Ricerche sui millennial: che cosa accadrà nel 2019, quando la maggior parte della Gen Z diventa maggiorenne

22 agosto 2018
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Prima o poi doveva accadere, i millennial stanno per essere superati dalla Generazione Z. L’offensiva all’ultima generazione che ha vissuto “anche” in analogico, ossia i millennial è alle porte.

I dati salienti di una ricerca condotta sul rapporto tra millennial e GenZer condotta da Lee Miller e Wei Lu di Bloomberg, parlano molto chiaro: nel 2019 la Gen Z raggiungerà il 32% della popolazione mondiale (7,7 miliardi).

Secondo la ricerca, i millennial, rappresenteranno non più del 31,5% della popolazione globale. C’è da dire che l’analisi di Bloomberg oltre a utilizzare i dati resi disponibili dalle Nazioni Unite, identifica la Gen Z con quelli nati a partire dal 2000/2001. Ma la definizione canonica utilizzata di solito fa partire la Gen Z da quelli nati nel 1997.

Poco importa, in verità, la proiezione è comunque impressionante: «Le persone nate nel 2001 compiranno 18 anni nel 2019. Il che significa che molti entreranno all’università, potranno votare. E, a seconda della loro nazionalità, fumare o bere alcolici senza infrangere la legge. I Gen Zers non hanno mai conosciuto un mondo non digitale e sono cresciuti tra eventi come la “guerra al terrorismo” e la Recessione Globale».

Una mazzata al narcisismo

Un passaggio interessante da monitorare sarà l’atteggiamento che la generazione emergente avrà nei confronti dei consumi. Sembrerebbe saltar fuori una nuova presa di coscienza contro il “tipico narcisismo dei millennial”. Bloomberg cita Rise of Gen Z: New Challenge for Retailers, una delle ricerche sui millennial di Marcie Merriman, dell’agenzia Ernst & Young LLP. I millennial sono sempre stati più concentrati su se stessi. Nella ricerca delle soluzioni, nel lavoro e nella vita quotidiana sono spesso abituati ad attendere che “altri” risolvano i loro problemi. Come fosse un diritto acquisito. La Gen Z invece pare essere più indirizzata a trovare in autonomia le proprie soluzioni ai problemi.

Come-cosa-dove-quando-perché compreranno

Sostiene Bloomberg, che per i servizi di consegna a domicilio, business tipico della sharing economy, questo passaggio di consegne è una gran bella notizia. Tutta la cosiddetta economia di gig, ovvero del lavoro on demand (che qualche critico definisce economia di espedienti) ne avrà grande beneficio. Però è chiaro che la faccenda presenta nuove sfide a un’infinità di settori industriali e non, dalla formazione all’organizzazione di eventi, dai marchi di lusso fino all’abbigliamento tecnico da golf, sport in cui l’età media dei partecipanti ormai supera i 50 anni.

All’istituto Nielsen dicono che «Ogni generazione ha un “pacchetto” di comportamenti. Presenta una serie precisa di sfide per tutti coloro, aziende o settori della società, che cercano di raggiungerla». Per quanto concerne i Gen Zer, sempre secondo Nielsen, «sono bombardati da messaggi all’interno dei quali sono in grado di rilevare rapidamente se ci sia qualcosa di rilevante o interessante per loro».

Comunque la si veda e se anche questo sorpasso è messo in discussione dalla un po’ pretestuosa questione degli anni di nascita, i millennial continueranno a rappresentare la proporzione maggiore nelle quattro maggiori economie del mondo: Stati Uniti, Cina, Giappone e Germania. Dove i millennial, sommati, saranno 2 miliardi. In questi quattro paesi il rapporto sarà ancora a favore della Generazione Y. Ovvero, nel 2019 il rapporto sarà di 100 millennial ogni 73 Gen Zer.

I millennial saranno comunque in maggioranza nelle economie più floride

L’India, che conta circa 1,3 miliardi di persone (contro gli 1,4 miliardi della Cina), vedrà i suoi Gen Zer salire a 472 milioni nel 2019. Il 51% in più rispetto ai 312 milioni della Cina.

Secondo le ricerche sui millennial e sulle generazioni fatte annualmente da Deloitte Touche Tohmatsu, gli intervistati della Gen Z potrebbero stare un po’ meglio dei millennial.

In Italia, Ernesto Lanzillo di Deloitte ha spiegato che i futuri leader delle aziende familiari si sentono ottimisti: «Oggi la sfida posta alle aziende familiari è apprendere in che modo crescere negli ecosistemi di business fluidi e in rapida trasformazione in cui sono inserite. Conservando al contempo la propria identità come azienda e la coesione e i valori come famiglia. Un punto che emerge con chiarezza dallo studio Deloitte è la percezione positiva che le aziende familiari hanno degli ecosistemi di business».

Ovvio che la “ricerca della felicità” sia più stimolata nelle economie in ascesa: in Cina e in India, il 70% dei giovani si aspetta di essere più felice dei propri genitori, scrivono ancora quelli di Bloomberg. Molto meno ottimistiche le aspettative in Australia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti (39%).

L’Africa è già tutta Gen Z ma soffre

L’Africa sub-sahariana è l’area in cui la Gen Z supera di gran lunga i millennial in quasi due delle sue 50 nazioni. Meno mortalità infantile, tassi di natalità più elevati, compongono la sfida di una crescita ecosostenibile.

La Banca Mondiale stima che un giovane su sette nella regione che cerca attivamente lavoro non riesce a trovarlo. In Sud Africa, il tasso di disoccupazione per quelli di età compresa tra 15 e 24 anni è di circa il 57 per cento.

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