Eliminazione Mondiali 2018: soprattutto ti senti vecchio da far pietà

14 novembre 2017
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Non è tanto che l’Italia non andrà ai Mondiali, è che tu, nato nella prima metà degli anni ’80, ti senti terribilmente vecchio. Quelli di Russia sarebbero stati anche i tuoi ultimi mondiali.

D’accordo, per quanto brocco o squinternato sia l’allenatore, le probabilità di una tua convocazione sarebbero state bassettine, ma, in potenza, in teoria, nei sogni, avresti ancora potuto giocare. O quantomeno avresti potuto identificarti con la generazione dei calciatori. Ecco, non succederà più.

Magari hai giocato (nella tua testa), giovanissimo, quelli di Corea del 2002, e hai sputato in faccia a Byron Moreno. Di sicuro hai trionfato in Germania nel 2006. Poi due mezze figure e questa volta manco ci vai, ai Mondiali. Non ci andrai mai più. È tutto finito, è stato un lampo. Ormai il tuo corpo ha preso una parabola discendente che nel giro di pochi decenni (altrettanto fulminei, si immagina) ti porterà alla morte e alla decomposizione dei tessuti. Non sei più giovane, non lo sarai mai più. Ti sbronzi e ci metti una settimana a riprenderti. Ti dai la crema idratante, fai le dietine. Una pietà. Allo stato brado, se dovessi competere per le risorse con un ventenne saresti spacciato. Acchiapperebbe lui una lepre e, se fosse buono, ti lancerebbe le ossa da leccare. Forse anche le femmine preferirebbero un esemplare con fibre bianche ancora così ben strutturate. Sei diventato lento, campione. Come diceva il buon vecchio Marcelus Wallace, “se dovevi farcela, ce l’avresti già fatta”. Non ci sono incontri per i vecchi pugili, non ci sono incontri per i vecchi calciatori, non ci sono incontri per te.

I Mondiali sono una clessidra, lenta ma inesorabile: ogni quattro anni precipita un grosso macigno. Ne bastano quattro, cinque a dir tanto, e la clessidra è piena. Puoi invecchiare sereno, guardare i lavori stradali e dare consigli ai muratori. Buffon avrebbe giocato i suoi sesti mondiali, ma evidentemente la clessidra era già stracolma. Dio, quella barba brizzolata. Un falegname di mezza età. Quelle rughe, peggiorate dal pianto. Uno dopo l’altro se ne stano andando tutti, quelli di cui da ragazzino cercavi di imitare i gesti in campo. Cerchi su Wikipedia l’età di questo e di quello. “È vecchio come me e a ancora la sua porca figura” ti dici. Be’, non c’è quasi più nessuno, vecchio come te, campione. Loro faranno gli allenatori, i dirigenti sportivi. Surrogati di adrenalina, metadone della gloria. E tu? Tu diventerai tedioso e ripetitivo, ammorberai i ragazzini con i racconti delle tue imprese quando ti sei portato a letto quella tizia appena conosciuta in discoteca, quando ti sei bevuto dodici vodka tonic e poi ti sei buttato in mare all’alba, quando rubavi i bomboloni nella pasticceria che aveva appena aperto alle 5 del mattino, quando scrivevi poesie e ballavi ai concerti. Quando tutto era là davanti, possibile e infinito, quando hai vinto i mondiali del 2006, e Grosso come ha esultato, e la testata di Zidane, e voi ragazzini cose così non ne vedrete mai più. Una pietà.

 

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