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Come fare la vita del nomade digitale senza usare Aribnb o Booking

22 Maggio 2022
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La vita da nomade digitale è possibile. Il sogno dei millennial, lavorare viaggiando per il mondo, è una realtà sempre più concreta, iniziata grazie alla transizione digitale e accentuata dalla pandemia.

Secondo i dati di nomadidigitali.it, la comunità di persone che lavora in smart working e che ha dato l’addio definito alla scrivania ha raggiunto numeri da record. Si stima che nel mondo ci siano 35milioni di lavoratori che si definiscono “nomadi digitali”, le cifre sono ancora più impressionanti se comprate al numero di abitanti delle grandi nazioni: “Se la comunità globale dei nomadi digitali fosse un Paese si classificherebbe al 41° posto per numero di abitanti, subito dopo il Canada (37.742.154) e il Marocco (36.910.560)”, si legge sul sito. 

Una delle sfide maggiori per i nomadi digitali è trovare sistemazioni economiche a breve termine nei luoghi che si decide di visitare, tanto che ha volte si ha la sensazione che il mercato sia monopolizzato da Booking e Airbnb. Celena Liu, un membro della comunità nomade, ha condiviso la propria esperienza su Medium svelando i segreti degli affitti brevi: “Sì, ci sono delle ottime alternative davvero economiche”. 

Ricerche alternative

“Stavo cercando Airbnb a Budapest, in Ungheria, città in cui volevo temporaneamente trasferirmi. La vita in generale è molto conveniente e i prezzi degli affitti sono più bassi, – scrive Liu – un buon appartamento con 1 camera da letto nel centro città costa in media €450–550. Su Airbnb, non sono riuscita a trovare appartamenti per meno di €1900, il che è assurdo visto che è 4 volte più caro rispetto ai prezzi medi”.

Con la fine delle restrizioni imposte dalla pandemia e la crescita dello smart working, i prezzi degli immobili in affitto sono tornati ad aumentare. E questo non avviene solo in Europa: “Quando ero a Playa del Carmen, in Messico, i prezzi degli affitti brevi avevano raggiunto le stesse somme degli affitti di New York City ($ 2000–4000 al mese)”, prosegue Liu. Secondo Celena i prezzi sulle grandi piattaforme di prenotazione sono inflazionati, tanto che si affida a Airbnb solo in casi di estrema necessità, o per periodi davvero brevi.

“Se posso cerco di negoziare il prezzo e di pagare la stanza senza passare dal sito, evitando così le tasse, che a volte raggiungono addirittura il 15%. La piattaforma fa di tutto per impedire di scambiarsi il recapito telefonico o la mail, ma esistono comunque delle soluzioni, io ad esempio invio ogni numero o lettera come messaggi individuali; e poi uso dei siti alternativi”.

Le soluzioni 

Liu ha individuato 3 principali siti che le permettono di condurre una vita da nomade digitale a “buon mercato”. Facebook può rivelarsi inaspettatamente uno strumento molto utile, sul Marketplace è possibile trovare case o camere a prezzi sicuramente più vantaggiosi, ed è un tool efficace quando non si ha voglia di cercare o negoziare all’interno dei gruppi. Una seconda opzione può essere Slack (si proprio l’app di messaggistica del lavoro): “La parte più difficile è farsi ammettere ai gruppi o ai canali – conclude Liu – ma una volta dentro si trovano delle ottime occasioni, e le persone sono molto più reattive rispetto a Facebook”.

Infine si può sperimentare il Coliving, ostelli o strutture che offrono tutto il necessario per i nomadi digitali, dall’alloggio a spazi di coworking, passando per palestre e angoli di meditazione. Per trovare spazi di Coliving basta andare sulla piattaforma Coliving.com, giù utilizzata dalle grandi aziende, come Spotify e Uber.

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