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Tempo di bilanci: il 2021 della Miranda tra avocado, gin tonic e trentesimi

28 Dicembre 2021
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Il sapore del 2021.

Se fossi una genZ inizierei a fare reel su Instagram con la canzone “Sapore” di Fedez in sottofondo scrivendo ecco il sapore del mio 2021. Ma sono millennial fuori e boomer dentro, quindi eviterò di tediare i miei follower con video di dubbio gusto. E non devo dimenticarmi di essere Miranda, cattiva fuori e buona dentro.

Didil(L)uise il venerdì sera

Beviamo meglio di Bridget Jones

Il 2021 è iniziato con un grande cambiamento: sono andata a vivere da sola.
Astenersi ironie del tipo «cara mia, hai 30 anni mica 18». Vero. Ma dovete capire che io rappresento al 100% gli stereotipi della mia generazione. Quindi sono una profondamente radicata alla famiglia e quel passo mi spaventava.

La derisa Bridget Jones ha lasciato in eredità a noi millennial la paura cosmica di passare le sere da sole. Sapremmo sicuramente bere meglio di lei. Ma sole con la bottiglia sul divano è una immagine deleteria.

Ma poi, vogliamo parlare di quelle attività da donne antiche, tipo dover pulire? Ma soprattutto come si fa a diventare improvvisamente responsabili? Anche qui non sono dissimile dal resto della Y generation: io odio le responsabilità, le scanso proprio. Come se fossi in uno Squid Game.

E invece, toh. È andato tutto bene. Ho scoperto la meraviglia della solitudine, la beatitudine di tornare a casa la sera e mangiare sul divano da sola guardando una serie tv. Ci si riesce anche senza bere troppo, ho scoperto.

Le responsabilità? Anche no

Ah ma quanto è impagabile non avere orari, non avere nessuno a cui rendere conto?

Parliamoci chiaro però. Quel discorso lì, della responsabilità… Ancora non ci siamo. Sbaglio le lavatrici clamorosamente. La maggior parte dei miei vestiti esce di un altro colore. Uso sempre e solo il programma da 38 minuti. Aspettare un’ora e mezza per avere i vestiti puliti lo trovo inaccettabile. Una perdita di tempo incredibile.

Spesso mi dimentico di aver fatto partire quella centrifuga bestiale e devo rilavare tutto ciò che ho lasciato nel cestello. A stendere sono bravina: stendo a modo mio, ovviamente. Tirando tutto bene perché figuriamoci se ho un ferro da stiro in casa. Quando mi chiedono perché non stiro rispondo che non ho tempo. La verità è che ho provato una volta a stirare una maglietta. Incenerita. Quindi evito.

L’impegno, nelle pulizie di casa, ce lo metto. Inizio bene con la cucina, poi però arriva quella canaglia della distrazione millennial e inizio a fare dell’altro. Di solito mi ci vuole un weekend per pulire tutto bene e vivo in 60 mq, non in 400.

Cucinare? Fa così anni novanta

Cucinare. Ahahahahah! Che ridere. Grande dilemma generazionale. Non sono capace. Però mi muovo agevolmente con tecniche di sopravvivenza: riso basmati con broccoli e zucchine, salmone, pomodori e ovviamente avocado. Eh sì. Che cos’è una millennial senza il suo avocado toast? Pensate che mi faccio anche maschere per capelli con l’avocado.

Comunque sia chiaro, a nessuno venga in mente di biasimarmi per la mia tendenza a sfuggire al luogo comune della donna che deve saper cucinare. Io odio cucinare, aspettare 13 minuti perché la pasta sia pronta è inaccettabile quanto la lentezza della lavatrice. La più grande perdita di tempo del mondo.

Facciamo il punto del 2021

Andare a vivere da sola? Fatto.

Quota serate a Gin tonic? Raggiunta.

Rosso di sera? Se parliamo di vino ci siamo.

Divertita? Mi sono divertita.

I 30 anni sono arrivati come un temporale estivo e han portato la consapevolezza che si, forse devo effettivamente diventare grande. Perché comunque vada, i capelli bianchi ti spuntano come funghi.

Relazioni scadenti? Più che suff. Uomini che mi hanno fatto diventare ancora più DisilLu(i)sa ne ho trovati.

Persone nuove di valore ne ho conosciute.

Risate? Sì, molte.

Lacrime? Versate abbastanza.

Scatti nervosi? Eh, certo. Parecchi.

Lei, che non mi lascia mai

Poi c’è la faccenda dell’ansia. Quella compagna di vita fedele, fedele fedele. Mi sta accanto da anni e sapete una cosa? Muta, cazzo. Muta come il virus. L’ultima variante? Ma le extrasistoli! Finte amichette che non ti mollano mai.

Ho iniziato a lavorare in un nuovo posto, ed è stata forse una delle cose migliori che mi sia mai successa. Ed è qui che ho iniziato a esser La Miranda. Ma non sono così simile alla Miranda del Diavolo veste Prada. È solo che mi innervosisco quando la gente è leeenta. Del resto sono una millennial milanese. E sto diventando tollerante.

Le mie amiche ci sono state, come sempre. Abbiamo riso, passato weekend nelle Langhe, abbiamo festeggiato trentesimi compleanni in zona rossa, gialla, arancione, fatto serata in Cesariano, cenato cantando a squarciagola le canzoni di Gazzelle.

Flavio aspettaci che arriviamo al tuo concerto. Ci sentirai, sentirai le urla della nostra follia. Quelle ragazze lì, ormai quasi tutte trentenni, sono state la parte più bella di tutto, la parte fondamentale di un anno un po’ strano.

La Miranda ti saluta 2021

Caro 2021 ti guardo con un mezzo sorriso, e ti lascio, come canterebbe il mio amico di cuffia Pierangelo Bertoli «con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro». Ma poi, chissà quanti millennial conoscono Bertoli. Secondo me manco Alexa sapeva chi fosse, prima che le chiedessi ossessivamente di farmelo sentire. Beh ma ve l’ho detto che sono una boomer dentro, no?

Baci e buon 22.

La Miranda.

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