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Il loop della sindrome dell’impostore

13 Luglio 2021
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«Gli altri candidati meritavano il posto più di me… Chissà quando scopriranno che non sono una freccia in Excel».

Così ha inizio la nostra carriera da impostori. Si stima che il 70% delle persone ne abbia fatto esperienza almeno una volta nella vita. O siamo una popolazione  particolarmente fortunata oppure siamo degli immeritevoli cronici, sopraffatti dall’ansia di profili LinkedIn dalle competenze ineccepibili.

Non importa se hai due lauree, se hai viaggiato e se parli alla perfezione cinque lingue, i millennial vivono con il confronto tra le mani, non solo estetico ma anche professionale. In una continua corsa alla perfezione, nella costante consapevolezza delle proprie mancanze, ci si sente sempre come in una libreria: pieni di libri non letti.

Le caratteristiche dell’impostore

L’impostore dubita di sé stesso, delle proprie capacità, conoscenze, del proprio essere all’altezza della situazione e vive nella paura costante di essere scoperto nelle sue lacune, insicurezze e fragilità.

Non interiorizza il proprio successo, ma gli attribuisce cause esterne. Abitudine che si amplifica quando si parla di donne che lavorano in settori a prevalenza maschile, come quello tecnologico.

I meriti sono dettati dal caso, dalla fortuna, dalle coincidenze o dal paio di jeans preferito. Di certo però non è merito del lavoro, dello studio e della propria dedizione. Questo genera un senso di insicurezza che rafforza il rapporto causale secondo cui «se non sei sicuro di te stesso non sei competente».

L’impostore guarda con occhi scintillanti le persone sicure, spesso attribuendogli altre qualità positive anche se non rispecchiano la realtà. Si chiama halo effect, un po’ come quando a prima vista si reputa intelligente un ragazzo di bell’aspetto.

Ricordare questo bias al primo appuntamento forse non cambia la vita, ma può svoltare la serata. Anche la stessa sindrome dell’impostore ha il suo lato positivo, per esempio può spingere le persone ad approfondire e informarsi e diventare un utile incoraggiamento.

Scendere a patti con la sindrome dell’impostore

Dunque, qual è l’alter ego dell’impostore? Il narcisista equilibrato.

Il narcisista equilibrato ha un’autostima stabile, ha amor proprio senza presunzione, desidera realizzarsi, prova soddisfazione per i successi propri e altrui, è empatico e ha piacere a relazionarsi.

Usciamo dalla gabbia di significati, dai pregiudizi, dagli autogiudizi: il narcisismo ha diverse forme, può essere fragile o appuntito, ma anche sano e benefico.

Per tutti i millennial che si sentono degli impostori è arrivato il momento di imparare a essere un po’ più narcisisti. Ricordare il proprio successo, normalizzare la sindrome, dargli una cornice positiva e farla diventare un’alleata nello studio e nel lavoro.

Foto in copertina: La Casa De Papel

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