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Ricorderemo il 2022 su IG per l’estetica lobotomy-chic delle giovani Genzer

23 Dicembre 2022
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Stile lobotomico del selfie, o detto in modo più accademico, Broncio Dissociativo della Generazione Zeta. Salutiamo quest’anno con un non-sorriso sulle labbra gonfie

Sguardo vuoto e occhi impallati come quelli dei robot delle serie tv. È così che la Generazione Zeta si è rappresentata su Instagram nel 2022. La svolta verso quella che i media hanno definito estetica lobotmy-chic sembra essere stata fomentata dalle nuove star influencer del pop. Eroine del broncio come Billie Eilish che con questo stile hanno detronizzato lo stile photoshoppato e lucido delle signorine K (Kardashian).

Lo so, viene spontaneo chiedersi se non sia il risultato depressogeno della tempesta perfetta che in tre anni ha portato i ragazzi a vivere la batosta pandemica e poi la guerra alle porte di casa, con tutte le conseguenze di impoverimento delle famiglie. Ce lo diranno i rapporti di marketing generazionale delle prossime settimane. È evidente comunque che ci troviamo di fronte a un gruppo di ragazzi talmente compressi da finire depressi.

Eppure qualche segnale va oltre la spiegazione epocale e spinge a una riflessione soprattutto coloro che competono nel mercato della beauty e necessitano quindi di adeguamenti rapidi delle proprie linee stilistiche. Prima dell’emersione di questa tendenza selfie si potevano infatti già notare a inizio anno elementi di rottura e ribellione verso i modelli estetici dei millennial.

Un sito autorevole e dedicato ai fotografi di matrimonio (sì esiste e e si chiama weddingphotography.com) aveva già raccolto la tendenza alla ricerca della foto imperfetta tra i più giovani. In modo particolare gli sposini sarebbero stati sedotti dall’effetto blurry, ovvero sfocato.

PetaPixel.com ha poi notato in primavera un’altra bizzarria del selfie che ha prontamente etichettato come selfie 0.5. Inquadrature che puntano a ottenere scatti dismorfici, con braccia lunghissime e fronte sul modello di Mercoledì della Famiglia Addams.

Non c’è nulla di male, di nuovo o di imputabile agli eventi se una moda cambia. Per oltre un decennio, gli Instagramers si sono fotografati con la tipica espressione a becco di papera, quella preferita dal clan Kardashian. La posa si ottiene succhiandosi le guance e increspando le labbra per creare un effetto broncio ammiccante ma allegro.

Poi è arrivata la canadese Rayne Fisher Quann, una 21enne Zeta fino all’osso del collo che in rete ha più definizioni che anni: da deep state princess a critica culturale, da piccolo angelo del benessere a thinkfluencer, che ha sbattuto la verità in faccia alle icone Ig degli anni Dieci: basta perfezione, è arrivata l’estetica lobotomica, detta in modo più accademico, l’era del broncio dissociativo.

Scrive Fisher Quann su iD: «L’estetica predilige labbra imbronciate e gonfie, tese in un cipiglio disamorato». E dà anche una spiegazione, secondo la quale l’obiettivo del broncio dissociativo è «l’esibizione del distacco», la necessità di apparire il più disinteressate, insensibili e apatiche possibile.

Ma vediamo chi sono le reginette dello stile apatico marchiato 22: Billie EilishAmelia Gray Hamlin, e c’è caduta anche Bella Hadid. Poi la star di TikTok Addison Rae e l’attrice di Euphoria Chloe Cherry, i cui ritratti hanno ormai invaso sui muri delle camerette. Basta scrollare i loro profili per notare i selfie imbronciati, gli occhi vitrei e lo sguardo vuoto da post elettroshock.

E se si trattasse dell’ennesima prova della “regola” per cui all’inizio di un decennio la cultura pop archivia malamente il decennio precedente e ripesca quello prima? Ci vorrebbe l’opinione del compianto Giampaolo Fabris ideatore di questa teoria.

Ma si è già visto che la Generazione Z è affascinata dall’era Y2K, dagli anni Zero, come testimonia la celebrazione delle fotocamere Point-and-Shoot dei primi anni 2000 su Tik Tok. E di una certa estetica grunge di quel periodo. Grazie Fabris.

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