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BergamoIncontra 2025: cercare ciò che inferno non è

20 Ottobre 2025
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Al ChorusLife tre giorni di dialoghi, mostre e testimonianze per raccontare la forza del Bene che resiste

“Ciò che inferno non è”. È da questa immagine di Italo Calvino che ha preso forma la 18ª edizione di BergamoIncontra, il festival che da quasi vent’anni invita la città a riflettere sui grandi nodi dell’esperienza umana. Non un tema letterario, ma una domanda concreta: come riconoscere ciò che, dentro le contraddizioni del mondo, resta vivo, buono, capace di generare speranza?

Per tre giorni, negli spazi del ChorusLife di Bergamo, studiosi, testimoni, artisti e religiosi si sono confrontati su questa soglia tra buio e luce, male e bene, disperazione e rinascita.

Il Bene come realtà concreta

Sin dall’incontro inaugurale, il messaggio è stato chiaro: il Bene non è un’idea astratta, ma una forza concreta che attraversa la realtà.
Nelle parole di Michela Milesi, presidente dell’Associazione BergamoIncontra, “anche nei luoghi più oscuri c’è qualcosa che resiste, che continua a generare vita”.

Il medico e docente Giancarlo Cesana ha rilanciato questa prospettiva, ricordando che la speranza è una strada, non un sentimento: “Ciò che inferno non è, è l’indicazione per dove devi andare”. La stessa direzione è stata seguita dall’attore Giacomo Poretti, che con Gabriele Allevi ha dialogato sul ruolo della bellezza come segno del divino: non fuga, ma presenza che svela senso anche nella fatica di vivere.

Politica, educazione, fragilità: il Bene come responsabilità

La giornata di sabato ha intrecciato temi civili e personali, mettendo al centro la responsabilità e la cura.

Nel dialogo L’impegno cristiano in politica, Elena Bonetti, Mons. Massimo Camisasca e Valentina Castaldini hanno discusso di come la fede possa farsi azione pubblica, riscoprendo il valore del dono e del dialogo. La sindaca Elena Carnevali ha aggiunto una nota di realismo: anche la vita amministrativa conosce i suoi “inferni”, ma la possibilità del Bene passa dal non cedere al cinismo.

L’umanità del dolore è stata invece al centro di L’amore che abbraccia il dolore, dove diverse testimonianze femminili hanno mostrato come la sofferenza possa diventare occasione di rinascita.
Mentre in Educare è amare, con Eraldo Affinati e Francesco Fadigati, l’educazione è stata raccontata come atto di fiducia: “Valutare significa dare valore”, ricordava uno dei relatori, ribaltando la logica del giudizio in quella della stima.

Testimonianze di pace e libertà

La giornata conclusiva ha portato sul palco esperienze che raccontano il Bene nella storia.
La mostra Franz e Franziska. Non c’è amore più grande, dedicata ai coniugi Jägerstätter, ha ripercorso la scelta di due sposi che opposero la loro coscienza al nazismo fino al sacrificio.
Accanto a loro, la mostra su don Antonio Seghezzi, sacerdote bergamasco morto a Dachau, ha offerto un ritratto di fede vissuta come resistenza morale.
E i giovani di Gioventù Studentesca, con Profezie per la pace, hanno portato in scena esperienze di riconciliazione nate nei luoghi di guerra.

Il festival si è chiuso con l’incontro La pace è un lavoro artigianale tra Fra Francesco Ielpo e Davide Prosperi, che hanno ricordato come la pace non sia un sentimento vago, ma un lavoro quotidiano: fatto di gesti, di relazioni, di una responsabilità personale che precede la politica.

Il Bene che resiste

In un tempo in cui la cronaca spesso sembra dominata dal conflitto e dalla paura, BergamoIncontra ha scelto di raccontare il contrario: che il Bene non è un’eccezione, ma una presenza ostinata dentro la realtà.
Non una consolazione, ma una forma di resistenza civile e spirituale.
E in questo senso, il festival non si è limitato a proporre incontri o mostre: ha costruito un luogo di sguardo, dove l’esperienza umana è tornata ad apparire nella sua interezza, fatta di ferite, ma anche di una sorprendente capacità di bellezza.

Bergamo Incontra 2025, Chorus Life