Alla manifestazione di Milano People prima le persone è stato davvero il Bene contro il Male?

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3 marzo 2019
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Sabato avete manifestato a Milano con People prima le persone? Ohhh bravi, c’avete stracciato i coglioni tutto il weekend. Nobel per la pace. Adesso passiamo alla roba seria. Ma che problemi avete? Vivete solo su Facebook o anche nel mondo normale? Io non ce l’ho con voi, anzi vi capisco. Abbiamo tutti bisogno di un’epica, di sentirci parte di qualcosa, ma in questo spot di buonismo ci vedo solo il tentativo di colmare un grande vuoto.

Apro il Corriere e c’è gaudio per Bisio e la Vanoni,i vip che ritornano in corteo grazie a People prima le persone. Bisio e la Vanoni. Ma che ve ne frega di Bisio e la Vanoni? Ma poi voi che non arrivate a fine mese, voi che vi sbattete, che comprate i gratta e vinci, che cercate un futuro, come potete identificarvi nelle azioni dei vip? Loro sono in piazza per farsi fotografare e finire sul giornale, per far parlare di sé, per collocarsi e targettizzarsi su un pubblico colto, borghese, che pagherà per un posto ai loro spettacoli. Stanno lavorando, la loro marcia è una campagna marketing. Sono vip in crisi, alla canna del gas, che si appellano a tutto pur di rimanere sulla breccia. State sicuri che un vip serio e in auge, con i contratti firmati, non ci va a manifestare, non gli serve.

La manifestazione di Milano People prima le persone è giustissima. C’è il diritto di tutti di manifestare. Ma renderla il centro di un pensiero politico, l’asse su cui ruota il mondo del Bene contro quello del Male è una cazzata enorme (e uno snobismo elitarista un po’ di sinistra). Una cazzata che può reggere solo in un contesto di piena autocelebrazione e zero ascolto, una patologia narcisistica da cui si contano milioni di infettati. Manettari, giustizialisti, liberali a parole, ve lo propongo io un dibattito, perché amo il confronto.

Vi guardo nel corteo People prima le persone che postate selfie sorridenti e mi sembrate tutti scemi. A parte che se uno volesse fare una roba seria dovrebbe avere più contegno… Sembrate tutti in diretta Instagram. Che cazzo c’avete da ridere? A Tienanmen rideva nessuno? Non mi pare. Ci portate i figli, li rendete dei piccoli fake in posa, ballate. Boh. Tutti impegnatissimi a far vedere che ci siete, che manifestate, che siete circondati da 200mila giusti. Mi sembra di tornare indietro di vent’anni, ai girotondi, alla sinistra in piazza, i concerti del primo maggio, tutta quella roba che ha portato alla catastrofe.

Quanta vanità, quanta futilità. Girava un meme ieri che diceva: indovinate per chi manifesta la sinistra: disabili? Morti Bianche? Disoccupati? Terremotati? Pensionati? Salari? No… per i migranti. Mi rendo conto che vi suoni “populista” (l’asso pigliatutto ormai è definire populista – che nessuno sa cosa significhi – chiunque non sia allineato con i giusti, con Gino Strada, con Saviano), ma non volete proprio ammettere che sia vero? Ma i problemi di tutti i giorni dove sono?

Sappiamo tutti che la questione migranti nei numeri non è affatto un’emergenza, che forse Salvini la strumentalizza. Sappiamo che purtroppo anche da noi ci sono degli episodi di intolleranza  a sfondo razziale come in ogni società e sono dovuti a ignoranza e pregiudizio e patologie varie. Ma per questo stiamo vivendo un allarme democratico? Maddai…

Ma poi di che parliamo? Stiamo riportando ciò che dicono i giornali, i giornalisti, i programmi tv, gli opinionisti. Alle persone normali con cui parlo non gliene frega un cazzo della manifestazione People prima le persone. Se conoscessi uno che me ne parla convinto non ci perderei nemmeno cinque minuti. È tutto posa, tutto finto. Non lo condanno: come dicevo prima, tutti abbiamo bisogno di appartenere a qualcosa.

Mi sono soffermato su un articolo di Wired in cui il redattore si lamentava di quanto siamo caduti in basso visto che la news del giorno era quella di un topo grasso intrappolato nel tombino. Lo avete visto? Io l’ho amato quel topo, come tutte le persone normali. Tutti tranne quelli di Wired. Per Wired il fatto è indice di una grossa caduta verso il basso della società, di una crisi morale in cui siamo tutti coinvolti. Cazzate. La gente ha bisogno di quel topo perché ogni giorno viene imbottita di bad news da quando si sveglia a quando va a letto. Il cancro ai coglioni per il cellulare in tasca, lo scioglimento dei ghiacci, il futuro che non c’è, la crisi, la recessione, le minacce nucleari, l’Isis, la MORTE.

 

Nell’antica Roma il magus (mago) era capace di compiere sortilegi con quella che noi chiamiamo magia, ovvero con dei riti. I riti non erano che formule, le parole avevano potere magico. Non avevano effetto magico di per sé ma rappresentavano un processo di cura affine alla medicina per il solo fatto di essere pronunciate. Ridi e il mondo riderà con te, piangi e piangerai da solo. Questa frase che era il mantra del thriller coreano Old Boy ci dice tutto.

Le parole hanno un’energia, modificano il mondo. Questo lo sapevamo già duemila anni fa, forse anche nelle società più antiche. Ecco io vedo nella leggerezza del topo intrappolato, nel suo circolare di bacheca in bacheca, nel suo diventare virale, un grosso antidoto all’ansia da news, da protagonismo, da opinionismo. Siamo intossicati da concetti di cui spesso non conosciamo i significati, da parole complesse che si insediano nel nostro inconscio e ci turbano a volte senza motivo. C’abbiamo due coglioni così perché conosciamo la vita vera e ci dobbiamo fare un gran mazzo per affrontarla. E voi ve ne state lì in piazza del Duomo a farvi i selfie? Ok, io sto col topo.

 

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