Storia di quelle 4 o 5 cose che portano sfiga, o almeno pare

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26 Giugno 2017
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Nonno Lev (Tolstoj), scrittore sì, ma anche vecchio biscazziere e donnaiolo debosciato, diceva che «Nessuno è più superstizioso degli scettici». Posto che quindi un po’ ci crediamo, cerchiamo di essere pratici: come gesto apotropaico, contro le cose che portano sfiga che cos’è meglio? Toccare ferro, toccare legno, o toccarsi e basta? Vediamo di capirci qualcosa.

Toccare ferro

Porta bene. L’abitudine di toccare ferro contro la iattura, si attribuisce all’idea di spade, di sciabole o di altre armi, che simboleggiano la difesa. Mentre nei Paesi del nord, l’usanza prevede di ripararsi dalla iella toccando il legno per cause che ancora non sono studiate a dovere. Forse perché avevano capito che il legno isolava da fulmini? Vi sono forse evidenze scientifiche? Mavvvaaaaaa. Toccarsi, gesto volgare italicissimo quanto scaramantico invece non ha una vera e propria spiega ma come spesso accade si dà la colpa ai romani (te pareva). I quali appendevano falli sulle porte: in quanto simbolo di fertilità chi entrava era tenuto a toccarle.

Aprire l’ombrello in casa

Jella. Le notizie che abbiamo di questa comune superstizione risalgono al Medioevo, quando i preti eseguivano l’unzione degli infermi con un ombrello nero aperto. Paura eh? Al pari con il lasciare soldi sul letto, anche l’ombrello in casa ha a che fare con brutte robe. Se proprio vi piove in casa hanno inventato i cappucci, lo sapete? In ogni caso se siete superstiziosi fate attenzione: oggi moltissimi ombrelli di fabbricazione cinese scattano all’improvviso aprendosi in salotto tra il raccapriccio degli astanti.

Appendere un ferro di cavallo dietro la porta

Culo! Gli antichi greci sostenevano che il ferro di cavallo appeso alla porta impediva al male di entrare. Tradizionalmente si preferiva il ferro degli asini perché dotato di setti fori, il numero magico per eccellenza. Che aspetti? Corri in ferramenta e acquista subito un ferro di cavallo da asino. Se ti fanno notare che vivi in centro a Milano al 7mo piano e che quindi non hai un asino (oppure quelli che hai in casa non li puoi ferrare) il consiglio Millennial è fare outing, subito.

Posare il cappello sul letto

Mala suerte. Mettere il cappello sul letto è un presagio che qualcosa di brutto sta per accadere. Questa comune superstizione probabilmente ha a che fare con i sacerdoti che quando si recavano dal malato per impartire l’estrema unzione, avevano l’abitudine di adagiare il loro copricapo sul letto. Ombrelli, cappelli, soldi che traffico!

Trovare un quadrifoglio

Culo! Ma come fa un trifoglio ad avere 4 foglie? Probabilmente si tratta di un errore di trascrizione genetica, fatto sta che proprio per questa sua rarità, il quadrifoglio è il simbolo della fortuna per eccellenza. Comodamente riposto nel borsellino può avviare una generazione spontanea di denaro. Ma non è detto che ciò avvenga, potete però sempre inventare un fidget spinner a quattro buchi. Se si vende come quello a tre buchi il borsellino non basterà a contenere tutta la vostra riccanza.

Trovare una coccinella

Ti va di culo. Nelle leggende mitologiche, le coccinelle rappresentano le dee della fortuna e dell’abbondanza. Gioca a loro favore il loro bel colore rosso, ricco di significati positivi e vitali come amore, forza e sicurezza. Rispetto a questo vezzeggiato coleottero i suoi parenti, come i cerambicidi o i carabidi sono invece spesso scambiati per scafazzi e dunque squicciati senza pietà. Sarebbe bello evitare questo scempio così che sicuramente, in ottica ghandiana una rinnovata pace tra specie porterà fortuna a tutti.

Rompere uno specchio

Sfiga nera della durata stimata di 7 anni. Rompere uno specchio nell’antica Grecia era veramente un dramma. Infatti si prediceva il futuro di una persona analizzando il suo volto in uno specchio. Un’immagine distorta non era certo il massimo per gente che doveva partire a far casino . E i sette anni? Colpa dei romani, ovviamente. Costoro ritenevano che ogni persona attraversasse cicli di salute e malattia della durata di sette anni.

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