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L’anno che verrà. Il significato del testo di Lucio Dalla forse parla di noi e del 2021

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31 Dicembre 2020
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Le tante frasi di una canzone, L’anno che verrà, che ricordano ciò che stiamo vivendo.

Ebbene, con L’ultima luna, dall’alto tasso esoterico, L’anno che verrà di Lucio Dalla rappresenta una delle canzoni più visionarie incise in Italia. Entrambi i testi sono criptici e i significati sono da interpretare.

Concentriamoci su L’anno che verrà, del 1978, che presenta davvero tratti distopici e speranzosi allo stesso tempo. E che quindi si adatta a meraviglia al capodanno 2021, in piena zona rossa per il Covid-19.

Oggi Lucio Dalla sarebbe un 77enne e non sappiamo come avrebbe trascorso i vari lockdown. Ma chi lo conosce sa che una certa clausura gli piaceva e favoriva la sua creatività. Non a caso amava veleggiare da solo o in coppia, e spesso si chiudeva nella sua casa sull’Etna per comporre musica e canzoni.

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’ è il memorabile incipit. L’attacco di una lettera piena di riflessioni e complessità sul mondo che Lucio Dalla vedeva dal suo occhio di artista.

L’aspetto più intimista ovviamente c’è (l’impossibilità di stare vicino all’amico, senza scandalo). Come Lucio Dalla spiegò in tv a Serena Dandini: «È una canzone importante perché immagina una situazione di lontananza tra me e un amico e a cui faccio un rapporto dettagliato di come stiamo vivendo oggi: nella prima parte c’è un meccanismo del gioco che mi permette di esagerare».

Ma è davvero l’aspetto storico sociale che colpisce oggi. Era il 1978, anno terribile per l’Italia, insanguinata dal terrorismo delle Brigate Rosse che arrivò a rapire e uccidere l’allora presidente del Consiglio Aldo Moro. Tragedia, morte e incertezza del futuro, come oggi.

Un anno con i sacchi di sabbia vicino alla finestra

Si esce poco la sera, compreso quando è festa, e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra. Il riferimento al terrorismo è chiara, ma poi la canzone si apre in una lettera di speranza. E chi, dopo aver rinunciato a tutte le feste più importanti dell’anno, non vorrebbe un 2021 in cui sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno.

La morte non sarà sconfitta, ma forse, sembra dirci Lucio Dalla, nell’anno che verrà farà meno rumore. Tornerà a essere una cosa normale, dopo tanta sofferenza: senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età.

A chi, ai tempi lo accusava di pessimismo, lui rispondeva: «Ho fatto una canzone per niente pessimista, non ci sono miracoli, l’unico che possiamo fare è quello su di noi, essere sempre funzionanti, non vedere sempre il nero, il terribile».

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