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Auguri Barbie: la bambola Mattel compie 64 anni

9 Marzo 2023
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Passano gli anni ma Barbie continua a essere una protagonista: 64 anni fa nasceva la prima bambola Mattel e possiamo dire che oggi quella bambola perfetta è cresciuta insieme a intere generazioni.

Era il 9 marzo 1959 quando la prima Barbie della storia vide la luce. Grazie all’intuizione estetica e concettuale di Ruth Handler, moglie di uno dei due fondatori di Mattel, Elliot, piano piano la prima bambola Barbie prese vita. Dopo un iniziale “scarto di idea”, considerata forse troppo moderna e fuori dalla visione del tempo, finalmente il 9 marzo 1959 la bambola alta 30 cm venne messa ufficialmente sul mercato. Una creatura così perfetta in tutto, dalle linee sinuose del corpo al make-up coerente con la sua epoca: una bambola destinata a diventare l’oggetto del desiderio di intere generazioni di bambine e non solo.

Da sempre Barbie si è imposta come modello di bellezza ideale e ha rispecchiato, anno dopo anno, i canoni estetici del tempo, adattandosi alla perfezione a ciò che la società, fondamentalmente, metteva sul piatto. Quella degli anni ’60 era una Barbie provocante, con occhi delineati da eyeliner, labbra e unghie rosso fuoco, un viso ben proporzionato e un corpo formoso nei punti giusti. Era una pin up a tutti gli effetti e, inizialmente, ha ricevuto giudizi negativi proprio per questo: l’ossessione per l’immagine del corpo femminile era già nell’aria. Eccome se lo era.

Barbie anni 60

Accanto all’osservazione sul corpo, Barbie è sempre stata criticata per il tipo di messaggio che veicolava alle più piccole e ai più piccoli: una vita fittizia, dove solo il consumismo e i beni materiali parevano essere la soluzione. Insomma, per quanto dolce ed esteticamente appagante, la vita di Barbie ha subito non poche tortuosità.

La Barbie cambia nel tempo e noi siamo cambiate con lei: metamorfosi e adattamenti sociali

Benché se ne dica, Barbie è riuscita in una missione apparentemente impossibile: l’evoluzione. La sua vita si è riempita di modifiche, di aggiustamenti e di tratti estetici sempre più dettagliati. Modifiche apportate sin dai primi anni successivi alla sua nascita, quando si puntava a migliorare il prodotto sia esteticamente, sia a livello di usabilità. Quel corpo statico e asessuato (vi vedo nei primi approcci pseudo-sessuali tra Barbie e Ken, svestiti dei loro abiti e lasciati alla mercé delle vostre stanze, mentre voi vi apprestate a mangiare un Kinder Pinguì in attesa della fine dell’amplesso) cominciava a diventare più morbido e quelle giunture cominciavano a piegarsi, offrendo alla bambola una maggiore flessibilità.

Gli anni ’80 sono gli anni delle Barbie Superstar, specchio estetico delle ragazze del tempo, con i loro ombretti stonati e una sincera voglia di ribellione. Pensate che proprio in quegli anni nasce anche la primissima Barbie nera: un altro passo verso il progresso.

Barbie cresce, Barbie si evolve, Barbie cambia il suo fisico così come cambia il suo stile. Proprio come lo abbiamo fatto noi, cambiando e stravolgendo gran parte di noi stesse man mano che la vita ci proponeva mode, canoni e sogni di vita differenti ogni santo giorno. Forse è il bello della crescita, il succo della scoperta di sé stesse e della propria personalità, per quanto una persona possa in realtà sapere di sé a 9 anni (ndr).

Ok, forse è vero, Barbie ci ha messo un po’ di tempo prima di decostruire la tipica estetica dell’apparenza, delle ville lussuose e delle macchine all’ultima moda (per non parlare del camper!). Per anni quella bambola l’abbiamo vista e vissuta come obiettivo di vita: siamo cresciute e abbiamo vissuto un sogno a occhi aperti, svestendo e vestendo un corpo che, probabilmente, non avremmo mai potuto sentire nostro.

Barbie ci ha fatto sognare…poi è suonata la sveglia

Ricordo ancora i pomeriggi passati a giocare alle Barbie: da sola o in compagnia, quei momenti sono stampati nella mia mente e mi pare siano passati solo pochi anni. La storia era ogni giorno differente, ma i valori di base erano pressoché sempre gli stessi: Barbie esce, va a fare shopping sulla sua macchina di ultima generazione, compra tutti i vestiti che vuole, fa la spesa, torna a casa, sistema il frigorifero e si dedica all’amore e alla famiglia. Ken, ovviamente, non pervenuto, ma comunque fighissimo.

È incredibile come tutto rispondesse agli schemi sociali e come, ingenuamente, io fossi in un certo senso schiava cieca di meccanismi costruiti ad hoc per farmi credere che era proprio così che andavano le cose.

Era bello sognare così, era bellissimo: in una mano la tua Barbie preferita, nell’altra il desiderio che quella vita un giorno potesse essere tua. A un certo punto, come nei sogni migliori, suona la sveglia e si piomba nella realtà, quella delle consapevolezze più dure: Barbie è una bambola illusoria e tu, figlia mia, non sarai mai come lei. Almeno, prima che la vera rivoluzione non avesse inizio.

La Barbie diventa inclusiva: è il sogno di un’evoluzione che vorrei non finisse mai

Quella bambina sognatrice non esiste più, quell’epoca fatta di lustrini e abiti da cerimonia è stata (in parte) messa da parte per dare spazio a uniformi professionali, a camici da chirurga, da avvocata, da astronauta, da operaia. La Barbie del 2023 continua a essere bionda, ma è anche mora, è calva per la chemioterapia. È una Barbie nera, una asiatica, è una disabile sulla sedia a rotelle, è una con la protesi alla gamba o con la vitiligine.

Anche il suo corpo è cambiato. È ugualmente bella, ma di una bellezza non imposta e non fittizia: la nuova Barbie è bella perché unica nella sua anima e il suo corpo, anche se meno definito è sicuramente più incline alla verosimiglianza. La Barbie del 2023 non è ancora sovrappeso, ma la rivoluzione non è ancora conclusa.

Comunque, per la cronaca, 64 anni se li porta bene, no?

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