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Cesare Cremonini ha scritto un libro. Domandone: è lui il sommo poeta dei millennial?

Redazione
6 Gennaio 2021
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L’epopea bolognese della Vespa special e dei colli di Cesare Cremonini, come quella della bicicletta e dei colli di Enrico Brizzi sono andate oltre i vent’anni. Hanno perso l’innocenza?

Domanda difficile per Brizzi, di cui si sa effettivamente poco. Dopo Jack Frusciante è uscito dal gruppo (libro e film) l’ex scrittore del gruppo cannibali (piena X generation) si è dato ai grandi cammini e a una consequenziale letteratura di viaggio.

Per quanto riguarda Cesare Cremonini, classe 1980, figlio del dietologo più famoso di Bologna e di una maestra della frazione di Colunga, invece siamo alla svolta intellettuale.

Jovanotti, scansati, insomma. Il ruolo di ragazzo brillante che poi cresce e mette la testa a posto e conquista tutti dai 2 ai 92 anni adesso è di Cesare Cremonini. Che, non vedevamo l’ora, ha scritto un libro, pubblicato un mese fa e di cui non abbiamo sentito parlare quanto dell’ultimo pezzo di Vasco. Titolo: Let them talk. Ogni canzone è una storia.

Del resto ce lo aspettavamo, non a tutti è dato di rimanere nella top ten dei dieci album più venduti di tutti i tempi in Italia come ai Lùnapop di Cesare Cremonini e Ballo.

La performance di Squerez, uscito il 30 novembre del 1999: l’album è stato al 1° posto della classifica italiana per 13 settimane consecutive (118 sono invece le settimane di permanenza nella classifica generale) entrando quindi nella Top5 dei dischi rimasti più a lungo in vetta.

C’è bisogno di ricordare 50 special?, Un giorno migliore, Qualcosa di grande? No, queste canzoni sono ormai patrimonio della musica italiana per tutte le generazioni.

Dice Cremonini: «Sono felice di questa certificazione, spiega Cremonini, perché Squerez è un album che porterà per sempre un messaggio positivo. La forza della melodia e la voglia di emergere, sono invincibili.

Fu un album sinceramente giovane e vero che scrissi quando ero adolescente. Il primo a dare voce a una generazione intera che aveva assorbito attraverso la musica i grandi cambiamenti positivi di quel periodo. Il successo oggi per me è essere di ispirazione per chi muove i primi passi nel mondo della musica».

Il libro

Dato il nostro lavoro di intelligence che spesso si concentra sul significato delle canzoni, anche noi di millennial ci siamo gettati a pesce per cercare di capire la svolta letteraria e/o poetica e/o intimista del cantante.

Cesare Cremonini ha pubblicato Let them talk – Ogni canzone è una storia  (Mondadori), lo scorso 1 dicembre.

Non faremo spoiler più di quanto non abbia già fatto l’ufficio stampa della Universal. Però dobbiamo essere trasparenti. È un libro autentico. Cesare Cremonini svela cose, persone, soprattutto pezzi di vita in cui la musica diviene racconto del passato, del presente e del futuro, di una generazione e del suo modo di pensare, di Cremonini ma anche di tutti noi.

Il suo statement è sicuramente rispettato, chapeau: «Faccio canzoni solo quando trovo un punto di incontro. Con vite devastate, vissute fino in fondo.

Con gli uomini e le donne che hanno già amato, sofferto e dato. Anche se le mie canzoni restano sospese in un sentimento leggero, che tende alla gioia, è proprio in quelle vite che trovo l’interlocutore ideale, nel punto di contatto in cui siamo fragili.

Courtesy Universal – Virgin

È lì che finiamo per somigliarci tutti. Così questo libro non cercherà di raccontare le mie diversità, ciò che mi rende unico per i dolori vissuti o per le fortune e i successi. Al contrario. Questo libro è nato, come tutte le mie canzoni, per far incontrare, e stringersi in un abbraccio, la mia storia con le storie di chi vi entra o ci passa accanto per caso.

Le canzoni sono piene di metafore convincenti, ma quella che preferisco è già qui, la state leggendo. Anche Tu, come Me».

Che cosa svela il libro?

Cesare dissemina «la scrittura di indizi, di tessere che a poco a poco compongono il mosaico della sua personalità» recita il comunicato stampa. Ci sono le sue contraddizioni, il bambino introverso ma anche accentratore, esibizionista, già votato allo spettacolo:

«Sono stato un figlio che sfuggiva alle regole borghesi della famiglia pur assimilandone i comandamenti, per nulla impaurito dall’idea della fuga verso il mondo esterno, anzi attratto dagli sguardi degli altri.

Un figlio che scriveva in continuazione, recitava, ballava, inventava, durante le vacanze in famiglia, durante le lezioni a scuola, durante i pomeriggi di studio, prima di dormire e anche nei sogni».

Courtesy Mondadori

Cesare era un piccolo pianista che cresceva ossessionato dalle note, e che tutti i pazienti di suo padre potevano sentire solfeggiare al piano di sopra mentre attendevano di entrare in ambulatorio.

Era un ribelle, pronto al travestimento, alla fuga e al successo.

Cesare Cremonini ha 40 anni. E, nonostante sorrida spesso, nasconde più di un lato oscuro. Ha i suoi demoni, contrapposti alla solarità del suo continuo omaggio alla vita, all’attrazione verso il lato poetico della vita:

«Io non sono soltanto un cantante. Questa parola di cui si abusa mi rappresenta solo in parte. Sono un uomo, e se oltre a un uomo sono davvero un artista, questo fa un artista: getta su un foglio quel che percepisce come imminente, senza sapere quando e per chi accadrà».

E i colli bolognesi? Ci sono, ci sono. Fanno da sfondo al racconto di un’Emilia Romagna divertente, sexy, generosa di forme e tollerante nell’animo, fertile vivaio di grandi talenti e campioni.

La postfazione del libro è firmata dal critico musicale Michele Monina, che ha curato il volume e che, scrive Cremonini: «ha saputo convincermi a scrivere e a raccontarmi» e, nelle pagine finali, inquadra le canzoni e la carriera del cantautore bolognese degli ultimi vent’anni.

Ma tutto torna. Il fratello di Michele Monina, Marco, fu l’editor di Enrico Brizzi, quando Transeuropa pubblicò Jack Frusciante. Carramba!

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