Nakt: la linea di abbigliamento per non farsi rimbalzare al Berghain di Berlino

5 dicembre 2018
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Almeno una volta nella vita, il Millennial, vive la sua avventura berlinese, la città del Currywurst e della musica Techno. Una meta che raramente viene scelta per la bellezza dei suoi monumenti ma per l’eccentricità della sua vita notturna. Ecco perché vi sarebbe utile buttare in valigia qualche capo del brand Nakt.

Il Millennial, in visita a Berlino, cerca lo sballo nei locali notturni e finisce a fare ore di fila al Berghain, il locale techno più famoso al mondo, per venire, quasi sicuramente, rimbalzato.

Ma questa è una storiella che conosciamo tutti. Quello che non sapete, invece, è che esiste un brand di abbigliamento che si chiama Nakt, che crea vestiti adatti per godersi i club di Berlino, senza sentirsi fuori posto, e che garantiscono un ingresso assicurato al Berghain.

Nakt è un marchio per Millennial, nato nel 2017, e mette le sue radici a Berlino e nella techno music. Il designer, Moritz Danner, ha realizzato questo progetto ispirandosi alla libertà e all’apertura mentale che si respira nei club berlinesi. Il marchio propone silhouettes, che sono allo stesso tempo sofisticate, futuristiche e confortevoli con i materiali preferiti dai clubber berlinesi: la pelle e il nudo, abbinati ad accessori sportivi.

 

Vestendo Nakt si hanno più possibilità di entrare al Berghain e nei club notturni?

Sicuramente sì, ma il vestiario non è tutto. L’attitudine è ciò che fa la differenza, quindi potete anche essere nudi con le parti intime coperte dal nastro isolante nero, ma se conservate quella faccia da turisti curiosi, potete anche scordarvi di entrare nei templi della techno music.

Ma perché esiste questa esclusività che conferisce ai club di Berlino un’aurea oscura e allo stesso tempo misteriosa? Ce lo spiega il cortometraggio realizzato dal produttore newyorkese Arthur Valverde, per Nakt, dal titolo “RAVE”.

Il corto segue quattro ragazze di Nakt, in una tipica notte in città. Durante questo viaggio, condividono i loro pensieri e le loro sensazioni sulla subcultura dei club, da un punto di vista femminile. La domanda principale su cui ruota il corto è una: che cosa cerchiamo veramente quando andiamo ad una festa?

La drrogah direte voi… invece no, se sei di Berlino.

 

 

Esiste molta differenza tra il modo che abbiamo di vivere le serate noi italiani e i nostri amici tedeschi.

La prima differenza è quello che cerchiamo, una volta che decidiamo di andare a ballare. Per l’italiano è molto spesso una questione sociale: usciamo per divertirci con i nostri amici e molto spesso non importa il locale in cui finiamo, ma stare in compagnia. E dopo vari drink, l’obiettivo diventa cercare qualcuno da rimorchiare, per sentirci soddisfatti a fine serata. Nei nostri locali c’è più gente fuori a fumare sigarette o in coda al bancone per un drink che sulla pista da ballo.

Il berlinese, al contrario, va a ballare per ballare. La cultura e la ricerca della giusta musica sono la cosa più importante: per questo motivo, molto spesso, escono da soli. Esiste un rapporto profondo tra la persona e la musica e tutto quello che succede intorno passa in secondo piano. La festa diventa qualcosa di più profondo, più simile alla religiosità che al festeggiamento e alle relazioni pubbliche. Questo è uno dei motivi per cui, a volte, il turista non riesce ad entrare nei locali di Berlino, perché come in chiesa, deve dimostrare di essere un credente, che va lì per “pregare”, per ricercare un contatto con quel qualcos’altro, in questo caso la musica. Se la tua intenzione è il festeggiamento, lo sballo, la caciara, viene fiutato a chilometri di distanza e il tempio chiude le sue porte.

 

In una delle mie serate berlinesi, al Kater, sorseggiavo un drink al bancone guardando le persone in pista. La mia attenzione è stata catturata da un ragazzo che ballava sollevando il pugno a tempo e che, guardando costantemente in giro, cercava senza successo, il coinvolgimento delle persone intorno a lui che ballavano a occhi chiusi. Era per forza un italiano. Conoscendolo mi ha confermato di essere un pizzaiolo siciliano che si stava godendo le sue tre ore di pausa dal lavoro. Lui è un chiaro esempio di come si comportano gli italiani quando vanno a ballare: sentiamo, non so il perché, il bisogno di intrattenere i nostri vicini prima di intrattenere noi stessi. In Italia la discoteca è un enorme ballo di gruppo, da chi ti appoggia le sue parti intime a chi ti prende le mani scuotendoti a tempo. Se balli da sola, non considerando le altre persone, penseranno che hai qualcosa che non va, che sei una stronza. E i tuoi amici verranno continuamente a disturbarti per andare a prendere un drink, fare un giro o fumare una sigaretta. La serata si trasforma in uno sbattimento, in una corsa ad accontentare i desideri di tutti.

Quello che si prova nei club berlinesi non si può replicare qui, non abbiamo quella cultura di lasciarci semplicemente andare insieme al suono: una cultura edonistica che nel corto del brand Nakt è spiegata benissimo. Nei club ti oscurano la fotocamera del cellulare, così ognuno si può sentire libero di mostrare la parte più segreta di sé. E quando balli ti accorgi veramente di cosa voglia dire ballare e sentirsi liberi. Scivoli con la musica e la testa si stacca dai pensieri quasi come con la meditazione. Si dice che nei club di Berlino il tempo si blocchi, ed è vero, perché tre ore passano nel giro di due minuti e tu sei sempre lì su quella pista, circondato da persone solitarie ma unite e connesse dallo stesso ritmo. Questa è il motivo per cui a volte faccio fatica a frequentare i locali italiani.

Quindi, la prossima volta che fate quattro ore di fila al Berghain, chiedetevi cosa state veramente cercando. Se lo trovate, credetemi che inizierete a sentire il mal di Berlino una volta ogni due mesi.

 

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