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Perché Franco Battiato è così amato dai millennial?

24 Marzo 2021
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Non sono passate nemmeno 24 ore.

Non è troppo tardi per ricordare il 76esimo compleanno di Franco Battiato, nato a Ionia, in provincia di Catania, il 23 marzo 1945, genio assolutamente compreso e amato dai millennial come pochissimi altri al mondo. Un’ammirazione pura, incondizionata, che la sua lontananza dalle scene – il suo ultimo concerto è datato febbraio 2016 – e le voci sul suo stato di salute non hanno né intaccato né rafforzato, ma semplicemente consolidato come una realtà immanente e allo stesso trascendente.

Perché Franco Battiato è così venerato?

I motivi per i quali Battiato è così venerato sono molteplici e tutti giustificatissimi. Per comprenderne l’integrità e la coerenza sia del pensiero che dell’azione valga per tutte l’intervista che rilasciò a Luca Valtorta di Repubblica nel 2014, una delle più cliccate sul web nonché una delle migliori in assoluto con il maestro catanese. Altrettanto imprescindibile il libro “Franco Battiato”, scritto da Aldo Nove, uscito lo scorso anno per Sperling & Kupfer.

«La sua musica è un dono, un invito a smarrirsi per poi ritrovarsi. È – si legge nella presentazione del libro sul sito della casa editrice – un’esortazione a sperimentare continue incursioni in un altrove sconosciuto, negli infiniti mondi lontanissimi che possono aprirsi lungo il cammino delle nostre vite».

 La filosofia del maestro Battiato

La costante ricerca di nuovi mondi, immaginare e pensare che lo scibile umano sia da scoprire e riscoprire ogni giorno, sempre con una coerenza inimitabile: ecco perché Battiato è entrato nel cuore e nella mente dei millennial per non uscirne più.

Senza dimenticare il suo essere d’avanguardia e precursore allo stesso tempo, senza mai abdicare a valori che si tramandano da sempre, la famosa ricerca di un centro di gravità permanente su tutti, così come è ovviamente bellissimo perdersi nell’incantesimo – i calembour con un repertorio così vasto sono facilissimi, chiediamo venia – sprigionato dalla sua musica e dalla sua voce.

Un esempio per tutti? Il testo di “Povera Patria” («tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni»), brano uscito nel 1991 e appena riproposto all’ultimo Festival di Sanremo da Colapesce e Dimartino, con tanto di cameo vocale del maestro a mo’ di omaggio e tributo. Uno dei pochi momenti da salvare in un’edizione che non sarà certo ricordata per i suoi contenuti musicali. 

Qual è l’insegnamento di Franco Battiato?

E soprattutto i millennial adorano Battiato perché sperano che prima o poi torni l’era del Cinghiale Bianco. «Il cinghiale bianco – si legge sul sito di Battiato – indicava presso i Celti il sapere spirituale, la Conoscenza. Penso che sia venuto il momento di non perdere più tempo appresso ai problemi sociali ed economici, facendoli apparire come inesorabilmente oppressivi ed unici responsabili del nostro star male. Perdere tempo intorno alla dialettica servo-padrone ha il solo scopo di allontanare dai problemi ben più seri e fondamentali quali per esempio la comprensione dell’universo e della relazione nostra con esso».

Ecco in che cosa consiste l’insegnamento di Battiato: saper guardare avanti, saper guardare oltre, cercare risposte a domande che non si sa ancora nemmeno formulare. Senza necessariamente trovarle – né le une né le altre – ma senza mai smettere di cercarle.

 

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