Berlino non è bella ma ci vivrei. Questione di superiorità di gregge o di pastori?

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15 Aprile 2020
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Immagini di una quasi-normalità giungono dai parchi di Berlino. E dalle nostre prigioni ci facciamo l’idea che i tedeschi abbiano un governo che si fida di loro, noi, invece, no

In attesa del vostro tanto sbandierato new normal, sarebbe bello capire sta cosa che noi dobbiamo stare chiusi in casa mentre a Berlino le persone vanno al parco e in canoa sulla Sprea.

I tedeschi ci detestano e noi detestiamo loro, ma tanto poi comperiamo le loro macchine e gli elettrodomestici e allora tanto vale arrenderci all’evidenza e lasciare che ci governino.

«A Berlino la gente va nei parchi rispettando le distanze, fa jogging, si celebrano matrimoni e funerali. Io sono una partita Iva e, in quattro giorni, ho ricevuto sul mio conto 5mila euro. Qui hanno fatto molti tamponi fin dall’inizio e non hanno intasato i reparti di terapia intensiva». Così ha dichiarato Stefano Gualdi, reggiano, alla testata Reggio sera il 13 aprile. Gualdi vive a Berlino da una quindicina di anni ed è titolare di una piccola agenzia turistica.

I tedeschi non sono diversi da noi, tranne per una cosa, piuttosto importante: sono un popolo unito. Ottantatre milioni di persone alle quali puoi dire state distanti 2 metri l’uno dall’altro. E loro lo fanno. E non si ammalano. Noi stiamo in casa un mese e ci sentiamo degli eroi che devono difendere gli anziani e siamo sempre pronti a giudicare la vecchietta che esce a far la spesa, magari dimenticando che abbiamo lasciato i nostri vecchi in qualche ospizio.

Siamo dei fuoriclasse della vigliaccheria quando dobbiamo denunciare i camorristi, ma diventiamo cittadini modello quando segnaliamo la grigliata condominiale che interviene con l’elicottero (che per carità, fa abbastanza incazzare, questo lo capiamo). Insomma diventiamo protagonisti di cose mai viste nemmeno in una puntata di Black Mirror.

La retorica della quarantena sembra l’ultima ora prima della campanella a scuola. Il capoclasse alla lavagna scrive i buoni e i cattivi in assenza del prof. Poi suona la campanella e scatta l’uomo di Neanderthal. Abbiamo bisogno di questo? Allora ci stanno bene gli arresti domiciliari. Allora fanno bene i tedeschi a giudicarci un popolo di immaturi.

È inutile che ce la meniamo con il Rinascimento e la superiorità della nostra cultura se poi diamo fiducia a delle autorità che hanno la quasi certezza che tutti partano per i ponti di primavera a infettarsi d’amore e d’accordo. Ricordiamo che il Decamerone, grande opera della letteratura italiana è stata ambientata durante una quarantena in una villa particolarmente libera. Rispettosa delle regole anticontagio, evidentemente, ma intrisa di quella socialità controllata che oggi releghiamo ai freddi schermi lavorativi di Teams o Zoom.

Quanto stridono le immagini della Pasqua a Berlino con quelle delle nostre città spettrali, spazzate da un vento che sembra mosso da un regista horror? Quanto stridono le parole di Gualdi con i nostri racconti rabbiosi e repressi sui social? Tantissimo. Eppure la mente si concentra sul proprio avere ragione, e pensi “vedrai come si ammaleranno adesso anche loro”. Beh, forse accadrà. Ma forse no, speriamo per loro.

E se non si ammaleranno, allora possiamo soltanto concluderne che non siamo affatto degli eroi, ma un popolo ubbidiente, anche se chi lo governa non si fida per niente di lui. Chi pecora si fa, il lupo se la magna. Ma evidentemente ci sono pecore e pecore: esiste una superiorità di gregge. E di pastori.

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