Spot David Lynch: le pubblicità deliranti del sommo guru del nonsense

21 novembre 2018
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Lo sapevate che il grande regista americano vanta una lunghissima carriera nella regia di pubblicità? Ovviamente gli spot David Lynch sono completamente folli.

 

E’ un personaggio poliedrico, David Lynch, lo conosciamo principalmente come regista di film surreali e spiazzanti, ma in realtà è anche un pittore e uno stimato pubblicitario. Ah, è anche un fotografo, un imbianchino e uno spogliarellista quando gli capita.

Se avete visto almeno un suo film, potete capire facilmente che David Lynch è un personaggio da internare in qualche eremo buddista in Bhutan perché la nostra società non è pronta per lui. I suoi film hanno la capacità di confondere la gente ma, anni fa, un critico verosimilmente fatto di qualche sostanza venusiana li ha definiti: “I più grandi capolavori del cinema surrealista, astratto ed espressionista della contemporaneità”. E per questo motivo Lynch si è evitato il manicomio ,diventando uno dei migliori registi della contemporaneità.

 

Dagli anni 80, ai primi del 2000, anche i brand mondiali hanno iniziato ad osannare David Lynch, affidandogli la comunicazione dei loro prodotti. Ha firmato il corto del test di gravidanza Clear Blue, del caffè Fairtrade e persino della pasta Barilla. Ma uno dei suoi spot più significativi è quello per le Adidas Tubular, uscito nel 1993.

Il titolo di questo spot David Lynch è The Wall, ovvero il muro, e il protagonista è un corridore ripreso durante il suo allenamento. Il concetto è molto semplice: Il protagonista corre verso un muro, che rappresenta letteralmente “il muro dell’atleta”, ovvero quel momento in cui durante una gara lo sportivo inizia a cedere, rallentare, e  a volte arriva persino ad abbandonare la gara. I motivi per cui appare questo muro sono: una preparazione non adeguata, una condotta di gara sbagliata o una scarsa alimentazione. Insomma, un mostro che gli sportivi conoscono molto bene.

Per i primi 15 secondi di questo spot David Lynch tutto sembra stranamente nella norma: l’atleta corre, il muro è sempre più grosso, inquadratura delle scarpe, lui fa fatica, inquadratura delle gambe, si sale fino al viso, zoom sull’orecchio.

Quando vedi un orecchio, devi capire che Lynch sta arrivando e che da quel momento in poi, tutto ciò che vedrai, non sarà più normale. E’ una burla lynchiana che stravolge la sequenza narrativa, e d’un tratto si passa da uno scenario all’altro ignorando completamente il senso logico degli avvenimenti.

Entriamo nell’orecchio del corridore, vediamo il sangue che pulsa nelle sue vene, una bomba atomica scoppia nei suoi occhi, l’elettricità scintilla attorno al suo cervello. Una bocca spalancata, grida, prende fuoco. Uno scorpione bianco entra nella scena, a caso. Il tutto diventa molto angosciante, ma non è nulla rispetto a quello che ci aspetta nel finale.

 

Alla fine dello spot Davide Lynch la testa del protagonista scoppia e si trasforma in una nube di fumo grigia che salendo fino al cielo si mischia con le nuvole. Ed ecco che torna il nostro atleta, correndo tra i fumi del suo cervello scoppiato. Ha superato le difficoltà, ha abbattuto il muro grazie all’energia delle sue nuove Adidas Tubular ed è riuscito a vincere la gara.

Beh, che dire, tutto molto strano… ai giorni d’oggi, se un’idea del genere fosse venuta ad un sempliciotto pubblicitario qualunque lo avrebbero preso a schiaffi e licenziato subito ma ovviamente quello che esce dalla mente di Lynch è sacro.

Mi piace immaginare – perché anche io sono potenzialmente una grande regista – che i dipendenti dell’azienda Adidas siano stati torturati in uno sgabuzzino e obbligati a vedere Rabbits di David Lynch in loop per tre giorni interi, così da convincerli ad assecondare tutti i deliri del regista.

 

 

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