Fare il bagno in acqua fredda: dimmi come ti immergi e ti dirò chi sei. Il tipo da tuffo vs il tipo che si abitua.

19 giugno 2018
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Fare il bagno in acqua fredda: il mondo spaccato in due. Da una parte i “quelli che si abituano”, gli strateghi della climatizzazione, i bagnanti alla moviola. Dall’altra gli spavaldi tuffatori che “si tolgono il pensiero”. Quale dei due tipi umani è il migliore?

 

Quelli che si abituano

Per uno scherzo del destino in certi casi perfino il Millennial, che la pensione non la percepirà mai, sembra già un pensionato. Quelli che si abituano, i diplomatici dello sbalzo termico, sono cultori di un’arte da habitué della bocciofila. Un balletto a rallentatore. Prima le caviglie, con le mani sui fianchi e lo sguardo perso nell’orizzonte. Poi qualche passo, fino alle ginocchia, e la testa che si gira di qua e di là, con circospezione, per assicurarsi che nessuno stia valutando o commentando i loro tempi biblici di immersione. Poi si bagnano i polsi, i più meticolosi anche la gola, perché il circolo sanguigno prenda confidenza con un liquido con parecchi gradi in meno. Poi, il tripudio: plié, accompagnati da smorfie di sofferenza, per intingere le palle nell’acqua. Poi si accarezzano la pancia con la mano umida e gelata per assicurarsi di non incorrere in un’apocalisse intestinale (in quel caso sarebbero ancora in tempo per correre semi-asciutti verso il bagno più vicino), si portano con la stessa mano indietro i capelli, prendono fiato, abbozzano un testamento mentale, ancora qualche secondo di concentrazione, e…e…e… via. Sempre che non subentrino fattori disturbanti. I principali sono due. 1. Amici o fidanzati burloni che simulano onde d’energia da manga giapponese a pelo d’acqua. Le suddette onde di Dragon Ball non provocano la disintegrazione dei bagnanti ma le urla più stridule e fastidiose dell’estate. Gli uomini eterosessuali perdono qualsiasi traccia di eterosessualità. 2. In mare, le temibilissime onde. A volte alte addirittura 30 centimetri. Ed ecco che i bagnanti riluttanti spiccano dei saltelli a gambe tese e mento in su, tentando di ritardare il contatto tra il loro ombelico e la pericolosa H2O. “Quelli che si abituano” a fare il bagno in acqua fredda sono per lo più pignoli, vogliono le cose a modo loro, più li spronate a buttarsi più loro si incancreniscono nelle proprie posizioni. Se controllate il loro ombrellone è probabile che abbiano vestitino o camicia appesi con cura, il giornale ripiegato sul parasole del lettino. Più che vigliacchi, sono tendenzialmente dei cagacazzo.

 

I tuffatori 

Alcuni di loro aspettano tutto l’anno questo momento. Il momento in cui potranno dare un senso ai soldi spesi dai loro genitori in lezioni di nuoto. Per loro fare il bagno in acqua fredda è una questione di rivalsa antropologica. Il tuffo di testa è la cartina al tornasole del figo d’acqua, di chi ai marosi da del tu, di chi poi si esibisce nello stile delfino. Godono particolarmente  in compagnia del tipo 1. “Non ti butti?” dicono con un risolino. “Guarda che così è peggio!”. “Via il dente via il dolore, su”. I più raffinati ripetono spesso un aggettivo: tonificante. I più burloni (o scoordinati) opteranno invece con calcolata autoironia per la famigerata bomba, che “quelli che si abituano” accoglieranno immancabilmente con un brivido di panico per gli schizzi a siluro ogni volta prodotti. Se in realtà soffrano come dei cani non è dato sapere. Quel che è certo è che, riemergendo dopo il tuffo con i capelli dritti sulla testa per la pelle d’oca e i testicoli ad arachide, diranno “si sta da Dio”. Smargiassi e rancorosi, probabilmente palestrati e depilati, sono quelli che tra i lettini si intromettono nelle parole crociate altrui e, se sbagliano le definizioni, assicurano che dev’esserci un errore di stampa sulla Settimana Enigmistica.

 

Postilla medica

Secondo il dottor Raffaele Edo Papa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per prevenire la congestione, non bisogna fare il bagno in acqua fredda dopo trenta minuti dal pasto e, da quel momento, prima di qualche ora. Il numero di ore varia a seconda della pesantezza delle pietanze.

Invece la rivista pediatrica Uppa sottolinea come neanche l’OMS ritenga il cibo da poco consumato un fattore di rischio annegamento. Eppure i tuffatori fanno sempre una doccia gelata prima di immergersi. Perché, a prescindere dalla digestione, fare il bagno in acqua fredda potrebbe provocare “una violenta reazione nervosa riflessa che rallenta la frequenza cardiaca e abbassa la pressione arteriosa per cui, se il tutto dura più di qualche secondo, il cervello va in blocco e si affoga anche in pochi centimetri di acqua”.

 

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