Estate millennial a confronto 2: dal tormentone Valerio al «Bella nonno!»

24 giugno 2018
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C’è un momento nella notte, in cui migliaia di persone insieme si mettono a gridare «Valerio!». Vent’anni fa il tormentone Valerio, mentre oggi dai finestrini…

Le notti di Valerio

Rimini, 17 agosto 1998: «A Riccione è scoppiato un singolare fenomeno estivo sul quale si stanno arrovellando i sociologi per trovare risposte, in decine di migliaia, i giovani per tutta la notte iniziano ad urlarsi vicendevolmente ”Valerio!”» scrivevano i giornali. Un nome ripetuto centinaia e centinaia di volte, fino all’alba. Il fenomeno notturno iniziato inspiegabilmente una decina di giorni fa nel famoso Viale Ceccarini di Riccione ha contagiato Rimini, creando problemi ai vigili urbani che hanno affrontato la vibrata protesta da parte di villeggianti disturbati dai continui schiamazzi».

Si era mosso perfino il tutor del Telefono Blu, SOS turismo, Pierre Orsoni: «Questi giovani, amici di Valerio, probabilmente alienati o angosciati, ripetono il nome ad alta voce per tutta la notte. Qualcuno deve fare qualcosa… non è più tollerabile tutto ciò».

Lo zio diventa nonno

Riccione 18 giugno 2018: tutto è iniziato con Bella!, saluto di streetology under 20. Poi si è passati al Bella zio! Poi lo zio è diventato nonno. Quindi dai finestrini sul lungomare si urla: «Bella nonno!». Nel mirino gli Umarell, i pensionati urbani che guardano i lavori (il concetto era un tempo espresso da Ravenna a Gabicce con la parola “guardini”) e fanno il pagellino alle maestranze, indicando modi certamente migliori di svolgere il lavoro. «Almeno “Bella nonno” si capisce, è un omaggio a uno stile di vita che i giovani non potranno mai sperimentare da vecchi, visto che più che guardare, dopo i 70 saranno ancora lì a lavorare», spiega a themillennial.it Gianni Rossi, insegnante dell’Istituto tecnico turistico. Già, perché invece Valerio, nel 1998 aveva un sapore misterioso che inquietava. Uno spettrale urlo nella notte, senza un vero perché.

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1998-2018: le notti riccionesi nella memoria millennial 

 

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