The Rain. Un virus che fa un po’ come katzo gli pare ci ucciderà tutti

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15 Novembre 2019
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La seconda stagione di The Rain non prevede più piovaschi sparsi su una Scandinavia distopica, ma il virus che la pioggia aveva diffuso nella prima stagione continua a diffondersi.

Come prima cosa serve un brevissimo della stagione precedente: una pioggia infetta ammazza tutti coloro che vengono raggiunti da essa in pochi minuti. Un medico che sa cosa sta accadendo fa nascondere la sua famiglia in un bunker. Lì la giovane Simone (Alba August) e il fratellino Rasmus (Lucas Lynggaard Tønnesen) vivranno per anni.

Una volta usciti dal bunker  scopriranno che il padre ha contribuito a creare il virus e lo ha inoculato dentro Rasmus. Il ragazzino è il paziente zero, portatore di contagio sicuro per chi lo tocchi ma forse anche di una possibile cura.

La prima stagione si chiudeva con la fuga dagli scienziati dell’Apollon insieme al gruppetto di ragazzi con cui si era creata un’amicizia. La seconda invece si apre con la ricerca di un nuovo laboratorio dove cercare una soluzione al contagio.

Questa stagione è brevissima, solo sei episodi, ma molto densa di avvenimenti: fughe, morti e soprattutto ribaltoni.

La struttura è corale con diverse linee narrative e l’introduzione di alcuni personaggi nuovi, che abitano un laboratorio-bunker nascosto. Tra questi abbiamo Fia, scienziata prodigio, e la giovane Sarah, un’adolescente affetta da una malattia inguaribile.

Proprio Sarah farà breccia nel cuore di Rasmus, che le rivela di avere delle visioni terrificanti di se stesso bambino che proibisce di farsi curare.

Nel frattempo la sorella Simone (senza neanche una laurea in biologia) e Fia (che invece ha un dottorato) provano a creare un vaccino ignare del fattoche ciò potrebbe  rinforzare il virus.

Il problema di questa stagione di The Rain è la scarsa coerenza delle dinamiche, un esempio tra tutti la contagiosità di Rasmus. In teoria chi lo tocca è spaccaito ma più di una volta ci sono contraddizioni. Il ragazzo a un certo punto inizia a emettere dei fumi neri, che sono emanazioni del virus stesso, e che incredibilmente sono selettive, cioè colpiscono a comando secondo la volontà del ragazzo.

Accettando pure che sia un super virus è un tantino ingenuo pensare che possa essere direzionato come un ventilatore. O no?

Non parliamo poi di tutte le volte in cui se ne va in giro per il bunker senza che nessuno lo veda o senta, quando dovrebbe essere super sorvegliato.

Nonostante queste incongruenze e altre ancora, la brevità della serie spinge a una visione compulsiva e lascia poi il finale aperto a un proseguimento pressoché certo.

Speriamo quindi  che la terza stagione sia più coerente perché in fin dei conti vogliamo sapere come andrà a finire.

 

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