenager che oggi ascoltano l’album di Beyoncé quando avranno 30, 40 anni la riterranno definitivamente country”. In attesa di capire se ridisegnerà il genere, il country nero di Beyoncé, nel frattempo, ha già conquistato la vetta delle classifiche.