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La boomeranza e l’abuso dei puntini di sospensione nelle chat di Whatsapp: una piaga sociale

10 Aprile 2022
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Perché il boomer usa così tanto i puntini di sospensione? Gli esperti non si esprimono ma il terrore corre sulle cronologie di whatsapp

La causa è sconosciuta, ma il contagio è mostruoso. Nei casi più gravi, il boomer sembra trasformi il ditino nel becco di un picchio verde sul tasto più noto della punteggiatura. Eppure fa male vedere raffiche di puntini mitragliati lì, spazi tipografici orfani di un vero perché.

(Un caso estremo della sindrome. Si noti la geolocalizzazione Camporella, colpo di genio del Comitato Tecnico Scientifico che affronta il malanno su Instagram)

La sindrome è monitorata da un Comitato Scientifico composto principalmente da due attivisti Instagram: il profilo @boomeriny e @ilveroboomer che però hanno molto lavoro perché si occupano anche di altre patologie del boomer, come le copertine per smartfone con bottone e la dipendenza da Forum.

(da @ilveroboomer: le patologie del boomer in una sintesi piuttosto efficace)

Con l’aiuto dei loro feed Instagram entriamo nel dettaglio di questo fastidioso disturbo dei puntini di sospensione: secondo autorevoli psichiatri internazionali, i puntini “sospendono” la nostalgia del mondo ai tempi del Boom economico. Ogni puntino è un microcosmo di vita vissuta, cose che il boomer è troppo stanco e troppo discreto per spiattellare nei messaggi e sui social

La gravità e la cronicità del disturbo in ogni modo è misurabile dalla variazione del numero dei puntini:

-fino a tre puntini (che sarebbe poi la regola in italiano): boomer con lieve disturbo da puntinodemia. È un paziente che non si sente per nulla boomer e che respinge naturalmente l’etichetta. Se però i tre puntini sono applicati a più di due frasi all’interno di 500 caratteri, il sintomo non va sottovalutato.

-da tre puntini a sei: siamo di fronte a un disturbo moderato, compatibile con dita che cominciano ad andare per i cazzi propri. Qui la gravità varia ancora, perché se i puntini di sospensione sono applicati a senza spazio bianco prima dell’inizio della frase e dopo la frase (ma con lo spazio bianco), il boomer in questione è chiaramente un boomer interrotto, ci sta quindi comunicando i traumi del suo vissuto. Ogni spazio tipografico non punteggiato è una sospensione al quadrato, insomma.

– oltre sei puntini: situazione critica, occorre l’intervento esterno di un prof delle medie che, accanto a uno sviluppatore, spieghi al boomer il concetto di spreco di pixel con almeno 10 sedute di terapia anti disturbo ossessivo-compulsivo.

Casi limite ci raccontano però che questa malattia può raggiungere soglie di non ritorno: nel 2019 un calzolaio di Molfetta è riuscito è ascrivere ben tre messaggi distinti con all’interno 15 serie da 15 puntini di sospensione in una sequenza che manco Fibonacci. Al centro di ogni serie, in rari momenti di lucidità, il puntinista è riuscito a scrivere «………..ciao…………».

Sono momenti di grande tristezza se si pensa che questi boomer hanno avuto nella stragrande maggioranza dei casi una vita senza schermi e tastiere.

Altre piaghe sociali da tastiera della boomeranza che devono essere approfondite.

-la sindrome del “tuttomaiuscolo”. Ignari della netiquette che da sempre riconosce nel maiuscolo l’urlo feroce, il boomer sceglie di spingere il tasto fisso delle maiuscole per deficit visivi. Così dice.

Ma dobbiamo credergli?  L’effetto è tra il comico e il drammatico: un invito a cena può diventare un perentorio imperativo: HO FATTO LE LASAGNE contiene tutta l’aggressività passiva del boomer. Secondo Carlo Gustavo Jung il messaggio recondito nascosto nell’asserzione, in realtà vuole dire: «Guarda che ci ho messo un giorno intero a preparare ste cazz di lasagne».

-i cuori ad minchiam. Ai Boomoticon dedicheremo un articolo a parte, promesso.

-le modalità di traslitterazione della risata. Il sintomo principale è la richiesta di spiegazioni. Quando il boomer ride per iscritto si informa per sapere come si fa. Gli esperti dicono che non va spiegato perché è meglio che abbiano la sensazione di manadare la fantasia al potere, tanto per usare uno slogan boomerissimo.

Faccina che ride sei troppo complicata da trovare. E dunque vai di interpunzione pesante: “ah”-“ah”-“ah”, o, meglio he-he-he o, più cavallinamente HiHiHi. Gravissimo l’oh-oh-oh che spesso è confuso con il noto richiamo di Babbo Natale.

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