Euphoria, la serie che ucciderà i Millennial (genitori e non)

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21 Settembre 2019
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Euphoria di HBO sarà la serie tv dell’anno, questo è certo, ma non per i motivi che credete voi.

Euphoria è la nuova proposta di HBO che racconta il mondo degli adolescenti della generazione Z, chiamata così da tutti tranne che dai diretti interessati.

L’ambientazione è classica, la provincia americana, ma la serie riprende l’omonima produzione israeliana che ha avuto lo stesso ideatore e produttore, Sam Levinson. Il che ci induce a pensare che possa essere rappresentativa dell’adolescente medio-problematico mondiale.

La protagonista assoluta è Zendaya, giovanissima attrice e cantante, che interpreta Rue, una sedicenne drogata che prende lo spettatore per mano e lo porta con sé in un baratro di solitudine, ansia e oscurità.

È Rue stessa a raccontare l’origine dei suoi problem e a indagarla. Facendo intendere che, sebbene ci siano colpe non sue (l’assenza dei genitori, la prescrizione di troppi psicofarmaci sin da piccola), è consapevole di avviarsi verso la sua autodistruzione.

Intorno a lei i compagni di scuola organizzano festini alcolici, si drogano pure loro, fanno sesso per vendetta e ispirandosi alla pornografia, combinano incontri con sconosciuti.

Tra di essi però spicca subito la nuova arrivata della scuola, Jules Vaughn, interpretata da Hunter Schafer, una ragazza transgender che si è trasferita nella cittadina dopo il divorzio dei genitori.

Jules e Rue sembrano destinate da subito a diventare amiche e proprio il loro incontro segna l’unico momento sereno dell’episodio pilota.

E ora…mettete a letto i bambini!

Euphoria osa mostrare ciò che spesso il cinema o la serialità avevano pudicamente coperto con sfumature, morbose magari ma pur sempre attenuanti. Forse perché in qualche misura destinate a quegli stessi adolescenti che pretendevano di raccontare.

Stavolta il racconto è più realistico ma l’impressione (confermata dalla mesa in onda alle 23.15 e non nella classica prima serata) è che sia destinato agli adulti o presunti tali.

Qui entra in gioco la fascia millennial. Perché è quella costituita da coloro che oggi potrebbero avere dei figli, che saranno a loro volta adolescenti tra qualche anno.

Chi tra noi si sente ancora un adolescente non potrà far altro che identificarsi in qualche modo nella rassegnata discesa agli inferi di Rue. Chi si sente già “troppo vecchio” avrà i sudori freddi pensando al futuro (ipotetico) dei propri figli (ipotetici pure quelli).

Rimane una certezza. Ovvero che dopo questa serie sarà difficile tornare alle serie “finto trasgressive” cui ci ha abituato la serialità, nostrana e non, ma soprattutto guardare con gli stessi occhi spensierati gli adolescenti che ci circondano e pensare che non sia anche nostra responsabilità cercare di capirli e avere cura di loro.

 

 

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