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I boomer e quell’animalismo a metà. Una confessione

25 Ottobre 2025
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Un toro che fugge dal macello, la naturale voglia che riesca a salvarsi dalla caccia e tutto il brutto dell’essere un lazy animalist, un animalista pigro che non si indigna davanti alla cotoletta

Ci sono animali eroi che non saranno mai riconosciuti come tali in quest’epoca così tanto simile alla Fattoria degli animali di Orwell

«Un giovane toro è fuggito da un impianto di macellazione situato nel Monzese e la sua presenza in queste ore è stata segnalata in provincia di Lecco, nella Valle della Nava, l’area naturalistica tra Casatenovo, Missaglia e Monticello». Questa l’agenzia Ansa. Laconica.

E fin qui tutto a posto, chi non scapperebbe da un gruppo di umani che vuole farti la ghirba? Ci dimentichiamo che gli animali hanno un cervello, e per qualche motivo che ancora non sappiamo il toro sentiva che lo stavano portando alla forca. Inutile che ce la meniamo con la storia che scappava solo perché sentiva il richiamo dell’istinto di accoppiamento. Quello lo fanno gli uomini maturi e famosi del mondo dello spettacolo, contro ogni più compassionevole previsione, come abbiamo potuto vedere nei recenti gossip dell’estate 2025.

Articolo estratto da Gente.it

Toro, parla con me!

Sarebbe però utile sapere quali sensazioni hanno convinto il toro a tentare il tutto per tutto e saltare lo steccato tra la libertà e l’assassinio legalizzato. Parlo da animalista furioso? Boh, no, perché semmai sono un lazy animalistun animalista troppo pigro per indignarsi davanti a una cotoletta. Ma tant’è, ho come la sensazione che la pagheremo. Forse anche prima del previsto. Perché la neuroscienza, quella vera, non quella da bar che vediamo su Tik Tok dei cani che cantano e suonano il piano, ha già fatto sapere che il linguaggio animale non solo si può studiare ma si può interpretare. Se state pensando «che solenne minchiata» non conoscete la pluricitata (dai guru del web) terza legge di Clarke: «Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia».

Cosa fare se vedi in giro un cane cablato

Un cane a cui sono misurate le sue emozioni realizzato con l’ai

Insomma, avrete capito che c’entra l’Intelligenza Artificiale. O meglio la brain-computer interface (BCI) che raccoglie i segnali neurali degli animali per interpretare i loro pensieri e le loro emozioni. Dunque se vedete in giro dei cagnetti cablati o addobbati con sensori e microchip, sappiate che è la scienza che fa il suo corso attraverso giovani startupper che, c’è da scommetterci, fra poco saranno miliardari, anzi billionari come dicono gli adolescenti sgamati su Youtube.

Noi cinquantenni vedremo tutto ciò? Ma va là. Probabilmente, se saremo fortunati, ma veramente fortunati, potremo permetterci quegli apparecchietti acustici da 5mila euro, il che ci consentirà di udire un gatto seduto su un qualsiasi davanzale che ci dice: «Cazzo c’hai da guardare?» (tipica domanda da gatto, peraltro, che su questo punto già si esprime benissimo). Vabbè ma il toro? Eh.. il toro è scappato da tutto questo e in noi si fa strada una sconfinata stima del cornuto bove vittima di sfruttamento sessuale. Che, se capiamo il tipo, potrebbe commentare la vicenda con un semplice e tamarro «Se provate a inseguirmi vi parcheggio le corna in faccia».

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