“I social ci hanno trasformato in mendicanti”, ma Enrico Dal Buono ci assolve con il suo libro: Siete tutti perdonati. L’intervista millennial

Davide Burchiellaro
21 Novembre 2020
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“Siete tutti perdonati”. L’assoluzione per tutti è concessa da Enrico Dal Buono, peraltro nostro direttore responsabile, che abbiamo voluto intervistare a tutti i costi per farci raccontare la sua ultima impresa letteraria che potete già trovare in libreria edita da La Nave di Teseo (foto in evidenza di Gabriele Micalizzi).

 

Per combattere una battaglia contro il politicamente corretto imperante era necessario scrivere Siete tutti perdonati?

Scrivere un romanzo non è mai necessario. È l’attività più inutile e velleitaria che si possa immaginare. Ah, per me “inutile” e “velleitario” sono complimenti.

 

Il libro è irridente e irriverente: l’idea di un’agenzia di influencer marketing organizzata come nel sistema moda ma applicata agli homeless è geniale. È più forte l’idea o la tua capacità (indiscutibile) di scriverci sopra un intero romanzo?

Hanno litigato a lungo sulla questione. Dico l’idea e la capacità. Alla fine hanno concordato di giocarsela a chi piscia più lontano. E poi si sono rese conto entrambe di non possedere una vescica.

 

È vero che si è confuso per mesi con gli homeless di Milano per poter scrivere il libro? Qual è stato il momento topico di questa immersione al margine?

Finché mi sono finto barbone non è andata così male. I guai sono iniziati quando mi sono messo in testa di fingermi piattino per le offerte: le monete hanno un saporaccio.

 

Secondo te sarebbe possibile organizzare veramente un’agenzia del genere? Chi potrebbe avere il fegato di farlo?

Sì, sarebbe possibile e credo che nei prossimi mesi vedremo per la città così tanti senzatetto che un impiego bisognerà trovarglielo per forza. Il fegato di farlo potrebbe averlo solo una persona dalla moralità specchiata, tipo Fabrizio Corona.

 

I personaggi del romanzo sono protagonisti di dialoghi veloci e altamente comici, oltre ad avere nomi straordinari. Ma sullo sfondo ci sono personaggi veri che ti hanno chiaramente ispirato, e una pletora di radical chic milanesi. Più che disprezzabili li rendi ridicoli, è così che li vedi?

No, non li vedo così. Li invidio. Chi non invidia i radical chic? Belli, ricchi, buoni. Scrivere un romanzo è il modo che hanno i vigliacchi di vendicarsi.

 

Quanto è aggressivo passivo il mondo della charity?

È l’apoteosi della passivo-aggressività. Il destinatario della tua carità diventa uno strumento per il tuo benessere psicologico. I bisognosi sono compresse di Xanax con le manine.

 

La ricerca del dettaglio qui è spropositata e, viene da dire infinita. Quanto tempo ci mette un plaid da elemosina di Céline a essere partorito dalle tue sinapsi ribelli?

Troppo, infatti ogni tanto mi rompo le scatole e mi tocca fare un taglio cesareo.

 

Per quanto ne sai, o hai imparato, i barboni sono davvero così saggi? Che il segno dell’essere adulte sia la crescita di un paio di tette e poi di un paio di corna l’hai sentita lì tra loro o è un parto della tua turbofantasia?

L’ho rubato da una conversazione con una giornalista che frequentavo e che pure lei, dottor Burchiellaro, conosce molto bene. Gli scrittori sono la più spregevole risma di ladri del pianeta.

 

Questo romanzo sarebbe esistito anche senza l’estensione digitale del mondo moderno, a partire dai social network?

Assolutamente no. I social l’hanno reso possibile avendo trasformato tutti noi in mendicanti: di like, cuoricini, follower.

 

La glamourizzazione della miseria è un trend economico (“sei figo se lavori per Uber o Airbnb”) e che io sappia nessuno l’aveva portato in letteratura. Questo romanzo lo si nota di più se lo presenti come critica sociale o come “evasione intelligente”?

Mi sono dato un compito molto più modesto: interrogarmi su che cosa renda umano l’essere umano.

Sei direttore di una testata che si chiama Themillennial.it, qual è la tua visione millennial del mondo?

È partita benino, è proseguita maluccio, andrà sempre peggio, finirà tragicamente.

 

Pare che il sesso oggi lo si possa solo raccontare in letteratura o nella trap. Tu sei anche giornalista, che cosa è successo secondo te alla libertà di espressione dei giornalisti?

I giornalisti sommano alla vigliaccheria degli scrittori di cui sopra la mendicanza di approvazione di cui sopra.

 

In molti ormai scrivono libri in attesa che si faccia vivo qualcuno da Netflix o da Amazon Prime per farne una serie. Confessa, anche tu lo speri?

Naturalmente sì. Anche perché adesso non ho più la scusa del romanzo per frequentare la mensa della Caritas.

 

Gli influencer del tuo libro sono opportunisti guidati da un piano spregiudicato. Eppure avere a che fare con i brand sembra il destino anche per gli intellettuali. Tu stesso sei stato testimonial, come scrittore, di alcuni marchi del lusso. Che ne pensi?

Penso che o sei un illuminato, o un miliardario, o un masochista, altrimenti devi scendere a dei compromessi per sopravvivere e per goderti la vita.

 

Sei professore alla Naba e alla Holden: come sono i tuoi studenti?

Alla Holden ho studenti di tutte le età e le tipologie quindi è difficile schematizzare. Alla Naba invece sono studenti ventenni: bravi, disciplinati, inoffensivi. Sogno che uno mi faccia: “Sa cosa le dico, prof? Lei è un gran testa di cazzo, e anche Proust”.

 

Oltre al sulfureo designer Barabba (riconoscibilissimo) ci sono altri nomi storpiati del mondo della moda e del lusso. E per te non è la prima volta (Come Fratelli). In fin dei conti speri che lo scoprano o sei sicuro che tanto non lo capiranno mai?

L’analfabetismo funzionale è il più grande alleato degli scrittori subdoli come me.

 

Oggi siamo tutti ossessionati da norme igieniche e di distanziamento. Secondo te i tuoi barboni oggi porterebbero la mascherina?

Non la porterebbero: la sfrutterebbero. Invece dei claim di accattonaggio sui cartoni basterebbe scrivere con il pennarello sulla mascherina sopra alla bocca: “Sfamami”. Un effetto potente.

 

Questo racconto della realtà alleggerito da ironia e intelligenza a chi è dedicato davvero. Ovvero chi tra le persone che conosci secondo te dovrebbe assolutamente leggerlo, oggi?

Papa Francesco. Con il suo genio per il marketing applicato alla fede ne tirerebbe fuori qualcosa di proficuo, ne sono sicuro.

 

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